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SICUREZZA 3 Aprile Apr 2015 1302 03 aprile 2015

La Francia verso una «sorveglianza di massa» del web

Facebook, Twitter e pure Skype. Parigi è pronta a monitorare il traffico online. Braccando i sospetti. Come chi guarda i video dell'Isis. Il Nyt: «Fermate la legge».

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Se Wolinski, Charb, Cabu, Tignous e Honoré fossero vivi, probabilmente ci disegnerebbero sopra.
Una vignetta delle loro, caustica, con i servizi segreti che li sorvegliano mentre si guardano un porno online, mentre veri terroristi bussano alla porta armati di kalashnikov.
«UNO STATO DI SORVEGLIANZA». A tre mesi di distanza dalla strage di Parigi, quella che ha riunito nelle strade della capitale francese i capi di Stato e di governo di tutta Europa, quella per cui abbiamo pianto la libertà di espressione assassinata, quella per cui tutti eravamo Charlie, il parlamento francese sta per approvare una legge 'anti terrorismo' che secondo il New York Times farebbe della Francia uno «stato di sorveglianza».
ATTIVITÀ ONLINE TRACCIATE. Il progetto di legge sui servizi segreti presentato dal premier socialista Manuel Valls il 19 marzo, a 24 ore dall'attentato al museo Bardo di Tunisi, permetterebbe agli 007 d'Oltralpe di tracciare automaticamente le attività in Rete ritenute sospette.
Per esempio, ha spiegato il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve di fronte al parlamento, la visualizzazione di video con le decapitazioni dell'Isis.
NON SERVIRÀ ALCUN GIUDICE. L'attività di monitoraggio dei servizi non sarebbe sottoposta a nessuna autorizzazione di un giudice, ma sarebbe sotto il controllo diretto del primo ministro.
E, nel silenzio dei media europei, il parlamento francese è pronto a votare la legge con tempi di urgenza nella settimana tra il 13 e il 19 aprile.

Il premier francese Manuel Valls.

Scatole nere che filtrano in automatico il traffico di provider e portali

Parigi: la prima pagina del quotidiano francese Le Figaro il giorno dopo l'attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo (8 gennaio 2015).

Il progetto presentato dall'esecutivo di Valls prevede che durante le loro indagini i servizi segreti possano piazzare microfoni, telecamere e strumenti per la geolocalizzazione dentro abitazioni e veicoli.
Ma anche utilizzare dei dispositivi, gli Imsi-catchers, che intercettano i dati dei telefoni portatili nel raggio di un dato perimetro dal luogo frequentato da un sospettato.
E soprattutto raccogliere tutte le attività online ritenute sospette attraverso dispositivi automatici applicati al traffico internet di provider e grandi portali o social network.
FILTRO DI UN ALGORITMO. I dati, in questo caso, sarebbero «anonimi», filtrati attraverso un algoritmo e l'anonimato verrebbe meno su richiesta del primo ministro solo nel caso la minaccia diventasse concreta.
Secondo il governo questo sistema avrebbe potuto aiutare anche nelle stragi di gennaio: Amedy Coulibaly, il sequestratore del supermercato kocher, aveva per esempio compiuto ricerche su luoghi frequentati dalla comunità ebraica.
Più semplicemente, nella sua audizione del 31 marzo di fronte al parlamento, il ministro degli Affari interni Cazeneuve ha spiegato che attraverso l'algoritmo si potrebbero individuare coloro che «guardano online i video delle decapitazioni», e prevenire potenziali nuovi foreign fighters.
MONITORAGGIO IN TEMPO REALE. Le norme prevedono anche che le società fornitrici di servizi internet diano alle sei agenzie di servizi francesi le chiavi per decriptare le informazioni cifrate con procedure di urgenza.
E che gli agenti possano anche consultare in tempo reale i dati reativi alle conversazioni su Skype, i messaggi scambiati su Facebook e su Twitter.
I due relatori della legge, il socialista Jean-Jacques Urvoas e la deputata del centrodestra Patrice Verchère, hanno spiegato che la norma serve a inquadrare l'attività dei servizi di informazione e a proteggerli di fronte alle corti internazionali.
Finora infatti nessuna attività degli 007 di Parigi era regolamentata. E però, appena il progetto è arrivato in parlamento, i loro poteri sono stati allargati ben oltre il fronte dell'antiterrorismo.
TUTELATA PURE L'ECONOMIA. Gli emendamenti presentati in commissione il primo aprile, infatti, hanno esteso le indagini anche alle minacce alla politica estera della République e agli impegni presi con i partner europei, e poi alla sicurezza, all'«economia» e alla «scienza» nazionali e anche alle attività che fanno presupporre una potenziale «violenza collettiva».
E tutto senza l'autorizzazione di un giudice, ma sotto il controllo diretto del primo ministro e dalla nuova commissione nazionale di controllo delle tecniche di informazione (Cnctr), formata da un drappello di pochi parlamentari di maggioranza e opposizione e da un tecnico, ma con solo potere consultivo.
Premier e commissione dovrebbero dare il via libera alle operazioni monitorando gli strumenti utilizzati.
Ma nel caso i servizi riscontrino una particolare urgenza, ha specificato Valls, possono agire senza controllo a priori.

