David Cameron Premier 150413125410
CAMPAGNA 20 Aprile Apr 2015 0610 20 aprile 2015

Regno Unito verso il voto, Cameron gioca duro

Scredita Miliband e Salmond. Non risponde ai giornalisti. Snobba gli immigrati. Il 7 maggio ci sono le elezioni: la strategia del premier. Tra promesse e attacchi.

  • ...

da Bruxelles

Fuori dal Regno Unito non fa nessuna concessione. Non un soldo alla Grecia, non un immigrato alle frontiere europee, non un sussidio ai lavoratori stranieri.
Nessun equilibrio deve essere messo a rischio prima delle elezioni britanniche del 7 maggio che vedono David Cameron correre per il suo secondo, e a quanto dice, ultimo mandato.
Immobilismo europeo per non alimentare l'euroscetticismo britannico è la strategia dei Tory, tanto che la presentazione della stessa Agenda europea per l'immigrazione, uno dei temi più urgenti da affrontare a Bruxelles, è stata rinviata a dopo il 7 maggio.
STRATEGIE DIVERSE IN CASA E FUORI. Parlare di nuove quote sugli immigrati o di campi profughi potrebbe infatti spaventare gli elettori inglesi, che alle elezioni europee hanno già mostrato una ipersensibilità sul tema, scegliendo di schierarsi con i nazionalisti euroscettici dell'Ukip di Nigel Farage.
In casa però la strategia è completamente diversa. Cameron ha deciso di giocare ancora una volta la carta della Big society, mostratasi vincente durante le elezioni del 2010. L'idea è quella di costruire una società più a portata d'uomo, e soprattutto più solidale.

Prezzi bloccati e contenimento delle tasse: le promesse di Cameron

Il premier britannico David Cameron.

Posti di lavoro, prezzi bloccati, contenimento delle tasse, sconti e opere di bene sono le nuove promesse di Cameron, che ogni giorno cerca di conquistare una nuova fetta di elettorato in maniera chirurgica, operando settore per settore. L'ultimo è quello dei pendolari.
Un bacino elettorale composto da oltre 250 mila abbonati ferroviari, che potrebbero risparmiare una media di 400 sterline nei prossimi cinque anni. Basterebbe votare Cameron per avere un congelamento delle tariffe. Una promessa che fa venire l'acquolina in bocca ai viaggiatori britannici da anni in lotta contro l'aumento dei prezzi dei biglietti.
PERMESSI RETRIBUITI PER IL VOLONTARIATO. Risparmiare, quindi, ma anche donare sono le parole chiave su cui puntano i Tory. Sempre secondo il progetto della Big society, il candidato dei conservatori, in cambio di un voto il 7 maggio, offre ai lavoratori dipendenti di aziende composte da almeno 250 persone, il diritto a tre giorni di permesso retribuito per dedicarsi al volontariato.
Un cambiamento che Cameron dovrebbe introdurre attraverso una legislazione. E per quanto non sarà facile imporre questa nuova regola alle aziende britanniche, se i Tory riusciranno a convincere le imprese a offrire ai lavoratori un congedo pagato per il lavoro di volontario, il partito si sarà assicurato un'immagine compassionevole e solidale.
GLI ATTACCHI A MILIBAND. Una scelta spalleggiata anche dal primo cittadino di Londra Boris Johnson che ha promesso di garantire il congelamento di tutte le tariffe sui trasporti della città durante il suo ultimo anno come sindaco.
«Questa è la più chiara dimostrazione di una grande società in azione, e sono orgoglioso che sia un governo conservatore a portarla avanti», ha detto Cameron cercando di concentrare l'attenzione sui buoni proposti piuttosto che sui colpi bassi inferti contro l'avversario, il candidato dei Labour, Ed Miliband.
Per quanto il primo ministro abbia cercato di focalizzare l'attenzione sul suo impegno per creare nuovi posti di lavoro non sono mancate le stoccate nei confronti del leader laburista che ha definito «debole e spregevole». Epiteti dai quali ha poi preso le distanze scusandosi.
IL PREMIER NON RISPONDE A PAXMAN. Un errore strategico evidenziato più volte dai media, così come quello commesso da Cameron su un altro punto debole dei Tory.
Quando il giornalista della Bbc Jeremy Paxman ha chiesto al primo ministro di spiegare dove avrebbe fatto i previsti tagli alla spesa sociale pari a 12 miliardi di sterline, Cameron ha rifiutato di rispondere, dicendo solo che «questo è compreso nella gamma di cose che possiamo fare se continuiamo con il piano che abbiamo messo in atto. Come abbiamo risparmiato 20 miliardi di sterline per il welfare con questo parlamento saremo in grado di trovare altri 10 miliardi nel prossimo».

