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SCENARIO 14 Aprile Apr 2015 2129 14 aprile 2015

Italicum, Speranza guida i ribelli del Pd

Area Riformista pronta a votare no. E la minoranza pensa allo scrutinio segreto. Renzi punta i piedi: niente modifiche alla riforma. Ma apre su quella del Senato.

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Il premier Matteo Renzi.

La minoranza del Partito democratico gioca l'ultima carta per fermare l'ascesa di Matteo Renzi, bloccando l'Italicum.
A lanciare il guanto di sfida al leader è Area riformista, la componente interna che raccoglie bersaniani, dalemiani e parte di lettiani in contrasto con le scelte del segretario, che in una riunione svolta martedì 14 aprile ha stabilito la linea comune del 'no' al testo della legge elettorale, se non saranno modificate alcune norme, a partire dalla reintroduzione delle preferenze per tutti, dunque l'eliminazione dei cosiddetti candidati di collegio, meglio conosciuti come capilista bloccati.
REDDE RATIONEM NEL PD. Il dissenso si materializzerà mercoledì 15, in occasione della riunione dei gruppi parlamentari Pd, convocata alla Camera a partire dalle 20. Sarà una sorta di redde rationem tra due opposte e contrapposte fazioni, che comunque al momento non hanno nessuna voglia di andare allo scontro duro.
Area riformista esprimerà tutte le perplessità sul testo figlio del Patto del Nazareno, ma anche delle mediazioni interne al partito, e chiederà di non votare la relazione del segretario-premier, che invece ha necessità di capire su quali forze può contare nell'ultimo passaggio a Montecitorio, quello decisivo per la definitiva approvazione dell'Italicum.
Lo speach di Renzi sarà conciliante, ma assolutamente contrario a rimettere mano al testo. Casomai - rivelano alcune fonti vicine a Palazzo Chigi - «ci potranno essere aperture sulla riforma del Senato».

La minoranza dem valuta lo scrutinio segreto

Pier Luigi Bersani (a sinistra) con Roberto Speranza all'incontro dall'area riformista della minoranza Pd a Bologna.

Dalla conta interna al gruppo, ognuna delle parti in causa trarrà spunto per le contromosse da adottare. Se il capo del governo avesse numeri troppo risicati, potrebbe porre la fiducia sulla legge elettorale, forzando decisamente la mano ma riducendo di molto i rischi di insuccesso. A quel punto il pallino finirebbe nelle mani della minoranza Pd, che potrebbe ritirare i propri uomini dalla commissione Affari costituzionali prima di vederli sostituire dai vertici del partito, e avrebbe davanti a sé tre strade: votare la fiducia ed evitare scossoni, votare 'no' a scrutinio palese e aprire la crisi di governo oppure giocare la carta dello scrutinio segreto e creare l'incidente diplomatico con l'esecutivo.
SI RISCHIA LO SCONTRO FRONTALE. E stando ai rumors di Palazzo raccolti da Lettera43.it, sarebbe proprio quest'ultima la soluzione a cui puntano Roberto Speranza e soci, che potrebbero fare leva sui regolamenti parlamentari, che permettono il voto segreto anche in caso di fiducia.
Ovviamente uno scenario del genere aprirebbe un vero e proprio Vietnam parlamentare. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. E per realizzare la strategia prima Area riformista deve capire su quanti uomini può contare una volta che i deputati si troveranno davanti alla pulsantiera del loro scranno. Perché è lì che una luce verde o rossa può cambiare il corso della storia, e al momento, sulla base delle confidenze raccolte da Lettera43.it in Transatlantico, i numeri per mettere ko Renzi non sembrano esserci.
SPERANZA PUÒ LASCIARE. Ogni parlamentare del Pd ha un proprio progetto politico da perseguire, e la permanenza a Roma stavolta non dipende più da Bersani o Speranza (che potrebbe già mercoledì 15 rimettere il suo mandato di capogruppo nelle mani del segretario), ma dall'ex sindaco di Firenze.
Un valido motivo per riflettere con estrema attenzione sulle posizioni (e i posizionamenti) da prendere quando anche sull'Italicum si farà sul serio.

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