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I servizi francesi più liberi della National security agency americana?

Il simbolo della National security agency statunitense.

«Non si tratta di un Patrioct act alla francese», ha messo le mani avanti Valls, presentando la legge.
Ma l'analisi automatica dei metadati degli internauti si avvicina molto alla sorveglianza della National security agency (Nsa) americana.
Secondo il ministro degli interni Bernard Cazeneuve, il fatto che il sistema sia regolato da un algoritmo automatico capace di filtrare solo le attività ritenute sospette dovrebbe essere la garanzia di rispetto per la privacy e di presa di distanza dai metodi usati dai servizi americani.
MAGLIE DEL SETACCIO LARGHE. Ogni iniziativa di sorveglianza supplementare dovrebbe infatti passare dal filtro della nuova commissione.
Il collega della Difesa Jean Yves Le Drian ha parlato di un algoritmo mirato.
Ma quando il ministro dell'Interno, in audizione parlamentare, è passato all'esempio concreto, le maglie del setaccio informatico degli 007 sono apparse piuttosto larghe. L'esempio delle decapitazioni avvalla la tesi dei detrattori della legge.
La commissione informatica nazionale ha parlato del rischio di una «sorveglianza di massa».
Mentre la Fédération Syntec, l'organizzazione delle imprese del digitale, ha direttamente accusato l'esecutivo di creare un ambiente ostile agli investitori stranieri.
IL NYT: «NON FIRMATE LA LEGGE». Anche il New York Times, il 31 marzo, ha pubblicato un editoriale che Le Monde ha definito al «vetriolo», in cui chiedeva semplicemente: non firmate quella legge.
Dopo lo scandalo della Nsa, sarebbe facile accusare gli americani di non poter dare lezioni. Ma nel progetto francese cadono anche le poche garanzie giuridiche del modello a stelle e strisce.
I RICORSI? AL CONSIGLIO DI STATO. Tutto il processo infatti è sottoposto al mero controllo dei tribunali amministrativi.
Per protestare contro l'eventuale violazione della privacy, i cittadini sottoposti ai controlli devono rivolgersi al Consiglio di Stato.
A quel punto la procedura di sorveglianza può essere bloccata, ma secondo l'associazione nazionale magistrati «senza che i servizi facciano chiarezza sulle informazioni raccolte».

I giornalisti chiedono una protezione ad hoc per le loro ricerche

Parigi: la patch di un agente di polizia listata a lutto durante i funerali in prefettura (13 gennaio 2015).

Il primo aprile la commissione parlamentare sulle leggi dell'Assemblée nationale ha approvato all'unanimità il progetto di legge.
Ma il fronte degli oppositori alle nuove norme diventa ogni giorno più folto.
Ci sono organizzazioni non governative che si occupano della libertà in rete come la Quadrature du net, di diritti civili come Amnesty international.
C'è l'accusa di Reporters sans frontières che chiede una protezione ad hoc per i giornalisti, per definizione portati a fare ricerche e entrare in contatto con attività sospette, e per le loro fonti.
Ci sono i Verdi che hanno già annunciato il voto contrario.
«ANTITERRORISMO? NON MENTIAMO». Ma anche l'ordine degli avvocati di Parigi, l'associazione magistrati e persino un giudice anti-terrorismo.
Intervistato dall'Express, l'esperto di anti-terrorismo Marc Trévidic ha bocciato il provvedimento: «Il progetto di legge si applica a una serie di campi molto ampi. Campi che rispondono a definizioni particolarmente vaghe».
Insomma: «Non mentiamo ai francesi presentandola come una legge anti-terrorismo».
Questo progetto, ha aggiunto, «apre la strada alla generalizzazione dei metodi intrusivi, fuori dal controllo del potere giudiziario».
ANCHE LA POLIZIA È CONTRARIA. La Cgt-Police, il più importante sindacato di polizia transalpino, ha accusato l'esecutivo di aver approfittato dell'emozione seguita alla strage di gennaio: la Cgt, hanno scritto i poliziotti in un comunicato lapidario «in memoria dei nostri colleghi caduti per proteggere la libertà individuale che è libertà di espressione, domanda l'abbandono di questa legge».
«SIAMO ALLA PESCA A STRASCICO». E infine si è espressa anche la Commissione nazionale di controllo sulle intercettazioni e la sicurezza nazionale.
Secondo il presidente Jean Marie Delarue, chiamato a dare il suo parere di fronte ai parlamentari della Commissione difesa, la legge implica derive che attentano alle libertà individuali.
«Frequentando i servizi da anni, so che fanno un mestiere formidabile e difficile, ma anche che il principio di verità non è ciò che imparano come prima cosa», ha dichiarato.
«Siamo alla pesca a strascico cara agli americani. In questo progetto non c'è alcuna garanzia di cernita tra i dati buoni e quelli cattivi».

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