Lo spauracchio dell'alleanza tra il candidato Labour e Salmond

Ed Miliband, leader dei Labour.

Ma anche quando si parla di economia le frecciate elettorali nei confronti dei Labour non mancano. Cameron, che ha finora riufiutato qualsiasi faccia a faccia con Miliband, ha infatti più volte cercato di screditare il suo avversario sostenendo che le famiglie dovranno affrontare un aumento medio delle imposte di 3 mila sterline in caso di vittoria dei laburisti.
E a chi gli ha fatto notare che il suo non era un gioco politically correct ha risposto: «Le elezioni sono una scelta e per questo non mi scuso di mettere in guardia dal pericolo di un aumento delle tasse in caso di vittoria dei Labour».
E non è solo sulla paura dei cittadini di pagare più tasse che Cameron ha cercato di mettere l'avversario in difficoltà.
«STANNO PREPARANDO LA LUNA DI MIELE». Una vittoria dei Labour potrebbe portare il partito nazionale scozzese (Snp) al governo: in un poster elettorale i Tory hanno raffigurato Miliband nella tasca di Alex Salmond, ex primo ministro scozzese e leader storico dell'Snp. «Stanno preparando la luna di miele in Corea del Nord», ha detto Cameron riferendosi all'alleanza tra i due partiti.
Miliband però ha subito escluso la possibilità di una coalizione con l'Snp, data invece per certa dai Tory, sempre più impegnati in una campagna atta a screditare l'avversario. Ma poi quando si tratta di parlare delle proprie di alleanze, il gioco si fa molto più sottile.
NO COMMENT SULL'ASSE CON L'UKIP. Sia Cameron sia il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, hanno infatti rifiutato di escludere una eventuale coalizione con l'Ukip dopo le elezioni, dicendo di non voler commentare le offerte ricevute.
Anche tra i sondaggisti nessuno azzarda un pronostico, difficile pensare che dalle urne uscirà però una maggioranza di governo compatta (fissata a 324 seggi). Le prossime elezioni potrebbero così non solo mostrare la faccia di un Paese spaccato, ma porre fine allo storico bipartitismo inglese. Per quanto Laburisti e Conservatori si sfideranno sino all’ultimo voto - secondo le ultime previsioni sono entrambi intorno al 35% - un ruolo importante lo giocheranno infatti anche i leader degli altri partiti: Farage, Nick Clegg (Libdems), Nathalie Bennett (Verdi), Leanne Wood (Partito autonomista gallese) e Nicola Sturgeon (Snp).
FARAGE APRE AL LEADER TORY. Farage ha già detto che il suo partito sarebbe pronto a sostenere un governo conservatore di minoranza se Cameron accettasse di tenere un referendum nel 2015 sull'adesione della Gran Bretagna all'Unione europea.
Il primo ministro ha promesso di rinegoziare i termini di adesione del Regno Unito dell'Ue e di indire un referendum sull'uscita o meno dall'Ue entro la fine del 2017. Ma per ora ha lasciato solo intendere che la data potrebbe essere anticipata. Quando esattamente si saprà solo dopo il 7 maggio, elettori permettendo.

Twitter: @antodem

Articoli Correlati

Potresti esserti perso