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POLITICA 4 Aprile Apr 2015 0800 04 aprile 2015

Raffaele Fitto: «Forza Italia è un partito senza regole»

L'ex presidente della Regione Puglia: «È un cupo bunker attorno a Berlusconi. E i dirigenti sono delegittimati».

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L'eurodeputato di Forza Italia, Raffaele Fitto.

Un partito «senza regole».
Con dirigenti «delegittimati».
Chiuso in un bunker «stretto attorno a Silvio Berlusconi».
Duro attacco di Raffaele Fitto all'indomani dello strappo del candidato alle Regione Puglia Schittulli che ha lasciato Forza Italia («Vado avanti con chi mi sostiene»).
«Scrivo queste righe con i sentimenti con cui ci sia accosta a una vicenda che sa di tragedia greca o shakespeariana», ha spiegato il 4 aprile l'ex governatore pugliese sul suo blog.
UN PARTITO DI SPERANZE. «Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani di un grande cambiamento e di una profonda riforma liberale».
Un mix di errori politici e di circostanze esterne negative «ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa. Per parte mia, assieme a tanti amici, rivendico di essere stato accanto a Berlusconi nelle fasi per lui più dure, quelle degli attacchi giudiziari, dell'uso politico della giustizia, del tentativo di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria». Nei momenti difficili, «si difende chi è sotto attacco».
Ma ora che le nubi giudiziarie «sono in gran parte diradate intorno a Silvio Berlusconi, è venuto il momento di discutere in modo intellettualmente onesto della situazione che è sotto gli occhi di tutti».
«SIAMO IN UNA TERRA DI NESSUNO». Poi l'affondo: «Siamo in un partito senza regole dalla testa in giù. Piaccia o no, la vecchia Forza Italia e il Pdl avevano sempre rispettato statuti e regole».
Da un anno, invece, «siamo in una terra di nessuno, dove nulla corrisponde a quanto è scritto nello statuto».
Per Raffaele Fitto Forza Italia «è un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica. C'è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Silvio Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone e (peggio ancora) sulla linea politica. Lo dico senza asprezza e senza nulla di personale».
«NON ERAVAMO LIBERALI?». «Ma davvero», si è domandato, «pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi, o comunque dipendere da un suo finale atto di volontà? Davvero pensiamo che dirigenti possano essere esclusi in Puglia e non solo dalle elezioni regionali e domani dalle elezioni politiche solo per aver espresso un'opinione nel dibattito di partito o per aver partecipato a un'assemblea? Dove siamo finiti? Non eravamo, o non dicevamo di essere, un partito liberale di massa? Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica. Siamo soprattutto un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche 'più bavaglio per tutti'?».

EMILIANO (PD) FAVORITO. Silvio Berlusconi sembra ormai aver rinunciato a ricompattare Forza Italia in Puglia, dove il candidato del Partito democratico Michele Emiliano è dato comunque per favorito.
È un 'sacrificio' che l'ex Cavaliere sembra aver deciso di offrire sull'altare del rinnovamento.
Berlusconi, in Sardegna per le feste pasquali, è rimasto ufficialmente in silenzio, ma la sua rabbia, nelle conversazioni con i suoi, è palpabile.
Fitto si è messo fatto fuori dal partito, chiede democrazia perché non comanda, la cosa che gli interessa di più è fare le liste, sarebbero, in sintesi, le parole che rimbalzano da Villa Certosa dove emerge la consapevolezza che, anche agli occhi degli elettori, Fitto e Berlusconi siano due cose diverse.
SILVIO VUOLE RINNOVARE. Un Berlusconi che appare proiettato nella sua opera di rinnovamento, snellimento e ringiovanimento del partito e che, a maggio, vuole puntare - mostrando anche la faccia - di fatto, su tre, quattro Regioni: il Veneto di Zaia, la Campania di Caldoro, la Liguria dove corre il suo braccio destro Giovanni Toti e l'Umbria, dove la coalizione di centrodestra sostiene il sindaco di Assisi Claudio Ricci.
In Puglia, però, c'è il rischio che il candidato dell'ex premier non ottenga neppure quell'8% necessario, per le liste non in coalizione, a entrare in Consiglio.

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