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SVOLTE 14 Aprile Apr 2015 2029 14 aprile 2015

Iran, nominato il primo ambasciatore donna

Teheran sceglie Marzieh Afkam come rappresentante diplomatica. Destinazione ancora da definire.

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Marzieh Afkam, primo ambasciatore donna dell'Iran.

Marzieh Afkam porta lo chador nero, obbligatorio per tutte le figure dirigenziali nei ministeri iraniani, lo stesso che tante donne persiane sono costrette a indossare.
Lei però ha alle spalle una lunga carriera nel ministero degli Esteri, e nel 2013 è passata dall'ufficio Informazione e stampa, di cui era capo, nel ruolo di prima portavoce donna dello stesso dicastero.
LA DONNA DELLE PRIME VOLTE. Una prima volta per una donna in questo difficile ruolo, come lo è anche per il suo nuovo incarico, da primo ambasciatore donna del suo Paese - o ambasciatrice, nome che secondo alcuni non deve più applicarsi solo alla moglie dell'ambasciatore.
Ancora non è noto a quale capitale possa essere destinata, ma qualunque sia si si può dire che la Repubblica islamica non teme di farsi rappresentare all'estero da una donna.
Chi la conosce personalmente la descrive come una persona cordiale e comunicativa, con molti amici tra i giornalisti.
Nata nel 1965 a Shiraz, studi alla Sharif university of technology, su 'Who's Who in Iran' gode di un profilo biografico esile quasi quanto la sua attività su Twitter, dove chiarisce di non avere un account Facebook.
DUE DONNE VICEPRESIDENTI PER ROHANI. Donna di comunicazione, ma di ben altra scuola. Sicuramente la carriera di Marzieh Afkam si lega alla svolta impressa dal presidente Hassan Rohani, che ha anche scelto di dare la vicepresidenza ad altre due donne: Shahindokht Molaverdi, accademica e giurista incaricata degli Affari delle donne e della famiglia, e Masumeh Ebtekar, anche lei docente universitaria e responsabile per l'Ambiente.
La prima si è congratulata proprio il 14 aprile con la ricercatrice Soodabeh Davaran per il premio Unesco per i contributi alla scienza e alla nanotecnologia. La seconda, in una visita a Roma, aveva sottolineato che in Iran le donne sono il 60% della popolazione universitaria e che il velo «non è una forma di controllo su di loro», ma una «regola etica». E certamente il velo non è per nessuna di loro, viste le responsabilità che hanno, il primo dei problemi.

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