Paita 150416162150
REGIONALI 17 Aprile Apr 2015 1905 17 aprile 2015

Elezioni in Liguria, Burlando e i giochi di potere con Paita

Due mandati. Influenza trentennale. Ora la delfina Paita. Il governatore uscente muove la sua macchina politica oliata. Sullo sfondo Bagnasco e il crac Carige.

  • ...

Raffaella Paita.

Gerundio, il Nulla e ora, come ne I tre Moschettieri, anche il Cardinale.
Per quanto risucchiata nelle logiche della politica nazionale e ridotta per molti a una prova di forza su chi sta con Renzi e chi contro, la prossima elezione regionale della Liguria, dove si vota il 31 maggio, ha una logica tutta sua, locale.
Gerundio, come i liguri per assonanza con il suo diffuso cognome chiamano il presidente regionale dopo due mandati uscente, è Claudio Burlando.
MACCHINA POLITICA OLIATA. Lascerebbe la guida della Regione alla capolista Raffaella Paita, suo assessore.
Successione diretta e direttissima. Burlando ha una macchina politica personale ben oliata e che ha messo in campo varie liste “amiche”.
CENTRODESTRA INESISTENTE. Il Nulla è il centrodestra, che non esprime niente in città e in regione e che l’imperiese Scajola preferì per motivi suoi legare a una solida alleanza con Burlando in cambio della mano libera, appunto, nel Ponente.
Un capolista, l’ignaro Giovanni Toti, viareggino e quindi al massimo tirrenico, è stato paracadutato da fuori.
La borghesia genovese? Correva in massa già alla fine degli Anni 70 sotto le ali del Pci prima e di Burlando poi.
Da non crederci, ma è così. Maniman... (non si sa mai, ndr). E qualche affaruccio c’è uscito.
BAGNASCO CON BURLANDO. Il Cardinale è Angelo Bagnasco, primate di Liguria e un po’ di Basso Piemonte, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), e che due giorni fa ha fatto il suo ingresso nella competizione elettorale. Al fianco di Burlando.
Si tratta di confermare o ripudiare (non facile, anche se vincesse il “foresto” Toti) un sistema di potere - molto immobiliare e con troppe Coop, edilizia e supermercati - e di accordi che, nonostante la parentesi di una amministrazione di centrodestra dal 2000 al 2005, è considerato ormai trentennale, imperniato sull’ex Pci genovese e rappresentato al meglio da Burlando.

Burlando amerebbe chiudere da sindaco

ll capo del Dipartimento di Protezione Civile, il prefetto Franco Gabrielli, il sindaco di Genova Marco Doria e il governatore Claudio Burlando.

Paolo Emilio Taviani lo considerava suo erede, nell’asse del potere locale, non diretto ma nel senso di erede del potere.
E lo è stato, prima come amministratore comunale, poi sindaco, poi ministro e infine presidente della Regione.
Non più eleggibile, Burlando, si dice a Genova, amerebbe chiudere la carriera a tempo debito (è del 1954) come sindaco, poltrona dalla quale fu estromesso bruscamente dai magistrati nel 1993 e poi riabilitato e indennizzato con 60 milioni di lire nel 1997.
AL POTERE DA 40 ANNI. La sinistra di origine comunista e ora il Pd hanno in mano il Comune da 40 anni esatti. Un record che solo Bologna, fra i grossi capoluoghi di Regione, è riuscita a superare.
Il candidato del Pd è Raffaella Paita, assessore regionale, consorte del presidente del Consorzio del Porto, Luigi Merlo, e molto vicina a Burlando.
Il voto sarà, politicamente, più che pro o contro Renzi, pro o contro Burlando, considerato da almeno 30 anni l’asse del potere locale.
GIUDIZIO SULL'ALLUVIONE. In termini pratici si tratta di giudicare col voto due fatti recenti che un numero consistente di liguri rimprovera a questo sistema di potere.
L’ennesima grave alluvione dell’ottobre 2014, grave a Genova e in Regione, per cui la procura ha inviato un avviso di garanzia a Lella Paita per mancato allarme in quanto assessore alla Infrastrutture.
«Il fango di Genova vergogna del Paese», titolava l’11 ottobre il Corriere della sera perché accade dal 1970 e da allora si sa che cosa andava fatto ma fino al 2015 non è stato fatto.

E dopo il crac nessuno parla più di Carige

Un'immagine della sede di Banca Carige di Genova.

E poi, fango ancora peggiore, il crac della Cassa di Risparmio.
Genova aveva una grossa banca, la Carige, sesta o settima a livello nazionale.
Carige? Quando la si nomina oggi, nei migliori salotti genovesi e in qualsiasi occasione socio-mondan-politica, i padri della patria alzano gli occhi al cielo, cercano l’uscita e cambiano discorso.
Silenzio di tomba su una voragine che nessuno vuole quantificare con precisione, ma cospicua, nessuno ne parla se non la magistratura aggiornando di tanto in tanto le indagini.
LINEE DI CREDITO A RISCHIO. E non molti giorni fa, già in campagna elettorale, lo ha fatto, ricordando che a fianco delle presunte sottrazioni di capitale da parte dei vertici, il presidente Giovanni Berneschi e alcuni suoi soci in affari, c’è la questione di molte linee di credito con garanzie troppo basse o nulle.
BANKITALIA NON ASCOLTATA. E lì stanno le vere perdite. Un anno e mezzo fa la Banca d’Italia chiese inutilmente «un ampio ricambio» e una presa di distanze dal 'contesto socio-politico', cioè dalle appiccicose Genova e Regione, di cui la Cassa era diventata e resta, per quanto anoressica, ecumenica cassa di compensazione e di mutuo soccorso.
Tutti sano che i referenti dell’asse del potere che ha retto a lungo la Cassa erano tre: Burlando in primis, Scajola pro quota, e...

Bagnasco contro la giustizia a orologeria

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

Ora, giovedì 16 aprile, entra in scena sul caso Paita il Cardinale.
E osserva con una frase per nulla diplomatica che «chissà perché le indagini esplodono sempre in certe ore della storia, delle città, della nazione».
Vero, siamo in piena campagna elettorale. Ma anche la dichiarazione pubblica del Cardinale, che a livello privato ha tutte le buone ragioni di pensarla così perché in assenza di motivi urgentissimi certi avvisi si dovrebbero sempre recapitare a urne chiuse, è esplosa in una certa ora... della città, e della Regione.
CURIA VICINO ALLA CASSA. La Curia, per filiera democristiana, ha sempre contato assai nella Cassa.
Il Secolo XIX ha subito giustamente ricordato che nel 2007, a coronamento di una bella serie di intese con il suo predecessore Tarcisio Bertone (una, il progetto di grossi e giusti lavori all’ospedale Galliera che fa riferimento alla Curia, ma con connessa edilizia abitativa in una delle pochissime aree libere del centro), Bagnasco riceveva da Burlando un omaggio.
La Regione rinunciava a una presenza con un seggio nel Consiglio di amministrazione della Fondazione.
PRIMO AZIONISTA MALACALZA. Sarebbe stata, quella della Curia, «una autorevole presenza super partes». La Fondazione che oggi non conta più nulla doveva controllare la Carige, come primo azionista.
Ora è primo azionista il gruppo Malacalza, che sostiene Burlando, pardon, la Paita. Nella Genova del Terzo Millennio tout se tient. Super partes. «Bagnasco, appunto», ha concluso il Decimonono.

Correlati

Potresti esserti perso