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INTERVISTA 15 Aprile Apr 2015 1012 15 aprile 2015

Diaz, Di Sabato: «Questa polizia sa di fascismo»

Gli agenti del G8? «Impuniti. Liberi di torturare e uccidere», dice a L43 Di Sabato dell'Osservatorio sulla repressione: «Tortosa è l'emblema, non una mela marcia».

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Mentre il parlamento si appresta ad approvare la legge sul reato di tortura (è passata alla Camera, ora torna al Senato), fuori dai palazzi della politica non si placa il dibattito sulla sentenza della Corte europea per i Diritti dell’uomo, che il 7 aprile ha condannato l'Italia per i fatti del 2001 alla Diaz.
TORTOSA INSULTA GIULIANI. Una settimana più tardi, martedì 14, il celerino romano Fabio Tortosa ha rivendicato su Facebook quanto fatto dalla polizia nella scuola genovese.
Lui, allora tra le fila del VII nucleo sperimentale, su Facebook ha scritto: «Io sono uno degli 80. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte».
Parole che hanno infiammato la polemica, ancora una volta. Tortosa ha rincarato la dose, attaccando Carlo Giuliani, il ragazzo no global che venne ucciso per legittima difesa da un carabiniere mentre tentava di colpirlo con un estintore. Lo ha definito una «merda», augurandosi «che sotto terra faccia schifo anche ai vermi».
«CORPORATIVISMO FASCISTA». La madre di Carlo, Heidi, oggi è presidente onorario dell’Osservatorio sulla repressione, creato nel 2007 e il cui co-fondatore Italo Di Sabato, studioso di sociologia, raggiunto da Lettera43.it spiega: «Le forze dell’ordine si sentono minacciate da una legge che aiuterebbe a prevenire e punire come si deve il reato di tortura».
Ma purtroppo il testo arrivato alla Camera è una «mediazione al ribasso», frutto di «un’alleanza del Pd con tutta la destra».
«Non credo nella teoria delle poche mele marce», dice Di Sabato. «Questo corporativismo sa tanto di fascismo strisciante».

Un momento di tensione durante il G8 del 2001. Nel riquadro, Italo Di Sabato, co-fondatore dell'Osservatorio sulla Repressione.

