Claudio Vincenti 150409203225
NOMINA 9 Aprile Apr 2015 1900 09 aprile 2015

De Vincenti, nuovo sottosegretario stimato da tutti

Infaticabile. Allergico ai talk show. Ex Pci. Renzi pesca a sinistra il dopo-Delrio. Gradito a sindacati e industriali. Capace di commuoversi per l'intesa su Irisbus.

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Claudio De Vincenti durante il giuramento col governo Monti nel 2011.

Matteo Renzi alla fine ha scelto: sarà Claudio De Vincenti il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio al posto di Graziano Delrio.
Romano, 67enne, nei suoi tre anni di lavoro al dicastero dello Sviluppo economico - fu chiamato nel 2011 da Mario Monti - l'ex vice ministro è riuscito a guadagnarsi la stima di tutti coloro che si sono trovati ad affrontare complicate crisi industriali: sindacati, imprenditori, investitori stranieri.
DECISIVO A PIOMBINO. Regista dell'accordo di Piombino che ha sancito la vendita del polo siderurgico toscano agli algerini di Cevital, De Vincenti è riuscito a portare a casa risultati importanti anche su vertenze aziendali rimaste per anni nel dimenticatoio della politica nazionale, come quella della Irisbus di Valle Ufita.
Un video, girato col telefonino di un operaio nel giorno della sigla degli accordi, racconta forse meglio di tante parole chi è il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

  • La commozione di De Vincenti dopo l'intesa su Irisbus. (YouTube)

Era il 16 dicembre 2014. Al ministero dello Sviluppo economico era andata in scena l'ennesima, estenuante, riunione tra le parti.
In serata, finalmente, l'intesa: 300 posti di lavoro messi in salvo e un piano di rilancio per lo stabilimento irpino fermo da anni. Davanti all'amministratore delegato di King Long Italia e agli operai, De Vincenti non riuscì a trattenere la commozione.
TRATTA ANCHE PER 12 ORE. Uomo schivo e allergico alla politica da talk show, l'ex vice ministro viene descritto dai suoi colleghi al Mise come uno capace di portare avanti trattative anche per 12 ore di fila.
Infaticabile, equilibrato, un buon organizzatore. Alla sua “testardaggine” si deve, per esempio, l'intesa siglata per l'Ast di Terni, così come centrale è stata la sua mediazione a fianco del ministro Guidi per l'accordo sul petrolchimico di Gela.
LA FIOM: «PERSONA STIMATA». Appresa la notizia della nuova nomina, il responsabile siderurgia della Fiom, Mauro Faticanti, ha commentato così il trasloco dell'ex viceministro a palazzo Chigi: «Siamo contenti per lui, ma è un peccato per noi perchè stava facendo un buon lavoro al Mise sulle crisi aziendali. È una persona stimata dalle parti».

È un renziano anti-renziano

Claudio De Vincenti con il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

Tanto si è scritto sulla imminente sostituzione di Delrio.
Lo spostamento di Graziano, era il refrain dei retroscenisti, avrebbe fornito l'occasione per il premier di piazzare suoi fedelissimi nei posti chiave della presidenza.
In realtà la scelta di Renzi smentisce le chiacchiere della vigilia e appare più orientata a un sano pragmatismo che a una volontà di 'renzianizzare' la centrale di comando del governo.
Perché se è vero che l'incarico strategico di nuovo segretario generale è andato a un renziano doc come Paolo Aquilanti, altrettanto vero è che De Vincenti non può certo essere annoverato nella categoria.
SI DEFINISCE KEYNESIANO. Professore di economia politica alla Sapienza di Roma, già collaboratore de La Voce, De Vincenti è un tecnico capace ed equilibrato, ma non privo di visione politica.
Lui si definisce un keynesiano, ma non è un caso se alcuni suoi testi come I servizi pubblici tra riforma e referendum scritto insieme con Adriana Vigneri abbiano suscitato interesse e plauso anche di economisti liberisti.
UNA STORIA TUTTA A SINISTRA. Il neo sottosegretario ha una storia politica vissuta tutta “a sinistra”.
Tessera Pci presa da ragazzo, studente negli anni del '68. Poi Pds e Ds. Alle primarie del 2012 votò per Bersani, pur non essendo uomo di stretta militanza o di corrente.
Si è iscritto al Pd, ha spiegato lui stesso, non perché «comunista», ma per fiducia politica in un progetto che prometteva di tenere insieme culture e storie diverse.

«Dentro il Pd dovrebbero sintetizzarsi quattro grandi tradizioni»

Claudio De Vincenti.

«Quattro grandi tradizioni culturali hanno fatto l'Italia», scriveva nel 2013 in un articolo in ricordo di Franco Rodano pubblicato su l'Unità.
«La tradizione liberale, quella peculiare del comunismo italiano, quella socialdemocratica e quella del cattolicesimo democratico. I quattro filoni culturali che sono all'origine della nascita del Partito democratico e che al suo interno dovrebbero finalmente trovare una sintesi innovativa».
E a questa sintesi sembra ispirata anche tutta l'azione svolta da De Vincenti vice ministro dello Sviluppo economico.
L'IMPORTANZA DEL MERCATO. Da un lato l'importanza del mercato in una prospettiva di “sinistra” ovvero, usando le sue parole, «come promotore di efficienza da utilizzare in funzione di obiettivi collettivi, ma anche come luogo di espressione di libertà» e dall'altro invece il ruolo dell'intervento pubblico come «costruttore e garante delle regole» e come «espressione di scelte collettive consapevoli circa l'allocazione delle risorse a fini di interesse generale».
SÌ AL GASDOTTO PUGLIESE. Non stupisce dunque che De Vincenti abbia accompagnato alla difesa dell'interventismo statale nella soluzione di alcune crisi industriali anche posizioni prettamente liberali, come il no alla ipotesi di acquisti collettivi di gas tra diversi paesi europei.
«Non siamo molto favorevoli perché in un mercato libero come quello che abbiamo realizzato in Europa sono gli operatori di mercato che fanno gli acquisti», disse il 5 marzo.
O come il sì alla privatizzazione dei servizi idrici o il suo sostegno “sviluppista” al gasdotto che dovrebbe attraversare l'Adriatico, molto osteggiato invece da una certa sinistra. Di sinistra sì, ma con juicio.

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