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NEGOZIATI 3 Aprile Apr 2015 1815 03 aprile 2015

Nucleare: Iran-Usa, la forza del compromesso

Rohani libera il suo Paese dalle sanzioni. Obama porta a casa un'intesa storica. Inizia il processo di distensione. E a giugno può rimettersi in moto il business.

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Notte di festa a Teheran, mentre a Washington il sole è tramontato con l'annuncio di un «passo storico».
Il big deal tra l'Iran e l'Occidente non è ancora chiuso, entro il 30 giugno restano da sciogliere «alcuni punti», hanno precisato i mediatori.
Ma il protocollo concordato a Losanna, in Svizzera, dopo un tira e molla di 18 mesi e una settimana di trattative serrate, garantisce un progresso sostanziale del negoziato, grazie agli impegni presi tra la Repubblica islamica e il Gruppo 5+1, cioè le potenze del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) più la Germania, grande fornitrice di tecnologia nucleare all'Iran.
I VINCOLI IRANIANI. Difficilmente si potrà tornare indietro, con entrambe le parti che, nell'intesa preliminare, hanno accettato significative richieste della controparte. A tanto è corrisposto tanto, è questo il cuore dell'accordo (leggi la bozza) e per questo le ultime 48 ore di colloqui hanno sfiorato il muro contro muro.
Da una parte Teheran ha ceduto sul numero delle centrifughe da mantenere in vita, ridotto drasticamente a meno di 6 mila operative. Con una soglia di arricchimento limitata (3,67%) per 15 anni, e ispezioni rigide («le più alte al mondo», hanno enfatizzato gli Usa) nei siti e nei centri di ricerca ridimensionati.
SOSPESE LE SANZIONI USA. Dall'altra Washington - salvo le misure su armamenti, violazioni dei diritti umani e terrorismo - ha accettato la sospensione di tutte le sanzioni economiche e finanziarie.
Non immediatamente, come chiesto dalla Guida suprema Ali Khamenei, ma con una «gradualità» comunque rapida. Anche soltanto sei mesi da luglio, si stima.
Se, com'è avvenuto dall'accordo provvisorio del 2013, l'Iran adempie senza ritardi alla scaletta di smantellamento di strutture e infrastrutture nucleari concordata.

L'alto rappresentate Federica Mogherini con il ministo degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif durante la conferenza stampa finale dei negoziati sul nucleare iraniano a Vienna. (Getty Images)

Teheran, malumori per i dettagli diffusi dagli Usa

Pare che a Teheran non manchino i malumori, per la scaletta dettagliata, diffusa dalla Casa Bianca.
Non era nei patti di Losanna rilasciare dichiarazioni di sostanza immediate. Ma, tanto l'Iran quanto gli Usa, devono gestire internamente un processo politico non facile, fino alla firma definitiva entro l'estate. E ognuno fa le sue mosse, anche audaci.
Le fazioni più conservatrici di Teheran lamentano concessioni troppo generose, come almeno le hanno presentate gli americani nell'«accordo di massima».
ARRICCHIMENTO LEGITTIMO. «Il team iraniano di Losanna si è seccato per la pubblicazione», racconta a Lettera43.it Nicola Pedde, analista geo-strategico esperto di Iran e in contatto con i negoziatori, «ma effettivamente gli elementi dell'accordo sarebbero quelli. Un'intesa molto buona e interessante, frutto di elevata intelligenza politica da ambo le parti. Io stesso non ritenevo possibile avere, a questa scadenza, questa quadratura del cerchio».
Se Teheran si impegna a far girare 5.060 centrifughe delle 19 mila attuali, riducendo ulteriormente la soglia d'arricchimento sotto il 5%, gli Stati Uniti riconoscono la legittimità della lavorazione dell'uranio a scopi civili: caposaldo iraniano della trattativa.
I controlli internazionali saranno stringenti, fino ai prossimi 25 anni, e solo l'impianto di Natanz resterà operativo per le centrifughe. Ma né Fordow né Arak subiranno smantellamenti complessivi, bensì modifiche, riconversioni o sospensioni degli impianti.
UN COMPROMESSO SOTTILE. Capolavoro diplomatico degli iran talks, infine, le sanzioni. «Cadono quelle dell'Onu. Vengono invece congelate, riattivabili in qualsiasi momento, quelle americane ed europee», conclude Pedde, «di fatto Obama non innesca un processo di revoca, scaricando sul suo successore la responsabilità della gestione dell'accordo».
Politicamente inattaccabile, il compromesso sottile salva i governi americano e iraniano dai virulenti attacchi dei detrattori.
Finora la Guida suprema ha taciuto. Ma sull'account attribuito al presidente Hassan Rohani un tweet scandisce che «l'intesa di Losanna inaugurerà una nuova fase nei rapporti tra l'Iran e il mondo intero».

Il presidente iraniano Hassan sotto il ritratto della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. (Getty Images)

La pressione dell'opinione pubblica iraniana e la volontà degli Usa

Per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, la tivù di Stato iraniana ha diffuso il discorso live del presidente americano Barack Obama sul «passo storico dell'intesa politica». E, sempre le telecamere della Repubblica islamica, hanno riportato la testimonianza di un professore universitario «orgoglioso», per «il punto di svolta. Una notte di lutto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e per i suoi alleati guerrafondai del Congresso degli Usa».
Sull'accordo in fieri aleggia l'ostruzionismo di Israele e della Camera e del Senato americani a maggioranza repubblicana. Non casualmente, Obama ha usato parole caute, sguinzagliando esperti nucleari a seguire, passo passo, il segretario di Stato John Kerry nei passaggi per la stesura del protocollo.
PROCESSO INNESCATO. Ma nessun negoziatore ha interesse a mandare a monte il processo azionato. L'Amministrazione Usa punta a coronare il disgelo con Cuba e Iran entro fine mandato. Il governo di Teheran deve rispondere alle aspettative dell'opinione pubblica. Fanno fede le parole del ministro degli Esteri inglese Philip Hammond: «Un accordo ben oltre quello che molti di pensavano possibile anche 18 mesi fa».
Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif è stato accolto a Teheran da una folla in festa di migliaia di iraniani. Sugli account passibili di censura è rimbalzato il tweet «l'inverno è finito». E, per strada, i clacson hanno suonato fino all'una di notte. Non solo per la fine delle ferie del Nowruz, il Capodanno persiano.
L'intesa di Losanna è arrivata in un giorno simbolico e programmato. Tra la gente, c'è chi non ha dubbi sulla direzione da seguire: «Ora possiamo respirare». Altri sono scettici sul contenuto e sui vantaggi futuri dell'intesa.
RIPARTE IL BUSINESS. La società iraniana, come tutte le società complesse, è variegata. Scrive Davood Abbasi, giornalista della redazione in lingua italiana della radio e tivù di Stato Irib: «Molti analisti, negli ultimi anni, hanno cercato di limitare l’immagine dell’Iran a un Paese che voleva solo sviluppare la tecnologia nucleare. Ma, come dice il poeta persiano Rumi, se decidi di versare il mare in una brocca, potrai prendere acqua solo per qualche giorno».
Se l'accordo ci sarà, «l’Europa ritroverà il suo naturale e storico partner in Oriente, il suo socio d’affari sin dai tempi della via della seta. Germania, Italia e Francia faranno affari d’oro e forse anche più di loro gli americani, che torneranno nel mercato di una nazione che conoscono molto bene».

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