DOMANDA. Qual è il compito principale dell’Osservatorio sulla Repressione?
RISPOSTA.
Monitoriamo e studiamo tutti i fenomeni di repressione da parte dello Stato nei confronti di quei cittadini che lottano attraverso i movimenti per una società e quindi una vita migliore: nel campo del lavoro, della salute e dell’ambiente. Ma registriamo anche i casi di repressione nei confronti di singoli individui più deboli perché non organizzati, come drogati e migranti.
D. Da dove parte, a livello personale, questa sua iniziativa?
R.
Anch’io ero a Genova durante i fatti del G8 e insieme a tanti altri sono stato vittima della repressione. Vorrei subito fornire un dato.
D. Prego...
R. Dal 2001 abbiamo registrato ben 17 mila casi.
D. Ma oltre a studiare questi casi l’Osservatorio interviene?
R.
Non direttamente, ma ha contribuito a dar vita a una struttura separata e complementare: l’Acad (Associazione contro gli abusi in divisa, ndr) che permette di denunciare ipso facto episodi di violenza ingiustificata da parte delle forze dell’ordine.
D. Una specie di Telefono Azzurro...
R.
Esattamente: c'è un numero verde operativo 24 ore su 24 (800 588 605) che uno può chiamare non solo per denunciare un fatto ma anche per chiedere eventualmente un aiuto legale.
D. Come testimone dei fatti di Genova, cosa pensa dell’omicidio di Carlo Giuliani?
R. Da vicenda-simbolo delle violenze delle forze di polizia è diventata una gigantesca rimozione.
D. Cioè?
R. Sarebbe opportuno che la politica e i media nazionali chiedessero oggi, anche a fronte della sentenza della Corte europea sulle torture, almeno «scusa».
D. Come giudicate il ruolo della polizia?
R. È in atto un processo di militarizzazione delle polizie che sono addestrate a muoversi e combattere negli “ambienti urbani” dove occorre isolare quartieri, edifici, abitazioni.
D. In che senso?
R. Sono stati aboliti di fatto i concorsi per il reclutamento nelle polizie, riservandoli ai soli militari che hanno fatto esperienze nelle guerre in Iraq, Balcani, Bosnia, Afghanistan.
D. L'addestramento è lo stesso?
R. Sì. Poi quegli uomini operano a guardia di siti di rilevanza nazionale: cantiere No Tav in Val Susa, discariche, termovalorizzatori. Di fronte a questo scenario non si può restare in silenzio.
D. Vedete il vostro osservatorio come un’organizzazione politica?
R.
Inevitabilmente. E devo aggiungere che dietro le nostre azioni c’è una precisa analisi della società attuale.
D. Che tipo di analisi?
R.
Noi crediamo che dietro tutta questa repressione esista un piano conscio o subconscio di difesa di un certo tipo di società. Il paradigma di partenza è quello neo-liberista: da questo e dai danni sociali che continua a provocare nasce la necessità di controllare i cittadini e di difendersi da tutti quelli che non sono d’accordo con il modello dominante. È un gioco di potere vecchio come il mondo.
D. Ma quello che lei descrive come «paradigma neo-liberista» coinvolge tutta l’Europa, non solo l’Italia. Il nostro Paese si distingue forse per la repressione?
R.
In Italia da oltre 40 anni ormai si vive dentro una continua emergenza che di fatto comporta uno Stato di eccezione permanente, il miglior paradigma di interpretazioni delle forze più avanzate della governance contemporanea. Una dichiarazione di guerra verso un nemico interno che viene individuato nei movimenti e nelle lotte sociali.
D. Come valuta la legge sulla tortura in attesa di approvazione?
R.
Una beffa. La tortura viene vista come un reato generico. Inoltre non è previsto risarcimento, mentre è prevista la prescrizione. Molti dicono che è meglio una legge imperfetta che nessuna legge. Non sono d’accordo e non è d’accordo neppure l’ottimo sociologo Luigi Manconi (Pd), autore della proposta originaria.
D. Quindi sta dicendo che una legge originariamente buona è stata annacquata o addirittura storpiata?
R.
Esattamente. E da qui nasce l’opposizione che, ahimè, viene solo dal Movimento 5 stelle e da Sel.
D. Come si è arrivati a questo?
R.
Tramite una classica mediazione al ribasso grazie a un’alleanza parlamentare del Pd con tutta la destra per difendere certe prerogative che non ho difficoltà a descrivere corporative.
D. A cosa si riferisce?
R. Al corporativismo delle forze dell’ordine che chiaramente si sentono minacciate da una legge che aiuterebbe a prevenire e punire come si deve il reato di tortura. Non credo nella teoria delle poche mele marce. E aggiungerei che purtroppo questo corporativismo sa tanto di fascismo strisciante.
D. Vi state anche preparando per il primo maggio, in vista dell’inaugurazione dell’Expo a Milano...
R.
Sì, e devo dire che siamo preoccupati. Si sta creando un clima di paura preventiva di fronte alla dichiarata opposizione di molti movimenti allo “scandalo” Expo 2015.
D. Teme un nuovo G8?
R.
Spero proprio di no, ma dobbiamo essere vigili.
D. Avete chiesto una specifica audizione alla Commissione europea per Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni a Strasburgo. Com’è stata accolta?
R. Bene, ma a seguito del caso Charlie Hebdo, per motivi di sicurezza, il meccanismo delle audizioni si è rallentato. Penso che, al massimo entro la fine di quest’anno, la nostra petizione verrà accolta.
D. Cosa ne pensa dell’uscita su Facebook di Fabio Tortosa, il poliziotto della Diaz che ci rientrerebbe «mille e mille volte»?
R. Ormai ai membri delle forze dell'ordine è consentito tutto: torturare, uccidere, dire il falso, depistare. E nonostante tutto rimanere a libro paga di tanti cittadini onesti.
D. Qualcuno fa anche carriera...
R. Sì, come per i tanti super poliziotti presenti alla 'macelleria messicana' di Genova che sono stati premiati. Qualcun altro viene invece applaudito, come è accaduto per i poliziotti che hanno assassinato Federico Aldrovandi.
D. Sono solo poche 'eccezioni'?
R. Non credo. Forse certe ignobili e vergognose esternazioni social danno il senso compiuto di quello che sono oggi le 'forze della repressione' a cui i governi garantiscono impunità.

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