Graziano Delrio 150308090836
FACCIAMOCI SENTIRE 20 Aprile Apr 2015 1041 20 aprile 2015

Si può essere moderni e di sinistra: Expo insegna

Le idee di Pisapia e Delrio sono sensate: bisogna andare oltre i vecchi schemi.

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Graziano Delrio.

Ieri, 19 aprile, alle 14.30 stavo guardando la televisione (cosa che faccio solo in attesa della partita della squadra per la quale tifo in quanto, viceversa, sono un grande consumatore di Internet) e, facendo zapping, mi sono imbattuto nella trasmissione In mezz'ora di Lucia Annunziata.
L’interessata stava intervistando da Perugia, dove si stava svolgendo il Festival Internazionale del Giornalismo, l’attuale sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Dopo averlo ossequiato dicendo che era apprezzabile il suo gesto di non ricandidarsi alle prossime elezioni in un Paese come l’Italia dove tutti sono alla ricerca di poltrone (quindi la giornalista stava dando per scontato che a Pisapia basterebbe ricandidarsi per essere automaticamente eletto e mantenere la propria poltrona di sindaco), due domande dell’Annunziata mi hanno colpito.
LA ANNUNZIATA RESTA DELUSA. Premesso che un intervistatore è giusto che ponga tutte le domande che ritiene più opportune qualunque esse siano (soprattutto se riesce a farlo con garbo e rispetto per l’intervistato come è stato in questo caso), i due temi che hanno attirato la mia attenzione erano relativi: all'dea, lanciata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, di un accordo con il sindacato per sospendere gli scioperi durante l’Expo e il Giubileo e alla decisione, presa e/o condivisa anche dal sindaco Pisapia, di non trattenere gli emigrati all’interno della Stazione Centrale di Milano durante l’esposizione universale.
Nel primo caso l’intervistatrice pareva piuttosto “delusa” solo dalla richiesta del ministro. Mi è sembrato di capire come la Annunziata consideri lo sciopero un diritto inalienabile (e certamente lo è) per cui può/deve essere esercitato sempre e comunque prescindendo dal contesto di riferimento.
UN PENSIERO PER LE VITTIME. Una limitazione di tale diritto, anche se negoziato con il sindacato, è difficile da accettare in quanto interpretabile solo come volontà di offrire ai visitatori di Expo un’immagine di un Paese socialmente tranquilla, cosa che ovviamente non corrisponde esattamente alla nostra situazione attuale.
Prima di parlare della seconda domanda ritengo doveroso un pensiero per le vittime del terribile naufragio che proprio il 19 aprile ha colpito centinaia di migranti. A loro va il rispetto che si dovrebbe a tutti gli esseri umani, soprattutto a quelli che, senza nessuna colpa, sono nati in parti “sbagliate” del mondo e che cercano con determinazione, alimentata da disperazione, una vita migliore.
Ciò detto mi sembra che la decisione di organizzare l’accoglienza di queste persone fuori dalla stazione ferroviaria, dove potranno essere visitate da un medico, gestite e indirizzate poi nei centri di accoglienza o aiutati a raggiungere parenti o amici in altri Paesi del mondo sia una decisione razionale che le autorità avrebbero dovuto prendere prima, anche in assenza dell’Expo.

Dagli scioperi ai migranti, non bisogna dire 'no' a priori

Giuliano Pisapia.

Suggerisco al lettore di non focalizzarsi sul fatto che io abbia potuto interpretare correttamente o meno lo spirito delle domande dell’Annunziata. Anche se le avessi interpretate nel modo sbagliato rimarrebbe il quesito di fondo.
È giusto sospendere possibili scioperi durante eventi particolarmente importanti e significativi per l’immagine e l’economia di un Paese? Può essere presa in considerazione una diversa gestione dei flussi migratori, sempre nelle circostanze citate, al fine di trovare un adeguato equilibrio tra esigenze diverse oppure un’ipotesi simile va interpretata solo come il “becero” interesse delle autorità a privilegiare gli aspetti economici di Expo anziché considerare come prioritario la parte più strettamente umana?
SONO SCELTE DI BUON SENSO. E, come ulteriore riflessione, decisioni simili possono essere prese da chi si professa di “sinistra”? In entrambi i casi citati a me sembrerebbero scelte di assoluto buonsenso. Una pausa concordata tra le parti sociali affinché per alcuni mesi si possano evitare scioperi che potrebbero mettere a repentaglio il buon andamento di Expo e del Giubileo sarebbe dimostrazione di intelligenza e non una sospensione del democratico diritto di sciopero.
Trovare una soluzione per la quale una stazione ferroviaria sia un luogo che serva a garantire la mobilità dei cittadini anziché un rifugio di poveracci (e, purtroppo, non solo) credo sia decisione saggia e pragmatica.
LA SINISTRA SI CONVERTA ALLA MODERNITÀ. In ultima analisi, far sì che in un mondo che diventa sempre più complesso si possano trovare soluzioni non facendo necessariamente riferimento a vecchi schemi o ideologie del passato è segno di modernità. L’economia pianificata è morta con la caduta del muro di Berlino. L’economia di mercato ha esigenze e complessità diverse che vanno sicuramente affrontate trovando soluzioni più adeguate ma che certamente necessitano di formule diverse rispetto al passato.
Se vogliamo è tutto il dibattito che esiste attualmente all’interno della sinistra. Modernità contro conservazione. A mio parere si può essere di sinistra anche modernizzando o superando alcuni tabù che sulla base di una giusta, ma in qualche caso esasperata, ricerca della difesa dei diritti o della solidarietà a tutti i costi ha portato il Paese nella situazione attuale e trasformato il Mediterraneo in uno dei più grandi cimiteri al mondo.

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