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TERRORISMO 21 Aprile Apr 2015 0930 21 aprile 2015

Isis, l'intelligence di al Baghdadi scoperta nei pc

Infiltrazione. Spionaggio. E matrimoni d'interesse. Non solo fanatismo islamico, l'Isis si espande sotto copertura. Ma teme per il suo leader, ferito in un raid.

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Dietro i fanatici dell'Isis, l'intelligence dei vecchi ufficiali di Saddam Hussein.
Lettera43.it aveva scritto nel novembre 2014 dell'esistenza, dietro i volti mediatici di alcuni estremisti, di un secondo livello di comando nella struttura del Califfato nel Nord della Siria e dell'Iraq. Un livello nascosto e artefice dell'organizzazione del cosiddetto Stato islamico.
Un organigramma, analizzando i profili dei vice di Abu Bakr al Baghdadi (che il Guardian ha riferito essere stato gravemente ferito in un raid a marzo) e dei responsabili dei governatorati, composto da menti strategico-militari, ai tempi del regime baathista tutt'altro che fondamentaliste.
L'ARCHIVIO AL DER SPIEGEL. L'archivio di uno dei responsabili dell'intelligence dell'Isis ucciso in Siria dai ribelli, del quale attraverso la Turchia è venuto in possesso in esclusiva der Spiegel prima attraverso la Turchia poi con verifiche sul posto, ha rivelato una pianificazione sofisticata alla base della fondazione del Califfato, nel luglio 2014, e della sua propagazione all'estero, attraverso infiltrazioni, reclutamento diffuso e alleanze politiche e tribali.

Il capo dell'Isis Abu Bakr al Baghdadi

NIENTE CORANO, SOLO CARTE E PC. Perquisita la casa, ad Aleppo, dell'iracheno Samir Adb al Muhammad Khlifawi, gli insorti non hanno trovato neanche una copia del Corano.
Ma computer, passaporti, diverse schede telefoniche, un navigatore satellitare e, cosa più importante, molte carte preziose.
Nelle centinaia di pagine manoscritte si trovano gerarchie, elenchi e programmi dettagliati su come approfittare del vacuum di potere in Siria, per assoggettare territori e popoli attraverso propaganda e pratiche basate sul terrore.
Replicando poi il modello nel Nord dell'Iraq, in Libia e in altri terreni fertili per espandersi come l'Afghanistan.

Infiltrazione, spionaggio della popolazione e matrimoni d'interesse

La struttura dell'Isis ricostruita da der Spiegel dalle carte visionate.  

Il programma di Khlifawi, risultato poi un ex colonnello dei servizi segreti della Difesa aerea di Saddam, è aderente con quanto accaduto nelle città prese dall'Isis.
Non con il sangue o lunghi assedi come a Kobane, che non a caso ha resistito ai jihadisti, ma per resa quasi automatica.
Dopo mesi, e a volte anni, di infiltrazioni, conversioni dei clan al potere e eliminazione dei membri scomodi delle opposizioni e di governo.
A Tal Rifaat, un sobborgo a Nord di Aleppo, Khlifawi aveva preso dimora nel 2012, quando il regime di Bashar al Assad era stato decapitato dagli attentati e i ribelli guadagnavano terreno.
Come molti quadri dell'Isis, si faceva chiamare con un falso nome, Haji Bakr, ma in pochi lo conoscevano comunque.
FORTINO DELL' ISIS AD ALEPPO. Nessuno sapeva bene cosa stesse facendo là e anche quando, nel gennaio 2014, Khlifawi è stato freddato per caso in un conflitto a fuoco, i miliziani che stavano rastrellando i quartieri sfilati all'Isis, al massimo pensavano di aver colpito un suo simpatizzante.
Neanche la cittadina, come altre, era stata scelta random. Negli Anni 80 da Tal Rifaat partivano migranti diretti in Arabia saudita, rientrati poi con convinzioni radicali prima di aderire, grazie a Haji Bakr e altri infiltrati, al credo estremo del Califfato.
Nel 2013, mentre a Raqqa l'Isis respingeva al Qaeda e l'esercito dei ribelli, proclamandola sua roccaforte, anche Tal Rifaat diventava un fortino, centrale di smistamento di combattenti da e verso il costituendo Stato islamico.
SPIONAGGIO E RICATTO. Seminare, per l'apparato nascosto dell'Isis significava aprire centri missionari islamici nei villaggi e nelle città martoriate dalla guerra.
Istruire giovani del posto a spiare e riferire delle famiglie più potenti e degli esponenti politici locali. Scoprire le attività contrarie alla sharia (legge islamica), per poi ricattare o eliminare gli avversari.
Modus operandi e obiettivi sono elencati con chiarezza didascalica nel piano d'azione del comandante iracheno passato al Califfato. Il programma prevedeva l'addestramento e l'invio in battaglia dei combattenti.
NOZZE SOTTO COPERTURA. Ma anche tattiche sottili, come il matrimonio di diversi «fratelli» sotto copertura con le famiglie più influenti, per penetrare, a loro insaputa, nei gangli del potere. E la registrazione di maggiori dati possibili sulle convinzioni religiose e politiche della cittadinanza.

