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PASSO INDIETRO 7 Aprile Apr 2015 0922 07 aprile 2015

Terrorismo, Gentiloni frena sull'uso dell'esercito

Il ministro degli Esteri: «L'intervento militare non è l'unica risposta».

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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Dopo le dichiarazioni, il dietrofront. «Non escludere l'opzione militare fa titolo ma non è l'unica risposta al terrorismo né la risposta decisiva», ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a Radio Anch'io.
«INTERVENTO CONTRO LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI». Gentiloni ha fatto un passo indietro dopo l'intervista pubblicata dal Corriere della Sera, nella quale aveva sostenuto che l'utilizzo militare nella lotta al terrorismo di fatto è già in atto, e lo dimostrano anche missioni come quella dei carabinieri, che in Somalia addestrano le forze regolari.
«Intervenire contro la persecuzione dei cristiani», ha aggiunto, «e a sostegno delle minoranze religiose si deve fare in tutti modi e senza escludere l'opzione militare. Non stiamo parlando di nuove guerre o invasioni come quelle avvenute in passato, ad esempio, in Iraq».
«MODERARE IL CONFLITTO TRA SCIITI E SUNNITI». Secondo il titolare della Farnesina, la lotta al terrorismo va condotta con «interventi su più terreni. All'interno della comunità musulmana c'è un conflitto tra sciiti e sunniti che noi dobbiamo provare a moderare, ci sono le operazioni di contrasto al finanziamento dei gruppi, c'è la dimensione della cooperazione economica».
Il ministro ha citato anche gli aiuti umanitari verso i rifugiati, e la collaborazione tra università. «Quando si dice possiamo fare di più non vuol dire mettere mano alle pistole», ha precisato.

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