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ECONOMIA 8 Aprile Apr 2015 1253 08 aprile 2015

Def, previsto calo disoccupazione: nel 2015 al 12%

Secondo la bozza del documento il tasso scenderà all'11,2% nel 2017 e fino al 10,5% nel 2019.

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Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia del governo Renzi.

L'Italia è in regola con le norme Ue e, anche quest'anno, supererà il test della Commissione europea. Ad esserne certo è il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che, a poche ore dalla definizione del programma di stabilità del Def, già guarda al confronto con Bruxelles e rassicura sul pieno rispetto da parte del governo italiano delle regole imposte dal 'rinnovato' patto di Stabilità e crescita.
In una bozza del Def si legge che laa politica economica del governo è orientata a «irrobustire» la ripresa, che porterà «un deciso recupero dell'occupazione nel prossimo triennio». È quanto si legge nella bozza del Def.
Nel dettaglio il quadro programmatico prevede un tasso di disoccupazione al 12,3% nel 2015, all'11,7% nel 2016, all'11,2% nel 2017, al 10,9% nel 2018 per arrivare al 10,5% nel 2019. Nel 2014 era pari al 12,7%.
«CRESCITA PIÙ ELEVATA PER TAGLIO TASSE». Le stime del Def «riflettono valutazioni prudenziali» ma a settembre, con la nota di Aggiornamento «il governo non esclude che sia possibile indicare un tasso di crescita più elevato» che «offrirebbe margini più ampi per la riduzione della pressione fiscale». Lo comunica la premessa del Def, nella bozza esaminata in Cdm.
PADOAN: «MENO TASSE E PIÙ LAVORO». Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ai microfoni del Tg2, dopo che il Consiglio dei ministri ha esaminato in via preliminare il Def, ha dichiarato: «L'Europa ci ha promosso e continuerà a farlo, perché siamo in linea con le regole, nel nostro interesse». «Le parole d'ordine sono meno tasse e più lavoro», ha promesso Padoan, assicurando che non ci saranno aumenti della pressione fiscale perché «i rischi saranno eliminati».
L'esecutivo ha fatto infatti tutto il possibile per sfruttare al meglio i margini offerti dalla comunicazione sulla flessibilità della Commissione, mantenendosi però nei ranghi e nei vincoli di bilancio comunitari. Lo ha fatto partendo da stime di crescita estremamente prudenziali, con un Pil 2015 a +0,7%, che potrebbero essere riviste al rialzo subito dopo l'estate.
SPESA SOCIALE «RAFFORZATA». La disattivazione delle clausole di salvaguardia arriverà con la spending review e non comporterà alcun rischio di ridimensionamento della spesa sociale che andrà anzi «difesa e rafforzata», ha puntualizzato Padoan.
Maggiori dettagli sulla temuta revisione della spesa arriveranno probabilmente venerdì 10 aprile. quando il Consiglio dei ministri è atteso per dare il via libera definitivo all'intero documento, compreso cioè il piano nazionale delle riforme non ancora completato.
Per ora nella bozza del programma di Stabilità sono indicati come obiettivi da centrare il taglio delle partecipate, degli uffici periferici, delle stazioni appaltanti e in qualche modo anche delle tax expenditures che saranno sottoposte ad una sorta di tagliando annuale.
Al momento nulla è ancora scritto invece sugli enti locali, già profondamente interessati dai tagli di quest'anno, su cui i Comuni sono tornati a lanciare l'allarme.

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