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INTERVISTA 9 Aprile Apr 2015 1601 09 aprile 2015

Nucleare Iran, Sabet: «L'accordo non è minacciato»

Rohani minaccia di far saltare l'intesa. Ma si tratta solo di schermaglie politiche. «Oppositori deboli, il testo di Losanna è una buona base». Farzan Sabet a L43.

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Non è ancora l'intesa «storica» annunciata dal presidente americano Barack Obama, ma un accordo di fondo che segna l'inizio dell'avvicinamento politico tra Stati Uniti e Iran.
Entro il 1 luglio, deadline per il protocollo definitivo sul nucleare tra la Repubblica islamica e il Gruppo 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina più Germania), ognuno farà il suo gioco.
Mosse unpolitically correct sono partite subito dopo l'accordo preliminare di Losanna, in Svizzera.
LE POLEMICHE POLITICHE. A uso e consumo politico interno, la Casa Bianca ha diffuso dettagli riservati, parzialmente criticati da Teheran, dove si è riaperto il vaso di Pandora delle polemiche.
Prima dell'estate succederanno cose favorevoli al disgelo con Teheran, come l'incontro tra Obama e Raul Castro, Líder máximo cubano, o nuove crisi con Mosca. Entro Pasqua, la fine del Capodanno persiano, serviva un segnale forte, come base dalla quale progredire. «L'accordo sul nucleare non dipende dal riconoscimento di Teheran di Israele», ha tagliato corto Obama.
Ma anche rimuovendo l'argomento principe della discordia, non è detto che si festeggi davvero l'intesa del secolo.
UN CAUTO OTTIMISMO. In occasione della Giornata sulla tecnologia nucleare, il presidente iraniano Hassan Rohani ha minacciato di far saltare l'accordo se non dovessero essere rimosse subito le sanzioni e la Guida suprema Ali Khamenei ha parlato di «intesa non vincolante».
Il nodo dell'embargo - rimozione o sospensione, immediata o graduale - è il più critico da sciogliere. Eppure, ha spiegato a Lettera43.it l'iraniano Farzan Sabet, ricercatore del programma nucleare al Graduate institute di Ginevra (Iheid), ora visiting fellow all'americana Georgetown University, che nel 2013 ha seguito i colloqui per l'accordo provvisorio, «a Teheran c'è un fragile consenso tra le élite e un cauto ottimismo tra la gente». Consenso «lentamente emergente anche negli Usa».

Il ricercatore iraniano Farzan Sabet, esperto del programma nucleare al Graduate institute di Ginevra.

DOMANDA. Si è definito l'accordo quadro di Losanna «parziale», «politico» e con «alcuni punti ancora da risolvere». Ma anche «dettagliato», «senza precedenti» e «storico». Qual è la sua opinione?
RISPOSTA. Chiaramente è un lavoro ancora in progress. Qualche punto resta malleabile, finché non sarà completato entro l'estate. Ma l'accordo quadro politico appare una solida base, sulla quale trovare una soluzione mutualmente concordata sul nucleare.
D. Il Dipartimento di Stato americano ha rilasciato un riassunto dei «principali punti dell'intesa di Losanna». Quali nodi si devono ancora risolvere?
R. La scheda informatica degli Usa diffusa è largamente rivolta a un'audience domestica e agli alleati. Resterei molto cauto dall'estrapolarvi troppo riguardo a quali punti restino da risolvere.
D. Ma il limite all'arricchimento dell'uranio sarà al 3,67%, una soglia più bassa del 5% dell'accordo ad interim del 2013. Una restrizione del genere è esagerata o accettabile per uno sviluppo ragionevole del nucleare civile?
R.
Ciò dipende in parte dalla domanda preventivata dall'Iran per il programma nucleare civile. Su questo gli iraniani siedono ancora al tavolo a discutere animatamente. Quindi tali restrizioni potrebbero essere accettate molto bene.
D. Sia l'impianto con le centrifughe di Fordow sia il reattore ad acqua pesante in costruzione ad Arak non saranno distrutti o completamente smantellati, ma convertiti o limitati per un loro uso pacifico...
R. La delegazione iraniana voleva poter dimostrare all'audience sia domestica sia straniera che la Repubblica islamica si manteneva ferma sulle sue posizioni contro le richieste del Gruppo 5 +1.
D. Un punto a favore dei negoziatori di Teheran?
R. Certamente. Mantenere aperti Fordow e Arak, in una o nell'altra forma, permette loro di rivendicare questa linea.
D. Washington pone molta enfasi sui controlli internazionali e sulla «drastica riduzione delle infrastrutture». Ma si riconosce a Teheran il diritto all'arricchimento. Chi paga il prezzo più alto?
R. Bisogna vedere in relazione a cosa, ancora non possiamo saperlo. Benché contenga alcune specifiche, l'accordo quadro è deliberatamente rimasto davvero vago su parecchi dettagli che ci permetterebbero di determinare questo prezzo.

Festeggiamenti a Teheran per l'accordo quadro sul nucleare di Losanna. (Getty)

D. Stando al documento americano, le sanzioni Usa e Ue saranno gradualmente sospese (non rimosse). Se l'Iran rispetta gli impegni, per alcuni esperti il processo potrebbe essere rapido, anche solo di sei mesi. È verosimile?
R.
Sì, potrebbe effettivamente accadere.
D. Che aria tira a Washington e a Teheran?
R.
In Iran c'è un fragile consenso delle élite al negoziato. Anche la gente appare cautamente ottimista. Il consenso sta lentamente emergendo anche negli Usa.
D. In entrambi i Paesi esiste un'opposizione politica all'accordo del secolo.
R. Da parte iraniana, ci sono anche oppositori e tentativi di bloccarlo. Ma nessuno, al momento, è una minaccia fondamentale all'intesa. Negli Usa la questione è più complicata, per un insieme fattori.
D. Per esempio?
R. Il problema principale di chi è scettico sull'accordo o vorrebbe bloccare i negoziati è non essere stati in grado di formulare alternative fattibili al Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) di Losanna del 2015.
D. Il Congresso di Washington, a maggioranza repubblicana, è un ostacolo serio?
R.
Può ancora tentare di fermare l'accordo, ma le sue chance di successo sono minori che prima di Losanna. Come detto, anche negli Usa emerge un generale consenso sul Jcpoa.

Twitter: @BarbaraCiolli

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