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POLITICA 8 Aprile Apr 2015 2041 08 aprile 2015

Veneto, la crisi di Forza Italia preoccupa la Lega

Salvini attacca i rom per recuperare voti. Zaia tiene, ma Tosi e Moretti avanzano. E il caos dentro Fi spaventa il Carroccio. Dal Lago: «Sì, può essere un problema».

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Matteo Salvini e Luca Zaia.

Preoccupato per il Veneto, dove la sconfitta gli metterebbe seriamente a repentaglio la leadership, e alle prese con la sfida per la guida del centrodestra, Matteo Salvini la spara grossa, con uno stile che sembra imitare quello di Umberto Bossi degli anni d’oro: «I campi rom vanno rasi al suolo». Concede però: «Con sei mesi di preavviso».
Come dire, «i campi vuoti, che sono un’anomalia europea» e «non i rom vanno rasi al suolo», spiega a Lettera43.it, facendosi esegeta del leader, il giovane capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga.
Salvini frasi così le aveva già pronunciate, ma ora la sua uscita, che la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha subito definito «inquietante», acquista un particolare significato perché fatta in piena campagna elettorale per le elezioni regionali.
MORETTI INSIDIA ZAIA. L’obiettivo del leader leghista è quello di recuperare i voti che l’espulso Flavio Tosi gli sta portando via come risulta da vari sondaggi. Il candidato governatore Luca Zaia si dice sicuro di sé. In effetti è radicatissimo sul territorio e gode di consensi trasversali, al punto che una parte di elettori del Pd, che non condividono la candidatura di Alessandra Moretti, sarebbero disposti a votarlo.
Secondo Zaia, sarebbero addirittura il 18%. Ma, secondo i sondaggi, ora Moretti gli starebbe con il fiato sul collo a cinque se non a due punti di distanza. I sondaggi, comunque, devono anche tener conto del fatto che ci sarebbe una fascia consistente di indecisi che non ancora si pronuncia.
Giancarlo Giorgetti, il Gianni Letta padano, un personaggio schivo e potente, esce dal suo proverbiale silenzio e dice a Lettera43.it: «Andatevi a confrontare i risultati tra il Pd (Il Veneto fu una delle regioni dove andò peggio, ndr) e la Lega alle ultime europee e capirete già come va a finire». E cioè che vince Zaia, punto e basta.
«L'UNICO PROBLEMA? FORZA ITALIA». La parola d’ordine leghista è quella di spargere certezza e ottimismo. Ma ora, dopo il caso Tosi, il problema che più turba il Carroccio è la tenuta di Forza Italia, data nei sondaggi sotto la doppia cifra. Secondo alcune rilevazioni sarebbe addirittura al 7%.
Manuela Dal Lago, vicentina, storica dirigente leghista, esponente del consiglio federale di Via Bellerio, si dice sicura della vittoria di Zaia, «anche perché molti elettori del Pd non amano la Moretti», e del fatto che la Lega «si confermerà primo partito». Ma ammette: «L’unico problema potrebbe essere la tenuta di Forza Italia». Tanto più se il ribelle azzurro Raffaele Fitto risponderà sì alla richiesta di aiuto fattagli da Tosi.

Nel partito del Cav la resa dei conti è solo rinviata

Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi.

Il sindaco di Verona, che i sondaggi attestano tra il 10 e il 12%, insieme con Corrado Passera, ha partecipato negli ultimi mesi a molti convegni con l’eurodeputato pugliese recordman di preferenze. Eventualità che però non dovrebbe verificarsi dopo che il segretario pugliese Luigi Vitali, per conto di Silvio Berlusconi, ha accolto alla fine la richiesta di Fitto di ricandidare in Puglia tutti gli uscenti e quindi di non fare epurazioni.
Una mossa in realtà insidiosa per Fitto, perché se in Puglia vincerà il Pd, dato dai sondaggi avanti a Fi, a quel punto Berlusconi avrebbe le armi in mano per addossare a Fitto la sconfitta.
Dentro Fi è quindi sempre tregua armata, la resa dei conti è rinviata a dopo le regionali. E le fibrillazioni azzurre si riversano tutte sul Carroccio, mettendo a rischio il Veneto.
SFIDA PER LA LEADERSHIP IN LIGURIA. Ma nonostante questo, Salvini, come confida a Lettera43.it un dirigente a lui vicino, non ha rinunciato affatto alla scalata del centrodestra. Se la debolezza azzurra per il Veneto è un male, è un bene invece in altre regioni, dove, spiega il leghista salviniano, sotto anonimato, «noi puntiamo al sorpasso di Forza Italia per poi mettere la vittoria sul piatto della bilancia degli equilibri interni al centrodestra».
La sfida per la leadership si consumerà quindi in Liguria, dove il mancato candidato leghista Edoardo Rixi, che ha dovuto cedere il passo a Giovanni Toti, consigliere del Cav, agli azzurri l’ha giurata: «Saremo almeno un punto sopra di loro».
DIPENDE TUTTO DAL VENETO. L’altro teatro di battaglia è la Toscana, dove ognuno corre per conto suo e la Lega mette in campo un personaggio emergente della nuova era di Salvini come il responsabile del dipartimento economico Claudio Borghi Aquilini, ispiratore della flat tax.
È un piano che però sarebbe spazzato via da una sconfitta in Veneto. In quel caso sarebbe la leadership stessa di Salvini a esser messa in discussione. E secondo i maligni gli ex “barbari sognanti” del governatore lombardo Roberto Maroni, da molto tempo silente, potrebbero passare all’attacco della linea di Salvini, giudicata troppo estremista e lepenista..
Un tempo, tra quei “barbari” c’era anche Tosi ex grande amico di Bobo. Ma è uno scenario che ora a Via Bellerio non vogliono neppure prendere in considerazione. La parola d’ordine è: Zaia vince, «è sopra di 10 punti» e «metteremo la freccia per sorpassare Forza Italia nelle altre regioni, in Veneto lo abbiamo già fatto».

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