Al Baghadi testa di legno: dietro gli ex capi dei servizi di Saddam

La bozza dell'organigramma Isis nell'archivio di Khlifawi (der Spiegel).


Altri centri di preghiera e di aiuto sono stati aperti dall'Isis, in incognito, nella regione siriana al confine occidentale con la Turchia, in città come Atarib, Azaz e Idlib, rimasta l'ultima roccaforte dei ribelli.
Meticolosa era la programmazione delle strutture amministrative e l'attribuzione delle responsibilità, nell'obiettivo di creare governi locali più più possibile efficienti e controllabili, come in effetti è accaduto rapidamente a Mosul e Raqqa, con la nomina di un apparato, anche giudiziario, di supervisione pervasiva.
Oltre a sedi e personale per scuole, asili, sistemi di comunicazione e trasporto, dagli atti rinvenuti ogni Consiglio provinciale prevedeva centri e referenti per la gestione dell'ordine pubblico e per le attività di omicidi e sequestri, per così dire, istituzionalizzati.
SERVIZIO DI INTELLIGENCE. Responsabile ultimo di tutto era l'emiro, a sua volta però controllato da un «emiro di sicurezza, nel caso in cui non facesse bene il suo lavoro» e loro braccia operative un «servizio di intelligence e spionaggio per distretto».
Concepito per sapere tutto di tutti, l'ingranaggio comprendeva l'istituzione dei giudici della sharia, nei tribunali responsabili delle esecuzioni: figure pubbliche apicali a seminare ulteriore terrore, quali effettivamente sono state poi identificate nei video diffusi dall'Isis.
Trucchi d'intelligence, secondo le carte ritrovate, sono stati adottati, da ufficiali consumati come Haji Bakr, anche per amplificare la crudeltà dei jihadisti e la paura provocata dalle loro azioni. Uomini neri, a volto coperto e in maggioranza stranieri, ripresi a incedere su jeep o a sgozzare infedeli. Per combattere in Siria, l'Isis non ha privilegiato siriani, ma maghrebini, sauditi, ceceni e molti europei.
COME LA PROPAGANDA IRACHENA. Una pianificazione precisa del terrore e una propaganda più vicina - almeno per metodo - all'oppressiva intelligence irachena descritta nel libro Republic of Fear dell'espatriato Kanan Makiya, che ai deliri di fanatici religiosi.
Come l'ex ufficiale Khlifawi, i due vice di al Baghdadi, Abu Muslim al Turkmani e Abu Ali al Anbari sono due ex colonnelli di Saddam (nell'unità di intelligence il primo, generale il secondo), emarginati durante l'occupazione americana e finiti, spesso passando dalla prigione Usa di Camp Bucca, in contatto con i jihadisti sunniti di al Qaeda in Iraq.
Ambiguo come Haji Bakr è l'autoproclamato califfo al Baghadi. Silenzioso, anche troppo, dal passato mediocre. Forse una testa di legno dell'intelligence per spacciare come ultra-religioso un regime, in realtà, criminale.

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