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BACK TO USSR 10 Aprile Apr 2015 1843 10 aprile 2015

Ucraina, il mutismo di Merkel lascia perplessi

Nomine controverse e riforme mancate: Angela bacchetta Mosca, ma su Kiev glissa. E lascia campo alle speculazioni.

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

La nomina di Dmitri Yarosh, leader di Pravy Sektor (Settore di destra), forza paramilitare ultranazionalista ucraina, a consigliere del ministero della Difesa, è passata tutto sommato inosservata e non ha suscitato nessuna reazione politica in Occidente, dove le questioni interne di Kiev sono ormai ignorate. A torto.
Se infatti è vero che la cooptazione di Yarosh avvenuta ufficialmente a inizio aprile fa parte del grande gioco tra nuova élite politica, oligarchi e battaglioni di volontari che rischia di trascinare il Paese verso nuove tensioni e capovolgimenti, è però evidente la volontà tra Washington e Bruxelles di evitare di occuparsi di situazioni in cui sarebbe richiesta almeno una parola forte. Invece nulla, silenzio assordante.
IL SILENZIO SU YAROSH. Il fatto può sembrare irrilevante, ma Yarosh non è proprio un elemento candido e se la propaganda russa lo bolla senza andare troppo per il sottile come un fascista o un neonazista, per essere equilibrati bisognerebbe dire che è il capo di un movimento nazionalista armato, sostanzialmente antidemocratico e che affonda le proprie radici nel passato della destra ucraina che si richiama a Stepan Bandera, personaggio quantomeno controverso che durante la Seconda guerra mondiale combatté contro l’Armata rossa, ma collaborò anche con i nazisti.
Che Yarosh e Pravy Sektor siano numericamente marginali nel panorama politico ucraino non giustifica il fatto che soprattutto in Europa si giri la faccia dall’altra parte. Se infatti dagli Stati Uniti non ci si possono aspettare per varie ragioni reazioni su queste vicende, in Europa dovrebbe essere differente.
MERKEL SI NASCONDE DIETRO I NO COMMENT. Soprattutto in Germania, che nel corso della crisi ucraina è stata il Paese che ha dettato in sostanza l’agenda, sia con Kiev sia con la Russia. La cancelliera Angela Merkel sembra però consapevolmente evitare un tema delicato, che in realtà con la nomina di Yarosh è giunto solo al suo ultimo capitolo.
Fa specie che proprio a Berlino si sia ignorata infatti per tutto lo scorso anno la presenza di Svoboda al governo. Oleg Tianybok, leader della destra estremista che negli Anni 90 aveva fondato con Andrei Paruby (oggi vice speaker del parlamento e uomo forte nel Fronte popolare del premier Arseni Yatseniuk) nientemeno che il Partito social-nazionalista ucraino, è stato considerato da Frau Merkel una specie di effetto collaterale: l’importante era deporre prima Victor Yanukovich e la sua banda e qualche signorotto in camicia nera sarebbe stato poi sopportabile.

La Germania stende un velo su tutto quel che accade a Kiev

Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina.

Lo stesso è successo quando il ministro degli Interni Arsen Avakov ha chiamato qualche mese fa a dirigere le forze dell’ordine della regione di Kiev Vadim Troyan, ex vice comandante del battaglione Azov definibile senza troppi dubbi un neonazista.
La scelta del parlamento ucraino di equiparare di fatto nazismo e comunismo ha suscitato l’ira delle organizzazioni ebraiche internazionali, a partire dal Wiesenthal Center, ma non ha sortito nessun effetto a Berlino. E lascia ancora più perplessi il mutismo di fronte alla glorificazione patriottica da parte della Rada a Kiev dei movimenti come l’Organizzazione dei Nazionalisti ucraini (Oun) e dell’Esercito insurrezionalista ucraino (Upa) che ebbero sì carattere partigiano, ma anche fascista e antisemita.
DUE PESI, DUE MISURE. Se parte dell’opinione pubblica tedesca ha evidenziato la problematicità delle questioni, la cancelliera ha fatto sempre finta di nulla: e anche se al governo e in parlamento qualche voce socialdemocratica è uscita ogni tanto dal coro, la linea Merkel è stata quella del no comment.
La Germania, che traina l’Unione, ha steso un velo su tutto quello che accade a Kiev e se non di estremisti di destra in posizioni chiave si tratta di volta in volta di faide tra ogni porzione dell’establishment, corruzione dilagante, cittadini stranieri che finiscono a fare i ministri, riforme promesse da oltre un anno e non ancora partite, inchieste come quelle sui cecchini di Maidan o la strage di Odessa persesi nel nulla, o quasi.
Merkel si preoccupa a ogni piè sospinto, e a ragione, di ricordare alla Russia che deve rispettare gli accordi d Minsk, ma si dimentica che l’Ucraina deve fare la sua parte.
COSÌ SI FAVORISCONO LE SPECULAZIONI. Che questo riesca o meno con un governo pentapartito in cui alloggiano estremisti nazionalisti e le forze armate ucraine siano infiltrate da gruppi di mercenari al soldo degli oligarchi è un problema che dovrebbe essere preso in considerazione anche a Berlino.
La Germania merkeliana che da un lato bacchetta la Grecia e chiude a priori il discorso delle riparazioni di guerra con Atene e dall’altro glissa sugli scivoloni destrorsi ucraini non fa altro che spalancare la porta a chi vuole speculare sui fantasmi del passato.

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