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PROPOSTA 7 Aprile Apr 2015 0755 07 aprile 2015

Gentiloni: «Terrorismo? Siamo pronti a scelta militare»

Il ministro degli Esteri: «Bisogna fare di più per difendere i cristiani nel mondo».

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Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Dopo l'attacco al campus universitario in Kenya, dove sono stati uccisi più di 150 studenti, e il ritrovamento di 1.700 soldati in fosse comuni a Tikrit, in Iraq, il ministro degli Esteri, Paolo Genitloni, ha fatto il punto sulla lotta al terrorismo.
«Per contrastare il terrorismo è inevitabile il risvolto militare. Qualcuno potrà scandalizzarsi, ma questi gruppi vanno affrontati anche sul piano militare».
«C'È UNA DIMENSIONE MILITARE». Intervistato dal Corriere della Sera, Gentiloni è tornato sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo e non esclude il ricorso all'uso della forza. «Facciamo parte di una coalizione militare anti Daesh impegnata soprattutto in Iraq e in Siria. Ma in futuro si potrebbe valutare l'opportunità di contribuire al contrasto del terrorismo in Libia o di fenomeni come Boko Haram in Nigeria, per esempio. I carabinieri italiani sono impegnati in Somalia per contribuire alla formazione e all'addestramento delle forze armate locali che devono combattere proprio contro i responsabili della strage di Garissa. Insomma, c'è una dimensione militare».
«IN EUROPA EGOISMO E IGNAVIA». E riflette: «C'è una gravissima minaccia nei confronti di tanti cristiani in diverse parti del mondo. E bisogna fare di più. Ma da anni», sottolinea il ministro, «c'è un male europeo, quella miscela tra egoismo e ignavia che spinge a voltare lo sguardo dall'altra parte rispetto a ciò che accade oltre il nostro piccolo mondo antico».
Gentiloni è tornato poi sull'editoriale di Ernesto Galli della Loggia, che il 5 aprile sulle pagine del Corriere ha proposto che l'Italia costruisca ospedali, scuole e case per i profughi cristiani: «Potrei cavarmela dicendo che già lo facciamo. Ma dobbiamo sapere che l'Italia non sta facendo abbastanza perché le risorse messe a disposizione non sono all'altezza della civiltà che rappresentiamo».
L'ILLUSIONE DEL «PICCOLO MONDO». «Dobbiamo decidere», sottolinea il ministro, «se vogliamo assumerci responsabilità chiare, svolgere il nostro ruolo oppure se dobbiamo continuare a tenere questi problemi al di fuori del nostro piccolo mondo, che poi è una semplice illusione. Ma questo comporta spese, e ciò riguarda anche l'opzione militare».

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