Markus Nierth 150312175932
INTOLLERANZA 19 Aprile Apr 2015 1200 19 aprile 2015

Germania, riappare lo spettro neo nazi anti-immigrati

A Tröglitz incendiato l'edificio per i rifugiati. I politici locali minacciati di morte. E il movimento di Pegida in ripresa. Così tornano i fantasmi delle notti razziste.

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da Berlino

Prima le minacce al sindaco, che ne hanno provocato le dimissioni.
Poi, nella notte di Pasqua, l'attentato incendiario all'edificio che avrebbe dovuto ospitare i rifugiati, che ne ha distrutto il tetto.
Infine, la decisione del ministro dell'Interno del Land Sassonia-Anhalt di ridimensionare il piano di insediamento dei profughi: invece dei 40 previsti originariamente, ne arriveranno per il momento solo 10.
UNA CITTÀ IN SCACCO. Al posto del rifugio di accoglienza ormai andato in fumo, l'ospitalità sarà offerta da cittadini privati. Per la politica tedesca, Tröglitz è ormai una Caporetto su tutta la linea: un gruppo di militanti neo nazisti ha messo in scacco una città e i suoi rappresentanti eletti.
Con la violenza sono state capovolte decisioni prese e per di più da Berlino. E a parte qualche debole presa di posizione, non è arrivato alcun supporto.
IL GOVERNO ERA STATO DURO. Eppure era stato lo stesso ministro regionale, il cristiano-democratico Holger Stahlknecht, a dichiarare nella domenica di Pasqua che il governo locale non si sarebbe fatto intimidire dall'attentato e dalle minacce di morte che da settimane giungono alle mail dei politici impegnati sul versante della solidarietà.
«Ritirare il piano di accoglienza sarebbe un segnale di capitolazione nei confronti dei violenti», aveva detto testualmente Stahlknecht alle telecamere nazionali, «una retromarcia che con questo governo e con me come ministro non avverrà mai».
COMPROMESSO AL RIBASSO. E tuttavia la scelta di ridimensionare il piano da 40 a 10 profughi appare un compromesso al ribasso che concede ai violenti molto più di quel che vorrebbe far credere.

A Pasqua una veglia per mostrare un altro volto di Tröglitz

Markus Nierth, sindaco dimissionario di Tröglitz.

Nei giorni immediatamente successivi all'incendio la reazione della società civile della piccola cittadina della Sassonia-Anhalt, il Land più povero della Germania stretto a sud di Berlino e a ovest della più famosa Sassonia (patria di Pegida), era apparsa decisa: una veglia di fronte all'edificio annerito e privo di tetto, preghiere nella cattedrale accompagnate dal parroco, la voglia di mostrare un altro volto di Tröglitz.
MINACCE DI MORTE. Ma dietro le testimonianza di solidarietà, la persistenza delle minacce di morte inviate via internet, che in un ambiente piccolo e chiuso come quello di Tröglitz sono destinate a lasciare il segno, a togliere il sonno e a seminare paura.
«SITUAZIONE DIFFICILE». «Continuo a ricevere mail aggressive», ha dichiarato ai giornalisti Götz Ulrich, reppresentante nel Consiglio distrettuale regionale, anche lui della Cdu, «minacce di morte personali e annunci di nuovi attentati se il programma di accoglienza dei profughi dovesse andare avanti. Per noi politici locali si tratta di una situazione molto difficile».
CHI È IL RESPONSABILE? Le indagini sono a un punto morto.
In tempi di tracciabilità su internet, non c'è nessun indizio sui responsabili delle mail. E gli investigatori non hanno ancora alcuna idea di chi abbia appiccato il fuoco al rifugio per i profughi.
Le autorità hanno promesso una ricompensa di 20 mila euro per chi dovesse fornire prove decisive.
Da quando la situazione si è fatta più rovente, le manifestazioni pubbliche e i cortei settimanali dei gruppi neonazisti sono cessati e l'azione aggressiva è divenuta clandestina.

Riappaiono i fantasmi delle notti razziste di 20 anni fa

Pegida è l'acronimo di Patrioti europei contro l'islamizzazione dell'Occidente.

Ma l'atmosfera generale attorno alla questione dei profughi si è fatta pesante.
Attentati in tono minore sono avvenuti nella regione Nord-orientale del Meklenburgo-Pre Pomerania, facendo intravedere i fantasmi che più di 20 anni fa illuminarono le notti razziste di Mölln, Rostock, Hoyeswerda e Solingen, quando bande di giovani assediarono e incendiarono case che ospitavano immigrati, causando anche la morte di sette persone di origine turca, causando anche la morte di 7 persone di origine turca.
La società civile tedesca cerca mezzi e parole per reagire.
PEGIDA APPARE IN RIPRESA. Ma il movimento di Pegida a Dresda, che dopo i successi invernali sembrava definitivamente in fase calante, non è defunto, anzi ogni tanto appare in ripresa, come un fiume carsico che scompare per poi ripresentarsi in superficie più impetuoso di prima.
Le ultime manifestazioni settimanali hanno mostrato una partecipazione di nuovo in crescita e anche il mezzo flop della presenza di Geert Wilders va visto sotto un'altra luce. C'erano comunque 10 mila persone e se gli organizzatori fossero stati meno tracotanti nell'annunciare 30 mila presenze, nessuno avrebbe parlato di fallimento. Tanto più che ai protestatari di Dresda uno come Wilders non fa né caldo né freddo: loro non vogliono partecipare a crociate ideologiche pan-europee.
BACHMANN LANCIA FESTERLING. A loro interessa solo evitare i profughi vicino casa. Lutz Bachmann, il leader riapparso dopo lo scandalo dei selfie in posa hitleriana pubblicati su Facebook, ha lanciato per le elezioni comunali di giugno a Dresda la candidatura indipendente a sindaco in quota Pegida di Tatjana Festerling, fino a qualche mese fa attivista amburghese di Alternative für Deutschland, considerata troppo a destra dai suoi stessi ex compagni di partito.

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