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MAMBO 15 Aprile Apr 2015 1158 15 aprile 2015

Il centrosinistra italiano? Peggio di casa Vianello

Dalla guerra Prodi D'Alema fino allo scontro sull'Italicum. Una tragedia diventata farsa.

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La storia del centrosinistra, quello che nasce con la Seconda Repubblica, è intrisa di scelte incomprensibili, di rivalità insensate, di scarso rispetto verso gli elettori.
Ciascuno di noi si è fatto una propria opinione sugli avvenimenti di questi ultimi 20 anni, ma ripercorrere velocemente il film del centrosinistra lascia storditi.
Il primo tempo viene incardinato sulla figura di Romano Prodi. Non è un leader, ha una solida esperienza nell’impresa di Stato, viene dalla cultura cattolica bolognese, colta e progressista, guida un “piccolo mondo” di intellettuali che aspirano a governare la sinistra. D’Alema, il leader del partito più forte, gli conferisce, come disse, l’autorità che gli veniva dal proprio elettorato e gli prestò Veltroni, il vero inventore della formula del centro-sinistra.
LA GUERRA PRODI-D'ALEMA. Prodi e l’ineffabile professor Parisi, invece di accingersi a governare l’Italia e una maggioranza non fortissima, decise che il suo primo compito fosse quello di far fuori i partiti che lo sostenevano. D’Alema non volle starci e iniziò a considerare Prodi e il suo governo come i fattori di una crisi distruttiva della sinistra.
All’epoca il segretario ex comunista tendeva al socialismo e cambiò nome al Pds in Ds per chiudere con l’occhettismo, e le sue tentazioni democratiche tout court, per fondare il nuovo partito socialista italiano depurato, tuttavia, dai socialisti veri.
C’era poi Bertinotti che giocava un’altra partita, tutta identitaria. Andò come andò, non so se ci fu complotto contro Prodi, personalmente non lo credo, certamente il Professore si indebolì e cadde.
Nacquero altri governi, fra cui quello di D’Alema e poi Amato, e tutti vissero sull’orlo del burrone nella consapevolezza che la spinta finale alla caduta rovinosa sarebbe arrivata da un amico.
Si giunse così al 2001 e il centrosinistra invece di presentare come candidato alla premiership uno dei presidenti del Consiglio uscenti scelse, in verità lo decise Scalfari, Francesco Rutelli che fece una combattiva campagna elettorale, ma perse.
LE PROTESTE DEI GIROTONDI. Veltroni intanto andò a fare il sindaco di Roma e la guerra civile a sinistra vide nuove combattenti, i cosiddetti “girotondi”, in cui primeggiava Nanni Moretti e che Furio Colombo pensava di trasformare nel suo personale popolo.
La guerra finì per consunzione dei contendenti. Si avvicinavano, intanto, altre scadenze elettorali, europee, regionali e poi politiche. Romano Prodi era a Bruxelles inviato colà da una trattativa di D’Alema con il governo tedesco, Fassino sembrava sul punto di portare il proprio partito a una affermazione elettorale. Qui l’ennesima svolta.
In vista delle politiche i leader del centrosinistra scoprirono di non avere uomini nuovi e puntarono sul “vecchio” Prodi che, per accettare, intimò lo scioglimento di Ds e Margherita.
Dapprima furono recalcitranti i Ds, ma alla fine D’Alema e Fassino si rassegnarono. Resistettero Franco Marini e Francesco Rutelli ma anche loro dovettero subire il diktat parisian – prodiano.
Si arriva così al voto politico con Prodi a capo di una coalizione megagalattica. Ma fece subito acqua da tutte le parti, Bertinotti dopo un po’ se ne disamorò, un certo De Magistris pensò bene di arrestare la moglie del ministro della giustizia Mastella, il governo cadde, ci furono nuove elezioni con il Pd guidato da un fantasiosissimo Veltroni che ebbe un bel risultato ma vinse Berlusconi.
I FALLIMENTI DI BERSANI E LETTA. Il Cavaliere sembrò definitivamente sulla cresta dell’onda, poi ci si accorse che non sapeva governare e lui iniziò a perdersi nelle “cene eleganti”.
Quando si affacciò il nuovo cimento elettorale, il centrosinistra, che intanto si era svenato con il sostegno al governo Monti, sembrava dovesse vincere a mani basse, ma anche questa volta era una carovana impazzita e il povero Bersani non ce la fece. Non ce la fece neppure Enrico Letta a guidare un governo di transizione e questa situazione aprì la strada al più impetuoso dei leader che si sia visto da quelle parti, Matteo Renzi.
È storia di oggi, è storia di coraggio e millanterie, di nemici interni liquidati senza l’onore delle armi, e di riforme proposte alla rinfusa, è storia anche di successi elettorali e di sfarinamento del centrodestra. Potrebbe essere l’occasione per fare del centrosinistra l’asse di una ventennale politica di governo.
Invece si scontra su una cosa che viene chiamata pomposamente “democrazia” mentre si tratta di scegliere se i nominati dovranno essere scelti dai signori delle tessere con le preferenze o mandati nei collegi sicuri delle circoscrizioni rosse.
Come vedete si conferma quel passaggio della storia da tragedia a farsa.

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