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RICOSTRUZIONE 6 Aprile Apr 2015 0800 06 aprile 2015

Dalle dimissioni di B ai downgrade: la versione di Monti

Le accuse del Cavaliere. Gli incontri con Napolitano. Le trame dell'alta finanza. Cosa accadde da giugno a novembre? Un'inchiesta vuole far luce sugli eventi.

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L'ex primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero.

L'ex premier spagnolo, José Luis Zapatero, è tornato a parlare di quel che accadde al G20 di Cannes nel novembre 2011, pochi giorni prima delle dimissioni di Silvio Berlusconi e della nascita del governo Monti.
Il Cavaliere e Tremonti subirono pressioni fortissime, ricorda Zapatero, «affinché accettassero il salvataggio del Fmi. Loro non cedettero applicando un catenaccio italiano e nei corridoi si cominciò a parlare di Monti, mi sembrò strano».
Il rifiuto non piacque ai sostenitori dell'austerità, «che volevano decidere al posto dell’Italia, sostituirsi al suo governo. Era certamente vero che l’Italia aveva problemi finanziari e politici, ma qui stiamo parlando della sovranità di una nazione. È un caso che va studiato».
ZAPATERO-GEITHNER, VERSIONI OPPOSTE. Non è la prima volta che Zapatero parla in questi termini degli eventi del 2011. L'aveva già fatto nel suo libro-biografia, uscito nel 2013, El Dilema, e non è stato l'unico. Anche l'ex segretario del Tesoro americano, Tim Geithner, ha ricostruito gli episodi di quell'autunno in Stress Test - Riflessioni sulla crisi finanziaria parlando di un “complotto” europeo per rimuovere dalla scena politica italiana uno zoppicante Berlusconi.
La versione fornita da Geithner sul possibile finanziamento del Fmi all'Italia, però, diverge da quella di Zapatero. Secondo l'ex segretario del Tesoro americano, le pressioni furono esercitate per negare il prestito al governo Berlusconi, e non per farglielo accettare.
HABERMAS: «UN TRANQUILLO COLPO DI STATO». «Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere», ha raccontato Geithner. «Volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato». I racconti di Zapatero e Geithner e le rivelazioni dello stesso Monti, che successe a Berlusconi alla guida del governo, hanno spinto Forza Italia a chiedere l'istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del 2011: la tesi dei forzisti è che in quei sei mesi, complici le istituzioni di Bruxelles e i mercati, l'Italia fu vittima di quello che il filosofo tedesco Jurgen Habermas ha definito un «tranquillo colpo di Stato».
LE PRESSIONI DELL'UE SUL GOVERNO. Ma se è difficile sostenere la tesi del golpe – Berlusconi si dimise spontaneamente perchè non aveva più la maggioranza di governo, Monti ottenne la fiducia delle Camere e fu sostenuto da una larga maggioranza per oltre un anno e nessun prestito Fmi è stato poi imposto, o richiesto dall'Italia – altrettanto lo è negare che una inusitata pressione politica (da Bruxelles) e finanziaria fu esercitata in quei mesi sull'esecutivo e sulle istituzioni italiane per disarcionare il governo del Cav. Ma soprattutto per indirizzare le politiche economiche di Roma.

L'estate tormentata del 2011: dalla lettera della Bce alle dimissioni di Silvio

Jean Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea.

Il 5 agosto del 2011 la lettera della Bce aveva imposto a Tremonti di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Ma nonostante la maximanovra da 45 miliardi varata dall'ex ministro il 16 agosto, per i mesi successivi lo spread tra i titoli di Stato italiani e i bund tedeschi continuò a salire vertiginosamente.
Sui mercati finanziari si intensificavano le operazioni speculative. La fiducia degli investitori internazionali nelle capacità della politica italiana di realizzare riforme disattese per anni era svanita. Una serie di downgrading del debito pubblico italiano da parte delle agenzie di rating non fece che peggiorare le cose.
CAV SFIANCATO AL G20 DI CANNES. Al G20 di Cannes, che si tenne il 3 e il 4 novembre 2011, Berlusconi arrivò già sfiancato politicamente (dal dicembre 2010, con l'uscita di Gianfranco Fini, la coalizione di centrodestra continuava a perdere forza e coesione politica).
L'8, dopo il voto alla Camera sul rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato che sancì la fine della maggioranza di governo, salì al Quirinale annunciando all'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la volontà di rassegnare il suo mandato subito dopo l'approvazione della legge di stabilità.
I CONTATTI CON MONTI GIÀ DA GIUGNO. Il 13 novembre Monti, nominato pochi giorni prima senatore a vita, ricevette l'incarico di formare un nuovo esecutivo. Il suo governo tecnico godette per oltre un anno, fino all'arrivo di Enrico Letta, di un'ampia e trasversale maggioranza.
In realtà i contatti con l'ex commissario europeo cominciarono ben prima del novembre 2011, come ha ricostruito il giornalista Alan Friedman. Già a giugno di quell'anno, il professore aveva avuto colloqui con diverse personalità - Romano Prodi, Carlo De Benedetti, lo stesso Napolitano - su una sua eventuale disponibilità a guidare un esecutivo nel caso in cui il governo Berlusconi non avesse più avuto la forza politica per continuare.
NAPOLITANO ALLONTANA L'IPOTESI COMPLOTTO. A confermarlo fu, all'inizio dello scorso anno, lo stesso Monti, suscitando il disappunto di Napolitano che, in una lettera al Corriere, pur ammettendo i colloqui precedenti al settembre 2011, respinse le accuse di complotto, sottolineando come la caduta del governo Berlusconi fosse stata dovuta alla debolezza politica dello stesso e non a chissà quali oscure trame. «Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011», scriveva Napolitano, «Monti (…) appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del Paese. Ma i veri fatti, i soli della storia reale del Paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggioranza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008».

