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INTERVISTA 8 Aprile Apr 2015 0901 08 aprile 2015

Manolis Glezos: «La Russia? Più vicina della Germania»

Crisi Grecia, Tsipras vola a Mosca. Putin: «Atene chiede prestiti». «Che male c'è?» spiega Glezos a L43. «O l'Ue ci ascolta o troveremo altre soluzioni».

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da Bruxelles

Whatever it takes, costi quel che costi, diceva il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi quando prometteva di mettere in atto qualsiasi misura per salvare l'euro.
Ora a ripetere quel mantra è il primo ministro greco Alexis Tsipras, che per salvare la Grecia ha promesso di tentare qualsiasi strada, anche quella che va dritta al Cremlino.
A sostenerlo è l'europarlamentarre Manolis Glezos, uomo simbolo di Syriza e della Grecia: nel 1941 ammainò la bandiera nazista dal Partenone e ancora oggi lotta per ottenere i danni di guerra da Berlino.
Ma soprattutto lotta per non vedere il suo Paese messo ancora una volta in ginocchio. E se per riuscirci si deve chiedere aiuto a Mosca, «che male c'è», dice a Lettera43.it, «perché dovrei preoccuparmi? D'altra parte i legami di amicizia tra il popolo russo e quello greco contano molti secoli». E ora forse è il momento di farli fruttare.
ATENE CERCA L'AIUTO DI MOSCA. Dopo aver bussato alle porte di tutti i partner europei, a partire proprio dal capo della Bce sino al cancelliere tedesco Angela Merkel, l'8 aprile Tsipras incontra il presidente russo Vladimir Putin. Che potrebbe diventare quella fonte di finanziamento alternativo capace scongiurare il fallimento ellenico.
Tsipras sta cercando infatti di rinegoziare i 240 miliardi di euro del salvataggio che hanno evitato alla Grecia la bancarotta. Ma il tempo è finito: entro giovedì 9 aprile Atene deve versare 448 milioni di euro al Fondo monetario internazionale, dallo scorso agosto non riceve fondi di salvataggio e, mentre lotta per trovare un accordo sulle riforme necessarie per sbloccare l'aiuto, sta rapidamente esaurendo la sua liquidità.
«DOBBIAMO PENSARE AI GRECI». Così le indiscrezioni di un possibile accordo “extracomunitario” per salvare il Paese iniziano a diventare una possibilità sempre più reale. Oltre alle agevolazioni di credito e di gas, il Cremlino potrebbe offrire alla Grecia un sollevamento parziale del suo divieto di importazione alimentare dell'Ue in cambio di una linea più pro-Russia da parte di Atene.
Un flirt, quello della Grecia con il Cremlino, che se da parte delle istituzioni europee è visto come un pericolo capace di minare il fronte unito dell'Ue contro l'intervento militare della Russia in Ucraina, dall'altra non spaventa chi prima della politica estera europea pensa a quella economica nazionale. «Dobbiamo pensare al nostro popolo, che è in ginocchio», dice Glezos.
Mosca è già il principale partner commerciale della Grecia per la sua enorme dipendenza dal gas naturale russo. E in vista della sua visita, Tsipras ha già condannato le sanzioni economiche su Mosca definendole «una strada verso il nulla». Una linea che Glezos condivide in pieno.

Manolis Glezos, europarlamentare simbolo di Syriza e della Grecia.

