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REPRESSIONE 16 Aprile Apr 2015 1800 16 aprile 2015

Armeni in Turchia, una diaspora lunga un secolo

Abitano l'Anatolia da 3.500 anni. A fine 800 erano 3 milioni. Oggi sono 50 mila. Decimati dai massacri. E dalle leggi discriminatorie. Che Erdogan cavalca.

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Per negare il genocidio armeno, la Turchia si è spinta a condannare il papa.
«Sta con il fronte del male», lo ha attaccato il premier Ahmet Davutoglu. Poi il presidente Recep Tayyip Erdogan ha ammonito Francesco a «non ripetere l'errore», minacciando di espellere gli oltre 100 mila armeni che lavorano nel Paese: «Finora non lo abbiamo fatto ma potremmo. Non sono cittadini turchi».
Come è prassi per Erdogan e i vertici del Akp (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), la questione non è squisitamente di principio, ma anche di opportunità politica, visto che gli islamisti turchi sono in campagna elettorale per le Legislative del 7 giugno.
LA CAMPAGNA ISLAMISTA DI ERDOGAN. Il capo di Stato, premier per 10 anni, e l'attuale presidente del Consiglio Davutoglu, ex ministro degli Esteri e a capo del partito, vogliono consolidare le vittorie dell'Akp alle Amministrative e alle Presidenziali del 2014.
Facendo leva su un elettorato a maggioranza islamista che non vede di buon occhio minoranze religiose ed etniche quali curdi e armeni, in passato messi anche gli uni contro gli altri dai nazionalisti.
Discriminazioni di lunga data, fondate su un sentire comune e mai affrontate né elaborate.

La mappa del genocidio armeno (Wikipedia, Sémhur)

Carcere per chi denuncia il genocidio e confische dei beni agli armeni

I curdi continuano a essere una parte cospicua della cittadinanza (12 milioni concentrati nella parte orientale), di religione musulmana e zoroastriana, oggetto di repressione soprattutto dopo il disfacimento dell'Impero ottomano, nel 1920, e la trasformazione della Turchia in una Repubblica laicizzata.
Di religione cristiano-ortodossa, gli armeni furono invece massacrati negli ultimi anni del Sultanato, dalla fine dell'Ottocento al 1916, per mano degli ottomani e dei nazionalisti poi diventati laicisti.
La persecuzione diede origine alla moderna diaspora e il mancato riconoscimento della macchia sugli armeni, da parte di Ankara, ha fatto sì che, un secolo dopo, in Turchia sia stimata una minoranza decimata a 50 mila cittadini turco-armeni.
SOLO UN TERZO HA LA CITTADINANZA. Solo un terzo della comunità ha cittadinanza, il resto è a rischio espulsione. Spesso i discendenti delle vittime non la vogliono ma d'altra parte, anche volendola, la cittadinanza turca non conviene, né è facile ottenerla.
Dal 1927, in Turchia vige la legge che vieta l'ingresso degli armeni e chi usa la parola «genocidio» rischia la reclusione da sei mesi a due anni per «vilipendio dell'identità nazionale», secondo l'articolo 301 del codice penale.
Non si scherza. In tempi recenti sono stati condannati giornalisti e anche il Nobel alla Letteratura Orhan Pamuk, massimo scrittore turco vivente nonché orgoglio nazionale, è stato incriminato per questo reato.
UN SECOLO DI DISCRIMINAZIONI. Dall'era ottomana la discriminazione degli armeni è proseguita, parallelamente alla repressione curda, anche nella cosiddetta Turchia moderna del generale e presidente Mustafà Kemal Atatürk e dei suoi successori, con leggi anti-armene che hanno autorizzato la confisca dei beni dei deportati e uccisi.
Il loro patrimonio millenario è stato turchizzato e la salita al potere dell'Akp non ha cambiato nulla. Nel 2003 il primo governo islamista ha ufficializzato per legge il divieto di parlare di «genocidio» per gli armeni nelle scuole.
I manuali sono stati scritti dai vincitori. L'insegnamento di lingua, religione e storia armena è sottoposto al controllo di un commissario politico e, sulla materia, il ministero dell'Istruzione organizza regolarmente seminari per professori e studenti.

La deportazione degli armeni (Wikipedia, dal libro Ravished Armenia)

Pogrom e deportazioni: i massacri di massa dal 1894 al 1916

Grazie alla ricostruzione faziosa del passato Ani, la «città delle 1001 chiese», capitale armena medievale dell'odierna Repubblica armena e della Turchia orientale, può essere descritta senza mai menzionarne l'identità.
Nel 1921, la nuova Assemblea nazionale dei Giovani turchi ordinò ai militari di «spazzare via i monumenti di Ani dalla faccia della terra» e, ancora oggi, i luoghi di culto sono bersaglio di vandalismi e i pochi abitanti rimasti, famosi per il loro artigianato, usano spesso cognomi turchi per non dare nell'occhio.
Gli allora circa 3 milioni di armeni nel Paese iniziarono a emigrare dalla fine dell'800, in risposta alla campagna del sultano Abdul Hamid II (tra il 1894 e il 1896) per reprimere rivolte e moti indipendentisti.
2 MILIONI DI MORTI. I villaggi venivano bruciati, le persone uccise. E dopo i 30 mila morti del 1909 nel massacro di Adana, il 24 aprile del 1915 da Istanbul iniziarono le deportazioni capillari, per ordine dei Giovani turchi, i nazionalisti andati al governo nell'Impero ottomano.
Mentre gli storici di diverso orientamento dibattono se vi fu o meno «progetto di sterminio», dal 2016 gli armeni reclamano quasi 2 milioni di connazionali uccisi nei pogrom o morti di fame, malattie e stenti nelle marce della morte che finivano nel deserto siriano.
«Della politica negazionista della Turchia si preferisce non parlare per non essere costretti a imbarazzanti incidenti diplomatici o ritorsioni non gradite» scriveva la European Armenian Federation for Justice & Democracy chiedendo il riconoscimento del genocidio come condizione per l'adesione della Turchia all'Unione europea.
LA DIASPORA ARMENA. In occasione del 103esimo anniversario, durante lo scontro tra il papa e la Turchia, l'Europarlamento ha votato un testo di condanna del «genocidio», non vincolante per l'ingresso di Ankara nell'Ue.
Nella vecchia Armenia occidentale in territorio turco rimangono chiese diroccate e villaggi abbandonati. Dei circa 8 milioni di armeni, 3 milioni vivono nella Repubblica democratica armena, parte dell’Unione sovietica dal 1922 e indipendente nel 1991.
Gli altri sono sparsi nel mondo. Per la maggior parte in Russia, Stati Uniti, Francia, Georgia, Nagorno Karabakh (Repubblica autoproclamatasi indipendente dall'Azerbaigian) e Iran.
Nella Turchia, loro casa da 3.500 anni, abitano meno armeni che Oltreoceano.

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