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FACCIAMOCI SENTIRE 6 Aprile Apr 2015 1644 06 aprile 2015

Possiamo credere a Matteo Renzi?

Il premier promette: «Basta sacrifici per gli italiani». Merita ancora un atto di fiducia?

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Il premier Matteo Renzi.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi in una recente intervista al Messaggero ha sentenziato: «Basta sacrifici per gli italiani... Dobbiamo continuare sulla strada delle riforme perché dopo tanti sacrifici, e gli italiani ne hanno fatti anche troppi, è arrivato il turno della politica». Possiamo credergli? Mah... Se Renzi voleva essere (più) credibile avrebbe dovuto iniziare riducendo prioritariamente i costi della politica e non chiedendo invece prima «troppi» sacrifici ai cittadini.
E I SACRIFICI DELLA POLITICA? Finora la politica, almeno in termini di sacrifici, non ci ha fatto vedere un granché se non, viceversa, qualche scandalo puntuale e nell’approssimarsi delle elezioni amministrative la presentazione di qualche candidato che con la parola 'etica' fa a cazzotti da tempo. Spiace dire che alcune di queste situazioni e di queste candidature fanno riferimento proprio al partito del presidente del Consiglio.
Ci viene quindi chiesto di fare l’ennesimo atto di fiducia? Difficile da accettare.

Tasse aumentate e nessuna riduzione di spesa all'orizzonte

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

I giornali dicono che nell’ultimo trimestre del 2014 la pressione fiscale abbia superato la soglia del 50%. È possibile visto che in dicembre ci sono i conguagli di fine anno e è stata inoltre reiterata la legge per cui chi guadagna oltre i 250 mila euro all'anno deve versare un contributo aggiuntivo del 3% rispetto alle tasse normalmente pagate.
Dal primo gennaio è inoltre aumentata (a mio avviso in modo vergognoso) l’addizionale regionale Irpef e abbiamo sempre la spada di Damocle dell’Iva prevista come clausola di salvaguardia per il 2016 (anche se Renzi nella stessa intervista al Messaggero dice che la clausola sarà annullata con le misure previste nel Def).
Nel frattempo il bravo Boeri dice che i pensionati/pensionandi avranno servizi molto più trasparenti, da parte dell’Inps che lui presiede, ma non si capisce bene che decisioni stiano prendendo da un punto di vista economico. L’unica cosa chiara è che andremo in pensione sempre più tardi (per chi avrà la possibilità di arrivarci). In un simile (riassuntivo) contesto è possibile pensare che la promessa di ridurre le tasse possa essere mantenuta?
SULLA SPENDING REVIEW DIBATTITO FORMALE. Per ridurre le tasse bisognerebbe ovviamente ridurre le spese. Mi preoccupa un po' il fatto che si stia alacremente (ma inutilmente) dibattendo sulle carte di Cottarelli. Il tema infatti è se siano state rese pubbliche in modi e tempi adeguati si parli cioè di puri aspetti formali che non faranno risparmiare un centesimo alle casse dello Stato. E nel merito? Il tempo passa e riduzioni di spese concrete all’orizzonte non se ne vedono (sperando, come già accennato, che l’unico taglio non sia quello delle pensioni soprattutto per coloro che hanno versato contributi adeguati).
Sempre Renzi al Messaggero: «Non ho letto nelle carte di Cottarelli idee geniali: sono le solite cose che ci diciamo da decenni. Non vanno scritte, vanno fatte». Scusi Signor Presidente, e allora cosa aspetta a farle? Ha lei delle idee geniali? Fantastico! Siamo tutti felici che non le scriva (o le faccia scrivere a Yoram Gutgeld) ma non vediamo l’ora che vengano concretamente realizzate.
Se poi ci dice anche come intende utilizzare i risparmi ottenuti reinvestendoli in attività che possano creare livelli addizionali di valore aggiunto, allora si che la credibilità sua e del suo governo non correrebbe più rischi.

Un bravo manager prevede, ma non scommette

Expogate, in centro a Milano.

Troppe cose sono state dette in passato che poi non hanno trovato applicazione pratica. Non c'è dubbio che il clima stia cambiando e fortunatamente in senso positivo. Al momento dell’insediamento del prof Monti come primo ministro lo spread aveva superato la barriera dei 600 punti base. Oggi siamo sotto i 100, ma sembra che questi risparmi non abbiano più l’importanza specifica che avevano allora. Personalmente gestisco un’azienda. Un bravo manager, secondo me, prevede ma non scommette. Considero il gioco d’azzardo una malattia che, in quanto tale, vada curata.
Scommettere che, poiché il dollaro si è rivalutato, il prezzo del petrolio è sceso, c'è sufficiente liquidità grazie al Qe di Draghi, pertanto tutti i problemi del Paese si risolveranno automaticamente è un azzardo. Lo è perché questi vantaggi riguardano non solo noi ma tutti i nostri peers internazionali, mentre gli svantaggi strutturali che abbiamo nei loro confronti restano inalterati.
LA FIDUCIA ALLA PROVA DELL'EXPO. Vediamo come andrà l’Expo: «Con quello che abbiamo trovato è un miracolo farla», ha sempre detto Renzi. Forse, ma avevamo tempo, mezzi e risorse per approfittare di questa opportunità in modo straordinariamente migliore di come avverrà anche considerando che alla fine vada tutto bene. Rileggiamo le dichiarazioni rese al tempo non solo dalla politica, ma anche dalle organizzazioni imprenditoriali, che avrebbero dovuto assumere questo evento come priorità assoluta magari rinunciando a qualche inutile convegno dove sfilano immancabilmente solo gli 'Indossatori Delegati'.
Speriamo che non dovremo subire una nuova tassa per coprire il buco di questo evento. Approfondiremo comunque questo argomento a evento concluso. Adesso è meglio incrociare le dita sperando che vada tutto ben con un risultato in linea con i superiori interessi del nostro Paese. Io credo che gli italiani non abbiano ancora smesso di fare sacrifici. «Per far spendere di nuovo gli italiani occorre la fiducia», dice sempre Renzi al Messaggero. Certo! Fiducia sopratutto nel presidente del Consiglio, nel governo e nella classe dirigente del Paese. Facciano di tutto per meritarsela.

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