Il ruolo della finanza e l'inchiesta sulle agenzie di rating

L'agenzia di rating americana Standard&Poor's.

Sui mercati, intanto, la crisi del debito in Grecia, fin dal 2010, aveva fatto precipitare la fiducia degli investitori nei Paesi più esposti dell'Eurozona: Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia. Le turbolenze sulle borse europee, unite alle pressioni di Bruxelles, obbligarono il governo Monti a rigide politiche di austerity.
Ma per i magistrati di Trani, nell'autunno del 2011 e fino a primi mesi del 2012, a muovere gli investitori internazionali non furono sono le legittime preoccupazioni sui debiti sovrani dei Paesi del Sud Europa. Ci fu anche chi approfittò della debolezza politica e finanziaria dell'Italia per trarne indebiti benefici.
SEI RINVII A GIUDIZIO. A Trani sei tra manager e analisti delle agenzie di rating, Standard & Poor's e Fitch, sono stati rinviati a giudizio per manipolazione del mercato. Le inchieste sono due. Una riguarda due declassamenti del rating dell'Italia operati tra il 2011 e il 2012 da S&P che, secondo il pm Michele Ruggiero, avrebbero destabilizzato «l'immagine, il prestigio e gli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali». Un attacco voluto.
Nell'ambito delle indagini, nel marzo scorso, il pm Ruggiero ha ascoltato come persone informata sui fatti anche l'ex premier Mario Monti, che salì a palazzo Chigi proprio a ridosso dei due declassamenti (uno ci fu il 19 settembre 2011, l'altro a gennaio 2012, col suo governo da poco insediato).
IL SILENZIO SUL DOWNGRADE DI S&P. Interessante la spiegazione dei fatti accaduti in quei mesi fornita dall'ex premier.
A differenza di altri capi di Stato, Monti non attaccò l'agenzia S&P per il declassamento ricevuto a gennaio. Interpellato sul perchè dal pm, ha spiegato così la sua scelta: «È un orientamento, il rating, che le agenzie sotto la loro responsabilità danno ai mercati, agli operatori eccetera... e... è materia opinabile... fatta con analisi quantitativa eccetera, ma è materia opinabile... quello che io mi permetto di contestare è la cosa seguente: che chi rappresenta il Paese che è oggetto della valutazione ha una visione di parte».
Quindi, ha proseguito, «lei può chiedere a un grande esperto internazionale di metodi di rating se quella valutazione di BBB data all'Italia quel giorno l'avrebbe data o no, ma se io gli dicessi 'no, è largamente peggiorativa rispetto alla situazione italiana', il mio giudizio, in quel momento di presidente del Consiglio della Repubblica italiana, è un giudizio di parte che non consente» di essere attendibile.

Credit watch negativo il giorno dopo l'annuncio del risanamento

Silvio Berlusconi e Mario Monti.

Prima di gennaio, il 5 dicembre 2011, S&P aveva però stabilito per l'Italia un credit watch negativo.
Ovvero il giorno dopo la conferenza stampa con cui Monti aveva annunciato misure drastiche per il risanamento dei conti, a cominciare dalla riforma delle pensioni varata dall'ex ministro Elsa Fornero che, presentandola, non riuscì a trattenere le lacrime.
IL PROF: «IO, STUPITO E MERAVIGLIATO». Come «giudica il fatto che dopo la sua conferenza stampa domenicale del 4 dicembre 2011 in cui preannunciava riforme strutturali come quella sul sistema pensionistico e previdenziale - riforme peraltro prescritte al nostro Paese ed esplicitamente indicate nella famosa lettera di Trichet alla Repubbica Italiana - l'Agenzia Standard & Poor's in data 5 dicembre 2011 pose il credit watch negativo?», ha chiesto il pm.
La risposta di Monti: «Posso senz 'altro confermare (…) stupore e meraviglia per il declassamento operato dall'agenzia di rating in quanto il governo aveva adottato con tempestività i provvedimenti di contenimento del disavanzo pubblico e di rientro del debito pubblico concordati in sede europea addirittura in anticipo rispetto alle scadenze previste».
QUEL NO COMMENT SU NAPOLITANO. Quando poi il magistrato è tornato indietro nel tempo, il professore si è fatto più reticente. A proposito del precedente downgrade, quello del settembre 2011, Monti ha detto di non aver fatto valutazioni su quell'episodio, perchè allora seguiva «le vicende del rating dell 'Italia con minore attenzione di quanto poi feci da quando divenni responsabile del governo italiano».
«Settembre 2011, era già in contatti con il presidente della Repubblica per eventuali incarichi istituzionali come presidente del Consiglio?», è la domanda Ruggiero.
«Non è su questa materia, signor procuratore, che la sua indagine verte».

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