Salvini 150120132920
SPIRITO ASPRO 3 Aprile Apr 2015 1620 03 aprile 2015

Tra Jovanotti e Fedez il vero saltimbanco è Salvini

È sempre in tivù e fa il mestiere meno serio e utile alla società: il leader della Lega.

  • ...

Matteo Salvini.

Salvini ancora non ci crede.
Il mito della sua fanciullezza, uno dei big-strabig della canzone italiana, si è rivolto a lui personalmente, con un tweet. Solo una cosa può essere più gratificante: che un altro big da top ten gli replichi con un altro tweet, si accenda la polemica e ne parlino i giornali.
Vale molto di più di un passaggio nei soliti talk show, dove ormai le poltrone conservano l'impronta del sedere del leader leghista, da tante volte che c'è andato; se nelle trasmissioni televisive esistessero i punti frequent-guest, analoghi a quelli frequent-flyer delle compagnie aeree, Salvini avrebbe già vinto dozzine di viaggi a New York o a Los Angeles per partecipare ai talk di Oprah o di Jimmy Fallon.
VISIBILITÀ GRAZIE AI RAPPER. Il battibecco twittero fra Jovanotti e Fedez, invece, gli procura una bella visibilità a costo praticamente zero, l'aura di uomo politico di cui si interessano i Vip e gli fa segnare un bel punto contro Renzi.
Ora come ora, quali cantanti si spenderebbero su Twitter pro o contro il premier? I Kutso? Francesca Michielin? Edoardo Vianello?
A differenza che negli Usa, dove Beyoncé canta per Obama e Obama per Beyoncé, e lei acquista consensi e lui vende più dischi, da noi la vicinanza al governo è da sempre veleno al botteghino per gli artisti.
ARTISTI FILOGOVERNATIVI? IN ITALIA NON FUNZIONA. Il cantante e l'attore devono emanare un romantico profumo di sovversione, di alternativa all'esistente, di idealismo immacolato dal sangue e dalla merda inevitabilmente schizzata dal potere. Cedono sì le loro canzoni a questo o quel partito ma senza entusiasmo e, con fredda degnazione, evitano di esprimere sostegno a chicchessia per non compromettersi.
Sono lontanissimi i tempi in cui «i compagni del partito/mi hanno fatto un altro invito/mi hanno detto che finisce male/se non vado pure io/al raduno generale della grande festa nazionale» (quanto ci manca quel Bennato, e forse anche quel partito).
Sarà per questo che anche gli esponenti della minoranza Pd, che, è evidente, si sentono più artisti che politici, ci tengono in ogni occasione a marcare la differenza con il Napoleone di Rignano sull'Arno.

Ve li immaginate Claudio Villa e Gianni Morandi che litigano su Saragat?

Jovanotti e Fedez, protagonisti della 'lite' su Twitter.

Ma veniamo alla scaramuccia triangolare Jova-Fedez-Salvini.
Inizia Lorenzo prendendo le distanze dall'antieuropeismo di Salvini perché «il mio orizzonte è la società mondiale, a me piace l'Europa, la moneta unica» e crede che a questo mondo esista solo una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, ecc. ecc. ma non ci stava nel 140 caratteri.
Matteo 2015, ancora incredulo, risponde dichiarandosi fan del bardo di Gimme Five ma non del suo Minestrone Unico Mondiale (e visto il suo aspetto, di nessun tipo di minestrone: un po' di zuppe detox gli gioverebbero, Elisa ti prego fa qualcosa). Ma il Gandhi del rap, che in Ragazzo fortunato confessava «all'inferno delle verità io mento col sorriso» si congratula con Salvini per la forza della sua esposizione - quella mediatica?
LE IDEE CHE BALLANO CON CALCI E GOMITATE. No, purtroppo, quella delle sue idee. Ma, sottolinea, «è bene che le idee danzino», come groupies sotto il palco di un concertone. Insomma, un tenero idillio nonviolento alquanto insolito su un social in cui solitamente ci si dà il buongiorno a pesciate in faccia.
Le idee hanno appena cominciato a ballare (quelle di Salvini un po' più goffamente, tirando calci e gomitate alle altre idee circostanti) che arriva il tatuatissimo enfant terrible della giuria di XFactor e, con lo stesso tono con cui rimbeccava Morgan, sentenzia che per lui è no. Da bravo grillino, non se la prende direttamente con il leghista ma azzanna al polpaccio quello di centrosinistra, cioè Jovanotti.
Forte nell'esposizione significa razzista e xenofobo? Le idee di Salvini «forti sono forti ma danzarci anche no».
Il Ragazzo fortunato, che con l'età va assomigliando sempre più a Shel Shapiro, risponde che il razzismo è «mostruosità e reato» ma sulle idee si può discutere.
LA POLEMICA SI ALLARGA SUI SOCIAL. Intanto su Twitter s'è sparsa la voce e intorno ai tre si è formato il solito capannello virtuale di perdigiorno più o meno sboccati e decerebrati, che si accaniscono su Fedez per nobili e ragionevoli motivi: è il più giovane e il meno paraculo dei tre. Intanto Salvini, come la bella Elena contesa dai pretendenti, si gode la «forte esposizione» sui social ottenuta a costo praticamente zero, canticchiando: «Ciao mamma guarda come mi diverto».
Potevano succedere certe cose nella Prima Repubblica? Lettori più maturi, ve li immaginate Claudio Villa e Morandi che litigano su Saragat? Mina e la Vanoni divise su Pajetta (che come esposizione delle sue idee andava fortino pure lui)?
Ma nemmeno i cantautori impegnati degli Anni 60 si accapigliavano sui politici, che avevano in media l'età dei loro padri.
Salvini ha quasi 10 anni meno di Jovanotti ma 16 più di Fedez, il che complica le cose e ne fa l'anello mancante fra politica e cialtroneria pop.
Perché fra i tre il vero saltimbanco, la cicala che canta e balla finché è estate, quello che fa il mestiere meno serio e utile alla società, è lui, il leader della Lega.
C'è da chiedersi perché personaggi come Jova e Fedez, che lavorano duro e da tanti anni nel mondo della musica sfornando prodotti di qualità, perdano tempo con questi sopravvalutati urlatori televisivi.

Correlati

Potresti esserti perso