DOMANDA. Sarà al fianco Tsipras durante l'incontro con Putin: chiederete un sostegno finanziario russo in cambio del veto sulle sanzioni?
RISPOSTA.
Non è questo il punto. Già lo scorso agosto io stesso ho inviato una lettera a Putin chiedendogli di non applicare l'embargo sui prodotti agricoli greci.
D. E cos'è successo?
R.
Niente, perché putroppo in quel momento in Grecia avevamo un governo che, pur avendo perso la maggioranza, è rimasto al potere per completare la distruzione della Grecia. Ma ora abbiamo un nuovo esecutivo, che per fortuna è molto diverso.
D. «Abbiamo altri modi di trovare soldi. Potrebbe essere gli Stati Uniti, la Russia, la Cina», ha detto il ministro della Difesa greco Kammenos. Se l'Ue continua a chiedere il rispetto del programma Troika, Atene guarda ad Est?
R.
Un Paese in crisi come la Grecia deve trovare prima di tutto soluzioni, e deve farlo con urgenza. Il primo indirizzo a cui dobbiamo rivolgerci è naturalmente l'Ue, ed è infatti con i nostri partner europei che abbiamo parlato per primi. Da loro ci aspettiamo comprensione.
D. Se così non fosse?
R.
Se rimaniamo delusi, abbiamo un dovere che va al di là del mandato popolare ed è quello di difendere i cittadini del nostro Paese. Il vecchio programma Troika è morto, insieme con il governo che lo ha firmato. Ma questo non è sufficiente. Non possiamo permettere ai bambini di svenire per la fame nelle scuole, come accade oggi. Né possiamo superare il livello di disoccupazione che è già oltre il 25%.
D. Quindi che fare?
R.
Spero che l'Europa possa davvero comprendere l'attuale situazione e aiutarci.
D. Se a farlo invece che l'Ue fosse Putin che tipo di scenario politico potrebbe crearsi?
R.
Lei mi chiede di dipingere uno scenario, ma io non sono uno né un pittore nè sceneggiatore. Vediamo prima che succede a Mosca.
D. Putin è solo l'ultima tappa, che cosa cosa pensa del tour che Tsipras ha fatto attraverso le capitali europee?
R.
Penso che fosse necessario. Il nuovo governo sta seguendo una linea completamente diversa da quella precedente, sta cercando di incontrarsi e scambiare le proprie idee con le controparti europee per sviluppare una strategia comune che deve funzionare sia per la Grecia che per i suoi partner.
D. Tsipras non sembra essere riuscito a convincere Merkel però.
R.
Penso che la crisi umanitaria in Grecia sia una emergenza che la Germania deve capire. Il pauperismo del popolo greco non dovrebbe essere esteso ad altri Paesi della zona euro, bisogna fermare questo disastro ora prima che sia troppo tardi.
D. Per chi?
R.
Troppo tardi per la democrazia, troppo tardi per la stessa Europa, per l'Europa che vogliamo. Noi vogliamo un'Europa di pace, di solidarietà, di uguaglianza, di comprensione reciproca.
D. A Berlino Tsipras ha però anche detto: «È sbagliato dire che la colpa per questi fallimenti si trova solo al di fuori della Grecia, ci sono ragioni interne pure». È d'accordo?
R.
Naturalmente sono d'accordo. I partiti che hanno governato fino ad oggi hanno una grande responsabilità per l'attuale miseria del Paese, hanno distrutto le strutture dello stato sociale, hanno causato il collasso del sistema sanitario, il fallimento dei fondi assicurativi, spremuto il popolo a favore del capitale finanziario. E hanno anche la responsabilità di non aver fatto nulla in materia di evasione fiscale e corruzione.
D. Allora non è solo colpa della Germania e delle misure anti austerity?
R.
No, ma vorrei che Berlino ci dimostrasse la stessa magnanimità che la Grecia ha avuto nei suoi confronti. Solo pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Grecia è stata uno dei Paesi che ha acconsentito al posticipo della maggior parte del debito tedesco. La Germania inoltre aveva accettato di rimborsare i debiti solo se avesse mantenuto un alto livello di sviluppo, con il miglioramento continuo delle condizioni di vita della popolazione. Questa è la logica che chiediamo noi oggi.
D. Logica bocciata più volte proprio dai tedeschi.
R.
Come il nazismo ha attecchito in Germania facendo leva soprattutto sulla miseria del popolo tedesco, oggi il neonazismo sta prendendo piede in Grecia, e né la Germania né i cittadini europei possono permettersi di ignorare questo pericolo.
D. Berlino ignora soprattutto la vostra richiesta di risarcimento di 279 miliardi di euro per l'occupazione durante la Seconda guerra mondiale.
R.
E questo non mi dà pace. Sono passati 20 anni da quando ho scritto un articolo che è stato pubblicato il 29 settembre 1995 dal giornale tedesco Die Zeit dove dicevo: «L'Italia ha adempiuto tutti gli obblighi nei confronti della Grecia. La Bulgaria ha adempiuto ai propri obblighi. La Germania no. Quali sono le ragioni per questa mancanza? Perché avere due pesi e due misure?
D. Secondo la Germania il problema è stato risolto legalmente anni fa. Berlino aveva pagato un risarcimento di 115 milioni di franchi tedeschi ad Atene nel 1960.
R.
Quella cifra non ha coperto le spese per le infrastrutture danneggiate, i crimini di guerra e il prestito forzoso che i nazisti hanno imposto alla Banca centrale greca durante l'occupazione. Manca inoltre il risarcimento per la distruzione dell'economia nazionale del Paese e la restituzione dei tesori archeologici che ci sono stati rubati.
D. Tsipras dice che il risacimento non è tanto una domanda materiale, ma piuttosto una questione etica.
R.
Sono d'accordo, e sono lieto che il nuovo governo abbia adottato questo punto di vista, che non esclude tuttavia anche la parte pratica, quella del risarcimento.
D. «La questione del credito riparazioni di guerra è chiuso sia da un lato giuridico che politico», ha detto Merkel.
R.
Non sono d'accordo. Qualsiasi dialogo non ha senso se posto su queste basi. Ripeto la domanda alla cancelliera: «Quando e come ha chiuso la questione? Ci deve ancora dare una risposta.

Twitter: @antodem

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