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URNE 18 Aprile Apr 2015 1000 18 aprile 2015

Finlandia, euroscettici in rampa di lancio

Il Paese al voto. Schiacciato dalla crisi. Il premier pro austerity verso la débâcle. Favoriti i centristi. Che pensano a un asse con gli anti Ue. In crescita costante.

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Il premier finlandese Alexander Stubb con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

C'era una volta Oulu. Poco meno di 150 mila abitanti, 600 chilometri a Nord di Helsinki e appena 200 a Sud del Circolo polare artico, adagiata sul bordo settentrionale del golfo di Botnia, la città è stata per un paio di decenni il simbolo scintillante del miracolo tecnologico finlandese.
Solo Nokia, il gigante nazionale, impiegava 5 mila addetti specializzati, le scuole superiori sfornavano ingegneri qualificati e non c'era grande azienda americana del settore che non sentisse l'obbligo di avere una sua filiale lì, nel profondo Nord.
Le startup fiorivano e il motto «crescita attraverso formazione e innovazione» sembrava aver trovato il suo baricentro geografico.
ALLE URNE IN 4 MILIONI. Oulu c'è ancora oggi, ma la sua storia più recente racconta la fine del modello scandinavo dell'Information Technology e l'inizio di una crisi non troppo diversa da quella che affligge i Paesi mediterranei.
Quando domenica 19 aprile 4 milioni di finlandesi andranno alle urne per eleggere per i prossimi quattro anni 200 deputati e il nuovo governo, le ultime novità da Oulu saranno lo specchio in cui si rifletteranno i sentimenti degli elettori.
La Nokia è stata assorbita da Microsoft che ha iniziato a tagliare drasticamente i posti di lavoro. Ne ha sofferto l'indotto, con una morìa di aziende medie e piccole che vivevano nell'ecosistema di Nokia e le case americane hanno traslocato verso lidi asiatici.
L'INDUSTRIA SOFFRE. Soffre anche la tradizionale industria della carta, affossata dall'avanzare dell'universo digitale.
Da ultimo ha chiuso i battenti anche il colosso del commercio Stockmann. La disoccupazione in città è balzata al 18%. Uno scenario inimmaginabile appena un decennio fa.
Altrove non va meglio. Quello che era uno Stato modello per tutta Europa oggi è un Paese in crisi, da Nord a Sud: la disoccupazione su scala nazionale ha toccato il 9,2%, il dato più alto dal 2003, quella giovanile ha raggiunto il 25%.
Poi sono arrivate le sanzioni alla Russia, il vicino con cui la Finlandia ha sempre avuto buoni rapporti commerciali, e la situazione si è ulteriormente aggravata.
IL PREMIER STUBB CEDE IL PASSO. Il premier conservatore Alexander Stubb, l'ex ministro del Commercio balzato alla guida del governo quadripartito meno di un anno fa per sostituire Jyrki Katainen emigrato a Bruxelles alla corte di Jean-Claude Juncker, è un 47enne che twitta come Matteo Renzi e strizza il Paese come Mario Monti.
Per la sua assidua presenza internettiana è un beniamino tra gli studenti delle scuole superiori, certificazione arrivata da un recente studio: il problema è che i ragazzi non votano. E come il professore bocconiano, per battere la crisi Stubb ha adottato la ricetta dell'austerity di Angela Merkel. La cancelliera è volata pochi giorni fa fino a Helsinki per mostrargli il suo appoggio. Risultato: i sondaggisti non hanno dubbi che la sua sorte sia già segnata: perderà.

Sipila verso la vittoria: possibile alleanza con gli euroscettici

Elezioni in Finlandia: chiamate a votare 4 milioni di persone.

Il vincitore sarà Juha Sipila, un 53enne milionario, ex uomo d'affari nel settore tecnologico, che in tre anni ha rivoltato il partito centrista Keskusta come un calzino e ora, da uomo nuovo della politica, assicura che farà altrettanto con il Paese. Da buon imprenditore ha già promesso 200 mila nuovi posti di lavoro. Non sono 1 milione ma i finlandesi, si sa, sono meno degli italiani. Gli elettori sembrano ormai convinti, i sondaggi gli attribuiscono il 24%: sarà lui a tenere il boccino in mano nelle trattative per il nuovo governo.
Ma in Europa sembra essere scoccato il tempo delle destre radicali e la Finlandia non fa eccezione. Così a monopolizzare i riflettori dei media potrebbero essere i nazionalisti del Perussuomalaiset, 'i Finlandesi' guidati da Timo Soini, che già quattro anni fa irruppero sulla scena politica conquistando il 19% dei voti.
L'IDEA DI UN TRIPARTITO. Alle Europee di un anno fa si fermarono al 12,8%, adesso il binomio crisi-austerity sembra avergli restituito forza. Più che sull'immigrazione, Soini ha battuto in campagna elettorale soprattutto il tasto euroscettico, attribuendo a Bruxelles la responsabilità maggiore del declino del Paese e al premier Stubb quella di averne accettato le ricette di austerità. Se sul piano ideologico 'i Finlandesi' pendono decisamente a destra, basandosi su pilastri consueti come la difesa del matrimonio tradizionale, l'anti-abortismo e l'anti-islamismo, in economia paiono quasi di sinistra. Non hanno legami con altre formazioni dell'estrema destra europea e anzi Soini è stato di recente ospite dei Tory britannici.
C'è quindi la possibilità che Sipila, qualora vincesse davvero le elezioni, li ritenga maturi per un'esperienza di governo, magari in un tripartito con i socialdemocratici, che finora hanno condiviso come uno dei partner minori la gestione del governo di Stubb.
CENTRISTI AL 24%. Sempre secondo i sondaggi, dopo i favoriti centristi (24%), gli altri partiti di un qualche spessore ballano sulla stessa mattonella, attorno al 16-17%: i socialdemocratici, 'i Finlandesi' e i conservatori del premier in carica.
Una mano di poker da cui usciranno le carte con cui il presidente incaricato formerà l'esecutivo che dovrà tirare la Finlandia fuori dalle secche.
Compito tutt'altro che facile. L'intera area scandinava è sprofondata nell'incubo della Guerra fredda e ai danni economici provocati dalle reciproche sanzioni con la Russia si aggiungono ora le questioni legate alla sicurezza. I ministri degli Esteri di Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda hanno sottoscritto a inizio aprile un documento nel quale definiscono Mosca un pericolo per la sicurezza dell'area e promettono di cooperare strettamente per prendere le contromisure più opportune. Nei vicini Paesi Baltici e in Polonia, questo ha già significato un aumento delle spese militari.
UN MODELLO DA RIPENSARE. E poi c'è la necessità di ripensare il modello nordico di Helsinki, intervenire nel cortocircuito che la fine della crescita ha determinato nel generoso ma dispendioso welfare state finlandese, fare né più né meno quello che si impone con voce grossa alla Grecia: snellire l'apparato pubblico, recuperare le inefficienze gestionali, rendere ancor più flessibile il mercato del lavoro.
Lo chiede l'Europa e, a guardar bene, non è che le ricette proposte siano poi così originali.
L'austerity sta già costando il governo al premier Stubb, le riforme strutturali richiederanno altri sacrifici. E se al comando saliranno gli euroscettici di Soini, Helsinki potrebbe trasformarsi in un'Atene sul mar Baltico.

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