Immigrazione 130622093647
EDITORIALE 20 Aprile Apr 2015 1139 20 aprile 2015

Non lasciamo a Salvini il monopolio della paura

Sulle stragi in mare solo retorica, a destra come a sinistra. Così la tragedia continua.

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Migranti a bordo di una barcone.

Fossimo nel Pd, e nella sinistra in generale, non lasceremmo il monopolio della paura nelle mani di Matteo Salvini e della Lega. Se questo accade, è perché ogni tragedia dell'immigrazione viene filtrata dall'ideologia, e gestita a uso e consumo della scontro politico interno.
Così, sul tema, non ci si smarca mai dalla morsa del buonismo, figlio del retaggio della cultura terzomondista dominante nel Secolo breve, e della più cieca intolleranza verso l'altro, identificato come una latente minaccia a spazi e privilegi, spesso faticosamente conquistati.
TROPPI LUOGHI COMUNI. Ma ci sono luoghi comuni da cui bisognerebbe sgombrare una volta per tutte il campo, come chi continua a paragonare la dolente ondata di profughi che approda sulle nostre coste con il movimento migratorio che nel Dopoguerra portò milioni di italiani a varcare l'oceano.
In America si andava in cerca di lavoro e di occasioni, per sfuggire a condizioni di povertà quando ancora in patria il miracolo economico era lontano. Dall'Africa e dal Medio Oriente si scappa per sopravvivere a guerre e stragi che hanno trasformato quella parte del mondo in una gigantesca mattanza di popoli ed etnie. Noi non siamo la terra promessa, ma una società fiaccata dalla crisi e totalmente priva di un'idea di futuro.
Il buonismo è nemico del raziocinio, favorisce il formarsi di luoghi comuni e di mitologie come quella dell'accoglienza.
SIAMO UN PAESE FIACCATO. Si accolgono le persone se si è nelle condizioni di farlo, ovvero di dare loro una minima prospettiva di integrazione e di vita dignitosa. Non si può pretendere che a farlo sia un Paese stanco come il nostro, da troppi anni in preda alla recessione, costretto a interrompere per mancanza di risorse (vedi Mare nostrum) le sue politiche umanitarie. Incapace di gestire flussi migratori ordinari, figurarsi quelli straordinari di questi giorni che hanno numeri da esodo biblico.
Un conto è predicare in astratto su disponibilità, doveri morali e umanitari. Un conto gestire nel concreto, e se ne stanno accorgendo anche i sindaci di sinistra del Nord, l'assorbimento a costo zero sul territorio.
L'atteggiamento di chi cavalca la paura al fine del consenso è sì riprovevole, ma al fondo presenta anche un dato di realtà ineludibile. Se l'integrazione non è possibile, se l'accoglienza si dimostra il molti casi il proseguimento di uno stato di indigenza, la tendenza a delinquere dei nuovi arrivati è un'ovvia conseguenza.
EUROPA SENZA SOLUZIONI NÉ SOLDI. E non ha alcun senso bollare la paura della gente come un sentimento reazionario. L'uso propagandistico che se ne fa non inficia la sostanza del problema. Anche perché, proprio per la durezza della crisi economica, in ballo non c'è la difesa di rendite di posizione minacciate dall'arrivo dello straniero, ma di condizioni di sopravvivenza al di sotto della soglia di povertà o ai suoi limiti.
Nessuno sa bene come si possa ovviare a questa enorme tragedia, nessuno ha la ricetta (presidiamo le coste, affondiamo le barche, invadiamo la Libia) che scalfisca anche solo in parte il senso di desolante impotenza.
Ma tra tutte le finte panacee, quella della risposta europea è la più mistificante. L'Europa, quella che il nostro governo chiama in causa, non ha nessuna voglia (nemmeno i soldi) di farsi carico della questione. È solo un dispensatore di dichiarazioni e sentimenti a costo zero, come la solidarietà, coperta buona che lascia volontari e soccorritori a sporcarsi le mani, drammaticamente soli.

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