Hillary Clinton Candidata 150413182135
CASA BIANCA 13 Aprile Apr 2015 1900 13 aprile 2015

Elezioni Usa 2016, i nemici di Hillary Clinton

Non è gradita a obamiani e minoranze. E ai dem piace meno di Bill e di Barack. Ma banche e Wall Street la sostengono. E nei sondaggi tiene. Rubio si candida.

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Un consenso popolare altalenante, più alto da moglie tradita che da stratega o candidata per la Casa Bianca.
Dietro Bill Clinton, si è sempre detto, c'è Hillary Rodham Clinton. Compagna di studi a Yale e di passione politica, prima che fidanzata e paziente coniuge, del governatore democrat dell'Arkansas, poi presidente degli Usa.
Per quanto effettivo, il suo ruolo di Richelieu non è però mai piaciuto molto agli americani e, a giudicare dalle primarie del 2008, neanche agli elettori del suo partito che, contro ogni previsione, alla fine preferirono Barak Obama come ariete per la Casa Bianca.
AMBIZIONE E TENACIA. Lasciato spazio al vincitore, nessuno si sorprese di vederla rispuntare segretario di Stato e neanche delle sue dimissioni nel 2013, al debutto del secondo mandato di Obama.
Hillary non stava bene fisicamente ma, soprattutto, doveva prepararsi alle prossime Presidenziali.
Donna ambiziosissima e tenace, la Casa Bianca è da sempre il suo sogno. Sconfitta, il primo istinto è stato provarci ancora, con una macchina di propaganda e donatori che definire imponente è poco.
NEMICI NEL PARTITO. Ma sulla prima presidente degli Usa ci sono due correnti di pensiero.
La prima è che Hillary Clinton sia un volto ostico per gli americani, ma comunque meno odiato di un qualsiasi sfidante repubblicano.
La seconda invece è che i giochi siano ancora aperti, e non per l'abilità di un terzo Bush (Jeb, fratello di George W.) o del giovane Marco Rubio, ma per l'ostilità di parte dei democratici.
Comunque vada a finire, negli Usa la terza e ultima corsa di un Clinton è meno scontata di come appare in Europa.

Il 72% dei democratici chiede le primarie

Le insidie per Hillary si nascondono, prima di tutto, nel suo partito.
«Sarebbe un presidente eccellente», ha commentato Obama. Ma in realtà sono proprio gli obamiani a essere tra i meno entusiasti della candidatura di punta per il 2016.
First lady per quasi 10 anni, dopo due mandati da senatrice e quattro anni da segretario di Stato, la signora Clinton può far tesoro di un patrimonio personale e di famiglia (di relazioni importanti e di grandi finanziatori) importante: dire di no alla sua candidatura sarebbe stato impossibile e i soldi per la corsa non mancheranno.
HILLARY IN VANTAGGIO. Ma già un opinion maker come Bill Maher, il mattatore dei talk show che 2012 diede 1 milione di dollari al super Pac (comitato di finanziamento) di Obama, invitando i suoi telespettatori a fare di più, ha sparlato: «Voterò Hillary ma solo perché nessun repubblicano mi convince. È troppo centrista, troppo falco, Obama mi piaceva molto di più».
Maher è della prima corrente di pensiero e si turerà il naso, per far prevalere il meno peggio.
A marzo 2015, anche un sondaggio della Cnn ha rilevato la debolezza degli sfidanti repubblicani a fronte di una Clinton, emergente come dominante: il 55% dei voti, contro il 40% di Jeb Bush e il 42% di Rubio.
L'EREDITÀ DEI BUSH. L'ultimo paracadutato dei Bush insospettisce la gente comune, timorosa di un ritorno al passato, mentre il senatore della Florida di origine latinos è ancora sconosciuto al 48% degli americani.
Ma alla vigilia della candidatura di Hillary, un'indagine di Bloomberg ha portato acqua al mulino della seconda corrente. Tre quarti dell'elettorato democratico e indipendente (72%) ha chiesto che, prima di mandarla avanti contro i repubblicani, nel partito sia organizzata una «sfida seria».
Primarie toste, come quelle della rimonta di Obama. Magari con rivali come il vice presidente Joe Biden, graditi dall'opinione pubblica.

La signora Clinton, debole tra latinos e afroamericani

Critiche a parte, Hillary resta la più forte
Su un campione di 1.008 adulti intervistati, il 44% ha confessato di nutrire «sentimenti sfavorevoli» sulla Clinton, ma contro un 48% di suoi estimatori. E appena l'8% ha dichiarato di doversi fare ancora un'idea su di lei.
L'ultimo dei Bush ne è uscito molto peggio (42% di contrari, contro il 32% dei favorevoli). Mentre, con un 46% di insicuri, Rubio è risultato metà e metà (27%), tra apprezzatori e detrattori.
Dalla sua, l'ex segretario di Stato americano ha il portafoglio di gradimento del marito Bill (sempre al 60%) e il vantaggio di un partito, i democratici, più votato dei repubblicani in calo di consensi.
POCA PRESA SUGLI AFRO. Solo il 38% ha dichiarato di avere un'impressione positiva: il 53% non vede di buon occhio il Gop, mentre il 48% è a favore dei progressisti (il 44% di sfavorevole).
Alla stragrande maggioranza degli americani (83%) non importa niente della retorica del «primo presidente donna degli Usa». E per quanto Hillary abbia un buon gradimento tra le donne, il suo gap, dal 2008, resta lo scarso appeal tra l'elettorato afro-americano e anche tra i latinos: le classi emergenti che, nel 2012, hanno fatto la differenza tra Obama e il conservatore Mitt Romney.
Donna di polso e dalla gran carriera, Clinton è anche nonna, oltre che madre e moglie. In passato, con l'ascesa di Bill, ha sacrificato anni di lavoro per la famiglia. Ma milioni di americani vedono il suo lato più duro. Una figura distante, parte di un élite ristretta e pretenziosa. Tosta, fin troppo, e contestata nei metodi, anche da chi le è vicino.
LA POLEMICA DELLE MAIL. Con la scelta di usare la mail personale per il suo incarico al Dipartimento di Stato degli Usa, ha aggirato il diritto dei cittadini al libero accesso agli atti pubblici, attraverso il Freedom of informaction act. «Non è un'ingenua», hanno commentato elettori democratici di lungo corso.
Nel 2014, sul sito www.isidewith.com alla domanda «voteresti Hillary Clinton per presidente nel 2016?» il 62 %, dei rispondeva di no.
Scommettere su Rubio, per i repubblicani, potrebbe essere la mossa giusta.

Twitter @BarbaraCiolli

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