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PROFILO 4 Aprile Apr 2015 1200 04 aprile 2015

Michele Adinolfi, generale della Gdf tra guai e politica

Amico di Galliani, Letta, Renzi e Lotti. Finito nelle indagini Why not, P4 e ora Cpl: ma sempre archiviato. Adinolfi, l'uomo della Guardia di finanza vicino al potere.

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Il premier Matteo Renzi con il sottosegretario all'Editoria Luca Lotti.

Le cene romane con politici e giornalisti.
L'amicizia con Gianni Letta e Adriano Galliani. Le ambizioni di carriera. Galeotto fu il fascino del potere. E del telefono.
Tirato in ballo in diverse inchieste fin dagli Anni 90 e sempre uscito immacolato, intercettato in più occasioni, indagato due volte e due volte prosciolto, il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi è finito di nuovo sulle prime pagine dei giornali.
Una sua vecchia conoscenza, il pm di Napoli Henry John Woodcock - che lo aveva indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento nell'inchiesta P4, vedendosi poi costretto a chiederne il proscioglimento - ne ha catturato le conversazioni nell'ambito dell'indagine sulla Cpl Concordia.
CONVERSAZIONI CON RENZI. Fascicoli inviati per competenza a Roma, privi di rilevanza penale e che sarebbero già in fase di archiviazione.
E nonostante questo finiti lo stesso sulle scrivanie di molte redazioni.
Si tratta di conversazioni con il premier Renzi e il suo braccio destro Luca Lotti.
«INQUIETANTE INGERENZA». Nel provvedimento con cui chiedevano la proroga delle intercettazioni per gli indagati della Cpl, i pm napoletani annotano che il monitoraggio dell'utenza di Adinolfi «consentiva di acquisire numerose ulteriori univoche risultanze dalle quali sembrano evincersi elementi piuttosto univoci dai quali si desume una sistematica e piuttosto inquietante ingerenza dello stesso Adinolfi in scelte e vicende istituzionali ai più alti livelli».
«ENTRAVA DA PORTE SECONDARIE». Al riguardo, proseguono i magistrati, «il tenore e il contenuto delle conversazioni e degli sms intervenuti tra Adinolfi e Lotti (strettissimo collaboratore dell’onorevole Renzi); il fatto che Adinolfi si sia recato alla vigilia della proposta di nomina del comandante generale della Finanza nella sede di un partito politico entrando dalla porta laterale e secondaria; la reazione che Adinolfi ha avuto alla proposta di proroga del generale Capolupo manifestando il proposito di non rassegnarsi così facilmente...».
A parlare con Libero del contenuto di queste conversazioni è stato lo stesso Adinolfi.
LUI: «PARLAVAMO DI MILAN». L'amicizia con Renzi e Lotti, ha spiegato il generale, risale agli anni in cui era a capo del comando interregionale a Firenze (oggi è alla guida del Roan, reparto operativo aeronavale di Roma) e il premier era ancora sindaco della città.
Telefonate innocenti, si parlava del più e del meno, ha precisato Adinolfi, con Lotti soprattutto del Milan, visto che anche il braccio destro del presidente del Consiglio tifa rossonero, ma nulla di più.
CHIESTO UN POSTO ALL'AISE. Se non che una richiesta, da parte del generale, c'è stata, per sua stessa ammissione: diventare capo dell'Aise, il servizio segreto militare.
Richiesta evidentemente respinta, visto che per quell'incarico Matteo Renzi gli ha preferito Alberto Manenti.

Falsa testimonianza, Cosa nostra, P4: coinvolto, ma sempre archiviato

Michele Adinolfi della Guardia di finanza.

Non è la prima volta che il generale nato ad Afragola, ma cresciuto professionalmente in Calabria, si trova alle prese con magistrati e intercettazioni.
Nel 1995 fu chiamato a testimoniare al processo contro Bruno Contrada: indagato per falsa testimonianza, la sua posizione venne archiviata.
ERA LA GOLA PROFONDA? Qualche anno più tardi fu invece la procura di Milano a chiamarlo in causa in una indagine su una presunta cellula di Cosa nostra costituita nel Nord Italia dall'imprenditore Natale Sartori.
Il nome di Adinolfi era saltato fuori dalle intercettazioni che lo dipingevano come la gola profonda di Sartori, colui che avrebbe dovuto metterlo in guardia sulle indagini in corso.
Tutto finì in una bolla di sapone: inchiesta archiviata.
INDENNE DOPO WHY NOT. Nell'indagine Why Not di De Magistris qualche anno più tardi saltò fuori che il generale era amico del principale indagato, l'imprenditore ciellino Antonio Saladino, ma anche quell'inchiesta si sciolse come neve al sole.
AMICO DI LETTA E GALLIANI. Molto amico di Gianni Letta e Adriano Galliani, Adinolfi era considerato vicino anche all'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, su proposta del quale fu promosso da generale di divisione a generale di corpo d'armata.
DISSIDI CON MARCO MILANESE. Ma fu proprio l'ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese, da molti considerato come appartenente a una cordata opposta all'interno della Guardia di finanza, quella facente capo a Emilio Spaziante, a coinvolgerlo nell'inchiesta P4.
ARCHIVIATO PER L'INCHIETSTA P4. Milanese sosteneva che fosse stato Adinolfi a far sapere a Luigi Bisignani, per il tramite del loro comune amico Pippo Marra, presidente dell'Adnkronos, dell'esistenza di una indagine a carico del lobbista.
Milanese raccontò di una cena a casa Marra durante la quale aveva appreso di questa “fuga di notizie”. Adinolfi confermò l'esistenza della cena a casa Marra, collocandola però in un momento di verso da quanto fatto da Milanese, ma smentì tutto il resto. Le indagini gli hanno dato ragione.

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