DIPLOMAZIA 18 Aprile Apr 2015 0800 18 aprile 2015

Vaticano, Sergio Mattarella incontra papa Francesco

Primo incontro istituzionale: sul tavolo immigrazione, lavoro ed Expo. Ritorno di un presidente della Repubblica cattolico (l'ultimo era stato Scalfaro). Cerimoniale semplice: nessun frac e stola. Foto.

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Un incontro senza un'agenda prestabilita di temi: dall'immigrazione alla disoccupazione giovanile fino a Expo e violenza anti-cristiana.
Ventitrè minuti di colloquio. Intenso, più che formale.
Sergio Mattarella senza il frac richiesto dall'occasione ha incontrato papa Francesco, anche lui senza la stola prevista dal cerimoniale.
Quella del 18 aprile è stata la prima visita ufficiale del presidente della Repubblica in Vaticano (guarda le foto).
ECCELLENTI RAPPORTI. «Una visita a soli due mesi dall'elezione», ha tenuto a precisare il pontefice, «che manifesta le eccellenti relazioni tra la Santa Sede e l'Italia». Un gesto che si pone «in continuità» con le visite di Giorgio Napolitano e con l'ormai lunga tradizione che «in particolare dal periodo conciliare, vede infittirsi le occasioni d'incontro tra le supreme Autorità civili italiane e quelle della Chiesa universale».

Immigrazione, l'impegno dell'Italia

Il pontefice ha espresso in primis «gratitudine per l'impegno che l'Italia sta profondendo per accogliere numerosi migranti che a rischio della vita chiedono accoglienza».
Date le proporzioni del fenomeno «non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale».
DRAMMA DEI PROFUGHI. «L'Italia», ha precisato Sergio Mattarella (leggi qui il testo integrale), «è impegnata con generosità per fronteggiare l'emergenza profughi» e «invoca da tempo un intervento deciso dell'Unione europea per fermare questa continua perdita di vite umane nel Mediterraneo, culla della nostra civiltà». Perché «con quelle vite spezzate si perde la speranza di tante persone e si compromette la dignità della comunità internazionale. Rischiamo di smarrire la nostra umanità».

La disoccupazione come «grido di dolore»

Papa Francesco ha toccato anche il tema della disoccupazione: «La carenza di lavoro per i giovani», ha affermato, «diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità».
METTERE AL CENTRO LA PERSONA. Un dramma per Sergio Mattarella che «rischia d'inghiottire il futuro d'intere generazioni. Si impone una visione dello sviluppo economico e sociale che sappia rimettere al centro la persona e la famiglia».
Il capo dello Stato ha comunque tenuto a ribadire che governo e parlamento «sono impegnati ad adottare misure che consentano al nostro Paese di lasciarsi alle spalle una crisi che è stata lunga e dolorosa e da cui solo ora si inizia a intravedere l'uscita».

Expo, una sfida contro il degrado ambientale

A pchi giorni dall'Esposizione universale (al via il primo maggio), papa Francesco ha ricordato che «l'evento dell'Expo sarà un'importante occasione in cui verranno presentate le più moderne tecnologie necessarie a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto dell'ambiente».
Il pontefice ha auspicato che l'evento «possa contribuire anche ad approfondire la riflessione sulle cause del degrado ambientale, in modo da fornire alle autorità competenti un quadro di conoscenze ed esperienze indispensabile per adottare decisioni efficaci e preservare la salute del pianeta che Dio ha affidato alla cura del genere umano».
MAGGIORE ATTENZIONE. Secondo il papa, infatti, la difesa ambientale rappresenta «un altro ambito che richiede oggi particolare attenzione da parte di tutti».
Per cercare di alleviare i crescenti squilibri e inquinamenti, «che a volte provocano veri e propri disastri ambientali, occorre acquisire piena consapevolezza degli effetti dei nostri comportamenti sul creato, che sono strettamente connessi al modo con cui l'uomo considera e tratta sè stesso».

La violenza anti-cristiana «interpella coscienze»

Sergio Mattarella ha ricordato che il dialogo tra le grandi tradizioni religiose «appare tanto più urgente nel momento in cui si avverte la minaccia del terrorismo internazionale, che, spesso, si nasconde dietro inaccettabili, e pretestuose, rivendicazioni religiose».
La libertà religiosa «costituisce un cardine della Costituzione italiana» e «la violenza scatenata contro le comunità cristiane in alcune parti del mondo interpella, con forza, le coscienze di tutti coloro che amano la libertà e la tolleranza».

Ritorno di un presidente cattolico in Vaticano

Il presidente della Repubblica è arrivato alle 9,40 nel cortile di san Damaso.
Ad accoglierlo il prefetto della Casa pontificia, monsignor Georg Ganswein e l'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Daniele Mancini.
Ha ricevuto gli onori della Guardia svizzera e nel cortile è stato eseguito l'inno di Mameli.
PRESENTE LA FIGLIA LAURA. Oltre che dalla delegazione ufficiale, Sergio Mattarella era accompagno da 13 i consiglieri, dalla figlia Laura e da cinque dei suoi sei nipoti: Manfredi, Maria Chiara, Costanza Comella, Sergio e Piergiorgio.
Quello di un capo di Stato di matrice cattolica in Vaticano, è anche un ritorno.
L'ultimo presidente della Repubblica proveniente da un'area politica cattolica era stato, infatti, Oscar Luigi Scalfaro.
Dopo di lui 15 anni di presidenti laici o quasi, come Carlo Azeglio Ciampi, credente ma nella vita privata e Giorgio Napolitano, nato e cresciuto politicamente nel Pci.
TRA FEDE E POLITICA. Sergio Mattarella invece è un cattolico doc, con la famiglia cresciuta nell'Azione cattolica, consapevole però che la spiritualità e la fede non supererà la funzione istituzionale che rappresenta, cioè essere presidente di uno Stato laico.

  • La diretta tivù dell'incontro tra papa Francesco e Sergio Mattarella.

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