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GIRAVOLTE 9 Aprile Apr 2015 1549 09 aprile 2015

Migliore, quando l'Italicum era il male

È relatore della legge elettorale. Ma nel 2014 la definiva una pestilenza. I voltafaccia.

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Gennaro Migliore, deputato Pd.

È sempre #lavoltabuona per Gennaro Migliore. Ex Sel ora renziano di ferro, è stato infatti nominato relatore dell'Italicum. Una responsabilità mica da poco. Anche perché non più di un anno fa il nostro aveva bocciato la riforma elettorale.
L'ennesima giravolta? No, assicura lui. «L'Italicum dall'anno scorso a quest'anno è un'altra legge elettorale», ha detto a La Repubblica, «che conserva il principio fondamentale di poter avere il giorno delle elezioni» la «certezza di chi avrà la maggioranza in parlamento».
«L'ITALICUM È CAMBIATO». Non si tratta di incoerenza. «Il testo che uscì dal Patto del Nazareno è cambiato. L'impianto è stato modificato su alcuni punti, quelli che io stesso avevo contestato».
Dunque tutto ok, si proceda. E agli ex colleghi vendoliani che lo accusano di trasformismo risponde: «La legge recepisce le proposte contenute nelle nostre critiche di allora».
E le proposte la legge deve averle recepite proprio tutte, visto quello che il napoletano twittava nel marzo 2014.

L'Italicum 2.0, dunque, non impestilentirà tutto il Paese.
Dall'ultima Leopolda che lo ha visto tra i protagonisti - «Voglio parlarvi di una parola: coerenza», disse convinto - di acqua ne è passata sotto i ponti.
DA LANDINISTA A RENZIANO. Da landinista a renziano il passo è stato breve. Nel 2013 su Facebook l'ex vendoliano scriveva «Ecco, io penso le stesse cose di Landini».
Di più. Il 25 febbraio 2014, in occasione del voto di fiducia al governo Renzi, tuonava alla Camera: «Questo è un governo che si regge su una serie di tatticismi». Puntando il dito sul «lungo elenco di fallimenti di Alfano». Fa nulla se ora il suo partito è al governo con il Ncd. La politica va oltre.
IL NIET A LETTA. Il compagno Gennaro non le aveva risparmiate nemmeno a Letta a cui nel dicembre 2013 aveva negato la fiducia. «Per i quattro voti di Alfano, lei si oppone al cambiamento, il suo governo è il maggiore impedimento alla prospettiva di un cambiamento». Non è che la maggioranza con Renzi sia cambiata granchè.
E, lì almeno la coerenza c'era visto che su Gli Altri Migliore scriveva del Pd: «L'equivoco originario, per me, fu la scelta veltroniana di considerarlo un 'partito nazione', privo di una chiara identità, anche perché frutto di una fusione a freddo di cui mai si analizzò la riuscita, nel quale le differenti 'anime' avrebbero dovuto ricomporsi nel gesto catartico della leadership a investitura popolare. Ma un partito, per quanto a vocazione maggioritaria, non può mai essere paragonato a un'istituzione con una funzione generale». E, ancora: «Non so se i nostri elettori ci hanno votato per vedere un bel governo con Berlusconi».
Si vede che ha cambiato idea. O è cambiato Berlusconi. Ai posteri l'ardua sentenza.
QUANDO TUONAVA CONTRO RENZI. Dottor Gennaro Mr Migliore non si era certo fermato qui. Nel 2014 al congresso Sel minacciava quello che sarebbe diventato il suo leader: «Uno sbarramento lo troverà lui, in parlamento; nei nostri gruppi parlamentari, perché noi difendiamo una grande idea di rappresentanza, democrazia, trasparenza, eguaglianza e la difenderemo tutti i giorni. E se lui minaccia elezioni, elezioni siano».
Le elezioni non ci sono state. E lui ha ben pensato di passare dall'altra parte.
Contro le larghe intese, vicino alle idee di Gianni Cuperlo e Pippo Civati, Migliore è stato poi folgorato sulla via della Leopolda.
E dire che, poco tempo fa, si chiedeva perché la Rete lo attaccasse per un tweet. «Mi piace l'odore de #lavoltabuona al mattino», aveva postato all'indomani dell'elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.
Una professione di fede che non gli è valsa l'appoggio incondizionato del premier alle primarie per la presidenza della Regione Campania. Gennaro ha fatto un passo indietro al termine di un vertice col premier a Palazzo Chigi.
Ma il renzianesimo val bene una poltrona.

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