Michele Boffa Regione 150407212220
INCHIESTA 7 Aprile Apr 2015 2122 07 aprile 2015

Spese pazze Liguria, sono 27 i consiglieri indagati

Chiusura delle indagini sul biennio 2010-2012: coinvolto tutto l'ufficio di presidenza e due assessori.

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Il presidente del Consiglio Regionale della Regione Liguria Michele Boffa in una foto di archivio.

Ha riservato delle sorprese la notifica della chiusura delle indagini sulle spese pazze in Regione Liguria per il periodo 2010-2012, arrivata agli indagati. Sono infatti 27 i consiglieri regionali coinvolti, almeno una decina in più di quelli di cui si era venuti a conoscenza nelle ultime settimane.
Tra questi, gli attuali componenti dell'Ufficio di presidenza del Consiglio: il presidente Michele Boffa (Pd), i due vice presidenti Massimo Donzella (Pd), all'epoca Udc, e Luigi Morgillo allora Pdl, ora Liguria Libera; Giacomo Conti (Fds), Francesco Bruzzone (Lega). Indagati anche due assessori, Renzo Guccinelli (Pd), allo Sviluppo economico, e Matteo Rossi (ex Sel), allo Sport. Sono accusati, a vario titolo, di falso ideologico e peculato in concorso.
CENE, VIAGGI E REGALI. Per il pm Francesco Pinto, ci sono cene, pranzi, viaggi, regali e, ancora, taxi, cancelleria, bar tra le spese contestate ai consiglieri nel biennio dal 2010 al 2012. In particolare, agli esponenti della Lega Nord il magistrato contesta di avere speso soldi pubblici per viaggi in mete turistiche, pranzi e cene e ostriche, fatti soprattutto in giorni festivi, come Pasqua e pasquetta, 25 aprile e primo maggio o ferragosto: migliaia di euro pubblici per spese private secondo l'accusa. A uno dei consiglieri del Carroccio, inoltre, è stato contestato il falso perché avrebbe alterato una pezza giustificativa. Ai consiglieri del Pd, il sostituto procuratore ha contestato spese in ristoranti, bar, cancelleria, taxi e biglietti d'aereo. A Rosario Monteleone, ex presidente del consiglio regionale ligure, era stato contestato il peculato perché avrebbe prelevato somme dalla cassa dell'Udc per spese personali. Il capogruppo del partito di Casini, Marco Limoncini, avrebbe usato le somme per gratta e vinci e spese agli autogrill.
I CONSIGLIERI: «SPESE DI RAPPRESENTANZA». Tutti i consiglieri interrogati hanno giustificato le spese sostenute sostenendo che fossero delle spese di rappresentanza o che gli scontrini contestati fossero stati inseriti nelle richieste di rimborso per sbaglio. Un'altra inchiesta del pm Nicola Piacente sulle spese pazze ha coinvolto invece sei ex consiglieri ed esponenti di Idv. Il gup deve decidere a breve la sentenza per due di loro che hanno scelto il rito abbreviato, e decidere sull'eventuale rinvio a giudizio per gli altri quattro.

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