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STRATEGIE 20 Aprile Apr 2015 0655 20 aprile 2015

Libia, opzioni Ue per fermare crisi e profughi

Riunione dei ministri degli Esteri europei. L'obiettivo è pacificare il Paese.

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Un combattente in Libia.

Non è una soluzione diretta per fermare i viaggi dei disperati nel Mediterraneo quella dell'Unione europea in Libia. Ma assicurando la pacificazione e avviando la ricostruzione del Paese, Bruxelles si augura di tamponare le tragedie del mare.
Secondo quanto riferito dal quotidiano La Repubblica, in attesa del summit straordinario dei capi di governo europei sull'immigrazione, i ministri degli Esteri devono affrontare lunedì 20 aprile il nodo dell'intervento nella crisi libica. E sul tavolo c'è già un documento con cinque opzioni per fermare la guerra e provare ad arginare il flusso dei profughi.
PRIMA LA PACE TRA FAZIONI. Il documento sul tavolo dei rappresentanti dei governi dell'Ue parte dalla premessa che i negoziati tra le fazioni mediati dall'Onu possano arrivare a buon fine con la costruzione di un esecutivo di unità nazionale. Solo dopo che il conflitto interno sarà placato, Bruxelles ipotizza una scala di intervento - sotto l'egida dell'Ue - con impegno crescente.
PRONTE LE TRUPPE DELL'UE. Per prima cosa, l'Europa punta a un'azione di «supporto e monitoraggio del cessate il fuoco» che deve essere messo in atto a livello locale. Per realizzare l'obiettivo, l'Ue parteciperà con supporto esterno, coordinamento degli osservatori e pure con l'invio di tecnici e sostegno logistico con il dispiegamento di forze militari.
Poi Bruxelles sta valutando la protezione e il supporto delle infrastrutture strategiche, creando una «green zone» che includa porto e aeroporto di Tripoli, sull'esempio di quanto fatto in Iraq.
CONTROLLO DELLE FRONTIERE. Ma sono la terza e quarta opzione quelle che più interessano i profughi in partenza dalla Libia. L'Ue vuole controllare le frontiere del Paese in ingresso, visto che sono molte le minacce in arrivo dagli Stati confinanti.
A queste opzioni si collega l'ultima che riguarda l'attività di sorveglianza marittima nelle acque territoriali libiche per fermare il traffico di armi e il contrabbando di petrolio. Ma pure per bloccare il flusso di miganti ed evitare tragedie come quella di domenica 19 aprile.

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