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AUSTERITY 10 Aprile Apr 2015 0630 10 aprile 2015

Governo-Comuni, quei tagli smentiti eppure inevitabili

Renzi assicura i sindaci. Ma due terzi della spesa corrente sono degli enti locali. Difficile non sforbiciare lì. Local tax, mutui e compensazioni: i punti sul tavolo.

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Si litiga pubblicamente per i futuri tagli che il governo - con 10 miliardi da recuperare nella spending review - deve sicuramente fare nel comparto autonomia.
Ci si scontra (in maniera meno esplicita) sulle sforbiciate già decise nella precedente Manovra e che impediscono ai sindaci di chiudere i bilanci.
Cioè 1,2 miliardi di minori trasferimenti, ai quali vanno aggiunti 300 milioni che derivano dal passato, oltre al peso legato alla cancellazione del fondo di solidarietà di 625 milioni per quei centri che hanno perso il gettito Imu.
Ma l’Anci e l’esecutivo si stanno scannando dietro le quinte per spartirsi la futura local tax (gli enti locali pretendono piena autonomia fiscale, il Tesoro non vuole perdere gettito) in un tavolo nel quale rientrerà presto anche l’allentamento del patto di stabilità interno.
«NIENTE RIDUZIONI 2016-17». Di tutto questo hanno discusso nella mattinata del 9 aprile a Palazzo Chigi Matteo Renzi e Piero Fassino.
Con il sindaco di Torino - accompagnato da quelli di Roma, Ignazio Marino, e quello di Firenze, Dario Nardella - pronto a giurare dopo l’incontro che «il presidente del Consiglio ha detto con chiarezza che nel Def ci sono le riduzioni di trasferimento agli enti locali per 2015 già approvate, ma nessuna indicazione per il 2016 e il 2017. I giornali hanno soltanto pubblicato indiscrezioni non contenute nel Documento economico e finanziario».
DOVE TAGLIARE, SE NON LÌ? Ma sono in pochi a crederci. Certo, nel documento, non c’è scritto che il governo ha intenzione di tagliare anche quest’anno in periferia.
Ma si legge, invece, che i due terzi della spesa corrente riguardano l’attività degli enti locali. Di conseguenza è facile ipotizzare che il neo commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, dovrà - gioco forza - recuperare oltre un terzo di questa cifra dai trasferimenti destinati a sindaci e governatori.

L'austerità è costata ai Comuni 17 miliardi

Maria Elena Boschi, Matteo Renzi e Graziano Delrio all'incontro tra governo e Comuni sui tagli.

Il tutto in linea con quanto avvenuto negli ultimi anni.
Fassino non perde occasione di ricordare che l’austerità è costata ai Comuni 17 miliardi.
La Cgia di Mestre ha calcolato che tra il 2009 e il 2015 «le amministrazioni locali hanno ridotto le proprie spese di 26,4 miliardi di euro, mentre le amministrazioni centrali hanno tagliato le proprie uscite di 6,4 miliardi».
Anche per questo le addizionali locali sono cresciute negli ultimi cinque anni del 30%.
«SACRIFICIO QUADRUPLO». «Sindaci e governatori», chiosa il segretario dell’associazione, Giuseppe Bortolussi, «hanno sostenuto un sacrificio economico quattro volte superiore a quello praticato dallo Stato centrale».
E oggi faticano a chiudere i bilanci e a garantire risorse per il trasporto pubblico e l’assistenza agli anziani.
Per questo, nel vertice Renzi-Fassino, nessuno ha ancora scoperto le sue carte sul futuro.
Con il sindaco di Torino e i suoi colleghi che si sono soffermati soprattutto sui tagli in essere.
GIOCO DELLE COMPENSAZIONI. A inizio mese le parti hanno firmato un protocollo in Conferenza Stato-Comuni per spalmare al meglio gli 1,2 miliardi di tagli ai Comuni e il miliardo alle Province (225 milioni alle città metropolitane) inserite nell’ultima legge di Stabilità.
Fassino ha confermato gli impegni presi e la ripartizione di tagli e contributi tra gli enti locali. Ma in cambio avrebbe chiesto delle compensazioni.
MUTUI DA RINEGOZIARE. In quest’ottica la prima soluzione è quella «di accelerare la rinegoziazione dei mutui contratti tra i comuni e la Cassa depositi e prestiti e il Mef e più in generale la ridefinizione delle condizioni di tasso che vengano applicate dalla Cdp ai mutui erogati ai Comuni».
Anche perché - complici gli interventi di Mario Draghi - il costo del denaro è stato di fatto annullato negli ultimi tre anni. Ma via Goito potrebbe ritrovarsi con pericolose minusvalenze in bilancio.

Persino il delfino renziano Nardella si è rivoltato

Da sinistra, i sindaci di Firenze, Roma e Torino: Dario Nardella, Ignazio Marino e Piero Fassino.

Ma il nodo più scabroso riguarda i tagli alle Province, erediti dalle nuove città metropolitane.
Dario Nardella, delfino di Renzi a Firenze, si è lamentato: «Il governo ha operato tagli a Firenze per il 23% mentre solo per il 5% a Bologna. Al di là di ogni polemica, questo è giusto?».
QUESTIONE DI STANDARD. In realtà il diverso trattamento è dovuto all’applicazione dei costi standard: Bologna, stando ai criteri scelti dall’esecutivo, è più virtuosa di Firenze nell’erogazione delle prestazioni primarie.
Va da sé che garantire uno sconto al centro gigliato - al di là che politicamente inopportuno vista la precedente vita del premier - vorrebbe dire far saltare il meccanismo, con il quale il governo vuole riequilibrare la spesa pubblica.
Non resta che una diversa ripartizione di quei 225 milioni all’interno degli stessi enti locali, con un aggravio che però nessuno vuole accettare.
REBUS SUI MANCATI GETTITI. Le parti poi hanno anche discusso del fondo perequativo legato ai mancati incassi garantiti un tempo dall’Ici/Imu.
Fassino ha raccontato di aver chiesto a Renzi «che non ci fosse una riduzione del gettito nel passaggio alle nuove aliquote da Imu a Tasi. Il governo si è detto disponibile alla soluzione di questo problema ed è già previsto per mercoledi prossimo un incontro tra Anci e governo per definire una soluzione e un percorso che dia esito positivo a questo tema».
Ma a questa partita se ne intreccia un’altra, quella sulla genesi di una local tax, che sommi tutti i balzelli (Tasi, Tari, Imu) a livello locale.
TASSA UNICA SULLA CASA. Il vice ministro Enrico Morando ha fatto sapere: «La local tax è fondata proprio sul principio dell'unificazione dei diversi tributi e sull'assegnazione agli enti locali in particolare della competenza piena sul versante della imposizione patrimoniale di tipo immobiliare, quindi l'obiettivo è esattamente quello di avere una tassa unica sulla casa».
Ma i sindaci vogliono sapere sia se ci sarà un aumento rispetto all’Imu sia quanta parte di essa resterà sul territorio.
L’Anci, nello spirito dell’autonomia finanziaria, vorrebbe tenerne almeno l’80%.
TESORETTO DA 30 MILIARDI. Il governo propone di “smezzare”, garantendo in cambio un nuovo allentamento sul patto di stabilità interno, permettendo ai sindaci di inserire in bilancio anche gli investimenti e le poste non esigibili. Ma le parti sono lontane, anche perché c’è in gioco un tesoretto da 30 miliardi.

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