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MAMBO 14 Aprile Apr 2015 1036 14 aprile 2015

Per i ribelli Pd suicidarsi è l'unica opzione politica

Su Italicum e Regionali la minoranza torna a farsi sentire. Ma è lontana dal Paese.

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La sede del Partito democratico a Roma.

Dopo tanto parlarne, e dopo averla a lungo esorcizzata, la parola “scissione”, applicata al Pd, diventa concreta.
E lo diventerà nella prossime ore a mano a mano che si avvicinerà la resa dei conti sulla legge elettorale.
L’Italicum è stato molto cambiato da Renzi in ascolto delle proposte della minoranza del suo partito che tuttavia, per combattere l’eccessivo numero dei cosiddetti “nominati”, propone o la re-introduzione delle preferenze ma non portavano al voto di scambio e ai signori delle tessere?) o di collegi (ma non ci sono i cosiddetti collegi sicuri dove vengono catapultati i nominati?).
CREPE SEMPRE PIÙ PROFONDE. Quel che lentamente appare sempre più chiaro è che passi in avanti verso la scissione di alcuni esponenti della minoranza si stanno facendo.
Quando Pippo Civati si appresta in Liguria a sponsorizzare un candidato diverso da quello del proprio partito, è ovvio che fa una scissione. Non potrebbe lamentarsi se venisse allontanato dal Pd: da che mondo è mondo se si vota un candidato di un altro partito ci si mette fuori dal proprio.
Quando Fassina dice che mai e poi mai voterà la legge elettorale, tema tipicamente politico-programmatico e non di coscienza, mi si deve spiegare come fa a convivere con un Pd retto, come tutti i partiti, sulla dialettica maggioranza-minoranza che prevede che alla fine una prevalga e l’altra, in attesa del proprio momento, si acconci.
Quello che appare suicida e anche triste in questo finale d’opera della minoranza è la scelta del tema dello scontro.
Per reggere l’accusa a Renzi e tenere duro fino al voto contrario, la minoranza Pd non deve sollevare il tema del proprio dissenso, ma quello del vulnus democratico che con la legge si aprirebbe. Tema che oggi viene elegantemente posto da Ainis sul Corriere ma che non appare convincente.
UNO DEI MOMENTI PEGGIORI DEL PD. Un conto è discutere la tesi, tutta da verificare, del possibile diniego della Corte di fronte a una legge come questa in discussione, un altro conto è giudicare questa legge un attentato alla democrazia.
La sinistra Pd votando contro sta dicendo al Paese che il leader del suo partito è un fascista. Complimenti!
La minoranza dem, inoltre, rischia di frantumarsi ancora fra seguaci della linea dello scontro pronti a vittimizzarsi in caso di provvedimenti disciplinari della maggioranza e “dialoganti” che aspettano di affollare la rete degli ascari di Renzi già presidiata da un giovane deputato che in termini di cambio di casacca e tradimenti si sta avvicinando a Razzi e Scilipoti.
Nell’insieme non siamo di fronte ad una pagina “alta” del Pd, a quei dibattiti che, pur nello scontro feroce, alimentano la cultura del Paese, ma ci accingiamo a osservare uno scontro dentro un ceto politico con parti pre-assegnate, nessuna comprensibile, tutte lontane dal dibattito reale degli italiani.
Una ben misera fine per chi ha passato gran parte della propria vita in quella Bocconi della cultura politica che era il Partito comunista italiano.

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