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FACCIAMOCI SENTIRE 13 Aprile Apr 2015 1059 13 aprile 2015

Infrastrutture, Delrio offre una finta rivoluzione

Mobilità, scuole decenti, lotta ai dissesti idrogeologici: il minimo per un Paese civile.

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Il neoministro alle Infrastrutture Graziano Delrio raggiunge la sede del ministero a bordo di una bicicletta (3 aprile 2015).

Graziano Delrio, da pochi giorni ministro delle Infrastrutture, dice che sta preparando la sua rivoluzione. «Con noi finisce l'era delle grandi opere», ha fatto sapere, «e si torna a una concezione moderna, dove le opere sono anche la lotta al dissesto idrogeologico, la mobilità urbana, le scuole».
Come non essere d’accordo con la seconda parte della sua affermazione? Dissesto idrogeologico, mobilità urbana e scuole decenti sono certamente alla base di una concezione moderna della società.
Ma l’era delle grandi opere quando è mai iniziata? Sempre alla base di una concezione moderna della società dovrebbe esserci un sistema infrastrutturale a 360 gradi che permetta lo spostamento di merci e persone in modo rapido ed economico, per integrare i sistemi produttivi e per garantire la circolazione delle informazioni.
LA NOSTRA LOGISTICA? SCADENTE E CARA. Negli ultimi anni, se si esclude la Tav, non mi sembra di aver visto nessun progetto organico che avesse come obiettivo di dotare il nostro Paese delle infrastrutture necessarie per renderlo più competitivo. Lo stato dei nostri porti, aeroporti, autostrade, strade ferrate e anche delle nostre autostrade digitali contribuisce a rendere la nostra logistica più cara del 16/20% rispetto, per esempio, a quella tedesca.
Abbiamo un aeroporto ogni 100 chilometri ma manchiamo poi di un grande hub internazionale. Abbiamo delle autostrade che sono ormai cantieri permanenti da decenni. Troppo facile fare l’esempio della Salerno-Reggio Calabria.
Vogliamo parlare della Milano-Torino che doveva essere completata per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e che probabilmente non sarà pronta al 100% neanche in occasione dell’Expo 2015?
La vera rivoluzione è che scandali simili non debbano più ripetersi e che l’Italia possa dotarsi di un sistema infrastrutturale che le consenta di competere con i suoi “peers” internazionali.
Un obiettivo simile non è e non può essere in contrasto o alternativo alla lotta al dissesto idrogeologico o alla possibilità di avere scuole decenti.
ABUSIVISMO PIÙ DANNOSO DELLE GRANDI OPERE. Una parte importante del dissesto idrogeologico del nostro Paese è dovuto al fatto che sono state costruite abitazioni abusivamente ovunque era possibile farlo. Il quartiere della Magliana a Roma si dice costruito sotto il livello del Tevere.
Quanto successo a Sarno, o più recentemente in Liguria, aveva poco a che vedere con “l’era delle Grandi opere”.
Nel tempo sono sorti interi quartieri non solo intorno alle grandi città senza che nessuno se ne accorgesse.
«Le uniche grandi opere sono quelle utili», dice Del Rio e «i meccanismi corruttivi sono più semplici con procedura d’emergenza, commissari etc.».
Beh vorrei vedere che si possa ideare una grande opera che non sia utile! Occorre inoltre ricordare che le procedure d’urgenza arrivano quando non si è stati capaci di realizzare le opere nei modi e nei tempi adeguati.

Infrastrutture, tante risorse sono spese male

La rivoluzione quindi non è di tinteggiare le aule di una scuola. I nostri giovani hanno il sacrosanto diritto di poter studiare in ambienti adeguati in ogni classe, dalle materne all’università a prescindere dalla rivoluzione immaginata da Delrio.
Come i cittadini italiani hanno diritto di essere curati in ospedali adeguati non solo da un punto di vista clinico o sanitario, ma anche in termini alberghieri.
Non si tratta di rivoluzione ma di civiltà. Ricordo che dopo un sisma in Giappone che aveva distrutto un tratto importante di autostrada i giapponesi riuscirono a rimetterlo in sesto nel giro di qualche settimana.
IL FALLIMENTO DELLA BREBEMI. La battuta è troppo semplice: dobbiamo chiamare i giapponesi per gestire il nostro sistema autostradale? L’allora ministro Passera aveva ideato un piano aeroporti: non mi sembra che sia più di attualità.
Faccio un esempio: mi sembra che avendo un aeroporto ben funzionante a Bologna e uno a Pisa si stiano tuttavia investendo molte risorse per l’aeroporto di Firenze.
Ma da Pisa o da Bologna, con l’Alta velocità, Firenze è raggiungibile in pochi minuti. Siamo sicuri che questa opera, per parafrasare quanto detto dal Ministro Del Rio, sia tra quelle utili? Certo il Ministro Delrio potrebbe prendere ad esempio quanto successo con la BreBeMi.
Ricordo perfettamente politici e imprese quanto abbiano urlato (e a gran voce) per la realizzazione di quest’opera che risulta attualmente quasi inutilizzata.
Certo anche in questo caso l’opera non è stata completata con tutte le varianti o le interconnessioni previste. Intanto in 5 mesi di attività ha perso 35,4 milioni di euro.
INFRASTRUTTURE FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO. Potevano essere utilizzati per ammodernare qualche scuola? Il tema rimane quindi che non c’è bisogno di rivoluzioni per fare le cose che vanno fatte nel rispetto dei superiori interessi del Paese.
Ci sono certamente alcuni aspetti basilari come quelli citati dal ministro delle Infrastrutture, ma non si può perdere di vista il concetto più generale di quale sistema infrastrutturale debba dotarsi il nostro Paese per essere più competitivo anche con qualche “grande opera”.
L’arretratezza “sistemica” delle infrastrutture rappresenta un ostacolo importante al progredire di qualsiasi area geografica, viceversa un sistema funzionante è presupposto fondamentale del successo economico e anche del livello di qualità di vita degli abitanti a cui la società moderna richiede quotidianamente ulteriori livelli di mobilità (fisica o virtuale attraverso le reti).
E dobbiamo essere in grado di fare tutto questo in modo professionale e trasparente senza che ogni opera (piccola o grande che sia) diventi una occasione per malversazioni o arricchimenti facili e illegali. Questa sì che sarebbe una concezione moderna (e non rivoluzionaria) di come organizzare il nostro Paese.

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