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MAMBO 16 Aprile Apr 2015 1245 16 aprile 2015

Sinistra Pd, ma dove vai con Mineo e Gotor?

La minoranza esce sconfitta dall'assemblea, e non è una notizia. I suoi guru sono lo specchio della crisi.

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Corradino Mineo.

L’assemblea del Pd si è spaccata. E questa non è una notizia.
Quel che farà Renzi, è noto: proseguirà sulla strada che ha scelto. E anche questa non è una notizia.
Quel che farà la minoranza o le minoranze diventerà una notizia se accadrà qualcosa di nuovo.
Finora le minoranze hanno recitato un copione già scritto al momento della salita al trono di Renzi: battaglia senza quartiere sui media, resa incondizionata al momento della conta. Questa volta l’impresa è più complicata perché è stata troppo caricata di significati.
LA MINORANZA SCEGLIE LA STRADA PEGGIORE. Bersani, dopo aver a lungo interpretato il ruolo di garante dell’unità della Ditta, ha scelto di fasciarla. D’Alema se l’è legata al dito e guarda a Renzi come all’usurpatore della sinistra. Gli altri minacciano sfracelli che non fanno. Il mite Cuperlo oscilla fra richieste di compromesso e frasi solenni di difesa della democrazia, interna ed esterna, quasi fosse uno dei fratelli Rosselli.
Quel che si capisce è che la minoranza interna al Pd, che ha tante buone ragioni, culturali e politiche per opporsi a Renzi, ha scelto la strada peggiore, quella del “tanto peggio tanto meglio”. E pensare che sono stati, in gran parte, dirigenti del Pci.
RENZI SA COSA VUOLE. Renzi gioca la sua partita con freddezza. Sa dove vuole andare (dare al Paese una legge elettorale maggioritaria, anche a rischio di scriverla male), sa che se non l’avrà sarà per lui una passeggiata indicare agli elettori i responsabili, si proporrà come l’uomo del cambiamento contro i conservatori che sono alla sua sinistra e contro quelli che, pur volendo cambiare tutto, come i grillini, si mettono di traverso ogni volta che si cambia qualcosa.
Della destra è bene tacere se siamo arrivati al punto che nessuno difende il povero Berlusconi dalle sciocchezze che gli fa dire la sua fidanzata persino su Dudù.

Non si può tornare indietro

Miguel Gotor, senatore Pd.

Alla fine di questa conta ci sarà o una nuova legge elettorale con annesse elezioni anticipate o elezioni anticipate senza legge elettorale. Dopo mesi di dura battaglia coloro he vogliono ricostruire una sinistra politica in Italia avranno raggiunto questo strabiliante risultato.
Renzi può ancora giocare bene la sua carta. Credo che non possa più tornare indietro anche perché (lui ha ragione) ogni nuovo mutamento della legge elettorale lo espone al rischio del rinvio alla calende greche. Può viceversa sottrarre agli avversari il terreno sotto i piedi non con l’annuncio di riforme ma con l’attuazione pratica di ciò che ha promesso. Vedo tre dossier: un piano industriale del Paese, la realizzazione rapida non delle 30 grandi opere ma di quelle 10 fondamentali, soprattutto al Sud, la scuola.
GOTOR E MINEO, SPECCHIO DELLA SINISTRA. Ci sarebbe la giustizia, ma io fossi in Renzi aspetterei. La magistratura, che sulla carta merita tutto il nostro rispetto, sta infilando errori uno dopo l’altro a fronte di una immutata arroganza. Ancora qualche altra sentenza di assoluzione o intervento della Corte di Strasburgo e i pm più fotografati del mondo dovranno arrendersi.
La sinistra Pd si spaccherà. L’ex capogruppo Speranza potrà diventare una voce critica del renzismo oppure candidarsi a fare il segretario della cosa che nascerà dopo il logoramento della vita interna al Pd. Poi bisognerà scrivere una storia degli intellettuali post Pci. Stimo molto Miguel Gotor, Corradino Mineo è stato un buon giornalista ma il fatto che siano diventati due guru della sinistra fa ben capire perchè per questa non c’è più futuro.

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