L'Aula della Camera a Roma.
APPROVAZIONE 9 Aprile Apr 2015 1926 09 aprile 2015

Tortura, via libera della Camera al ddl

Il testo ora torna al Senato. Pene da quattro a 10 anni. Previste aggravanti per gli agenti: reclusione fino a 15.

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L'Aula della Camera a Roma.

Via libera dell'Aula della Camera al ddl che introduce il reato di tortura. Il sì di Montecitorio è arrivato con 244 voti favorevoli, 14 contrari e 50 astenuti. Il testo, in parte modificato alla Camera nella sua versione approvata al Senato, ora torna a Palazzo Madama
TORTURA REATO COMUNE. Tra i punti chiave della legge arrivata sull'onda della sentenza di condanna della Corte dei Strasburgo per i fatti di Genova, l'articolo 1 prevede che quello di tortura sia un reato comune, punibile con la reclusione da quattro a 10 anni e ascrivibile a chiunque «con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione o assistenza, intenzionalmente cagiona a una persona a lui affidata, o comunque sottoposta a sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche» per «ottenere informazioni o dichiarazioni, per infliggere una punizione, per vincere una resistenza» o «in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose».
POLEMICA M5S. Ma a Montecitorio è scoppiata la querelle sul fatto che il reato scatti solo nel caso la vittima sia affidata alla vigilanza del presunto colpevole.
Una fattispecie che, secondo il Movimento 5 stelle, escluderebbe, di fatto, che avvenimenti come quelli della Diaz possano essere puntiti per reato di tortura.
Con il Partito democratico che ha sottolineato come la fattispecie della custodia o vigilanza non limiti la casistica del reato di tortura.
PENA MASSIMA A 15 ANNI. Reclusione da cinque a 15 anni (e non più 12) per i pubblici ufficiali che commettono il reato, con abuso di poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio. L'aggravante è prevista da un emendamento al ddl, presentato dagli ex M5s, riformulato dal relatore e approvato dall'Aula della Camera. La pena, per pubblici ufficiali e non, sale di un terzo in caso di gravi lesioni, di due terzi per morte non voluta della vittima e si trasforma in ergastolo in caso di decesso causato volontariamente.
ISTIGAZIONE PUBBLICO UFFICIALE. La legge introduce inoltre il reato di istigazione del pubblico ufficiale (ad altro pubblico ufficiale) a commettere tortura: da uno a sei anni di reclusione la pena prevista.
L'articolo 1 è l'asse di una legge che, tuttavia, interviene anche su espulsioni, immunità diplomatiche ed estradizioni.
NO A RESPINGIMENTI VERSO STATI CON TORTURA. Si vietano, infatti, espulsioni o respingimenti verso uno Stato nel quale, basandosi su fondati motivi, il respinto rischi di essere sottoposto a tortura.
Stop anche all'immunità diplomatica a chi è condannato o indagato nel suo Paese d'origine.
Prevista, infine, l'estradizione di un cittadino straniero verso il Paese richiedente nel caso in questo risulti indagato o condannato per il delitto di tortura.

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