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EDITORIALE 18 Aprile Apr 2015 1043 18 aprile 2015

Boldrini iconoclasta, ma il passato non si cancella

La presidente della Camera non è molto diversa dai mazzieri dell'Isis.

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Il fotomontaggio dell'obelisco del Foro Italico postato in Twitter da Arfio Marchini.

Il presidente della Camera Laura Boldrini pardon, la presidentessa, ha proposto di cancellare l’iscrizione che inneggia al Duce sull’obelisco del Foro Italico.
Immaginiamo sia la prima di una serie di analoghe iniziative per estirpare dai monumenti della città eterna (e a seguire le altre) ogni traccia che porti memoria del Ventennio. E siccome ci sono edifici interi che la incarnano, presto si apriranno giganteschi cantieri di demolizione. Del resto, come insegna l’Expo, a distruggere siamo molto più rapidi che a costruire.
LA DISTRUZIONE DELLA MEMORIA. Il riferimento, la presidentessa non ce ne voglia, corre a quei video dove valenti mazzieri dell’Isis provvisti di trivelle e martelli pneumatici provvedono a eliminare ogni testimonianza artistica della terra su cui hanno piantato le loro bandiere.
Ma chi vuole cancellare il passato, non occorre tanta psicologia per dirlo, è qualcuno che ha paura del presente e pensa attraverso la sua rimozione di renderlo migliore. Si potrebbe obiettare alla signora che vale anche l’opposto, ovvero che è proprio il tener viva la testimonianza del passato che contribuisce a scongiurare il ripetersi delle tragedie che lo hanno funestato.
Il campo di concentramento di Auschwitz è lì per tramandare alla nostra e alle future generazioni memoria dell’Olocausto. Nei dintorni di Madrid il cupo mausoleo della Valle de los Caidos che ospita la tomba di Franco è diventato lo stentoreo simbolo della quarantennale dittatura del Generalissimo.
LA FURIA ICONOCLASTA. Resta da capire perché la presidentessa Boldrini abbia avvertito dentro di sé questo furore iconoclasta. L’occasione per dargli sfogo è stata la celebrazione della Resistenza, e magari uno pensa che siccome queste cerimonie col passare del tempo si trasformano in occasioni di circostanza, abbia voluto lanciare una proposta choc per uscire dalla ritualità.
Ma potrebbe anche essere che la signora creda veramente che cancellandone le vestigia i drammi della storia smettano di interrogare le coscienze. Un pensiero, senza offesa, degno di Abū Bakr al-Baghdādī, anche se il califfo per togliere l’impurità alla radice più che le scritte tirerebbe giù gli obelischi.
Nemmeno un settimana fa Boldrini aveva pomposamente inaugurato l’operazione sorriso, suggeritale forse dal suo nutrito staff di comunicatori i quali si rendono conto che la signora, oltre che non essere un campione di simpatia, indulge con le trovate balzane. Probabile che per la celebrazione della Resistenza, ormai evento di rassicurante routine, abbiano considerato inutile scriverle il discorso.

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