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SCENARI 21 Aprile Apr 2015 2131 21 aprile 2015

Italicum, Renzi blinda la maggioranza

Renzi incontra Scelta civica e punta al via libera entro maggio. Poi difende le sostituzioni in commissione: «Scelta democratica». Aventino delle opposizioni.

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Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Matteo Renzi punta l'obiettivo Italicum. Con un timing ben preciso in mente: a metà maggio la riforma elettorale deve essere legge.
Mentre infuria alla Camera la polemica con le opposizioni che si ritirano dai lavori in Aventino il premier ha messo in chiaro, ancora una volta, la sua posizione: «Non ci fermiamo nella palude. Avanti, su tutto!».
MINORANZA PRONTA A VOTO SEGRETO. Rimangono poche speranze della minoranza Pd più dialogante, pronta a sfoderare in Aula ogni arma a sua disposizione, dal voto segreto fino al far mancare il numero legale, in asse con le opposizioni.
Ma il segretario Pd ha serrato i ranghi della maggioranza ricevendo con Lorenzo Guerini, una delegazione di Scelta civica.
OCCHIO AI 'MALPANCISTI' DI SC. Dal momento della diaspora dei senatori, con l'ingresso nel Pd del ministro centrista Stefania Giannini, Enrico Zanetti e i 24 deputati di Sc non hanno perso occasione di mostrare il loro scontento per il ridimensionamento nel governo.
Da ultimo, la minaccia di uscire anche loro dalla commissione, insieme ai partiti di opposizione.
Renzi allora ha convocato Zanetti, Andrea Mazziotti e Mariano Rabino, per un colloquio in cui ha messo in chiaro agli alleati di governo di non fare scherzi. Con una 'semipromessa': un aumento delle deleghe o un incarico da viceministro, quando sarà il momento di rimettere mano alla squadra (magari dopo le regionali) per nominare anche il nuovo ministro Ncd.
DIALOGO CON ALA 'GOVERNATIVA' MINORANZA. Parallelamente va avanti sotto traccia il dialogo con l'ala più 'governativa' della minoranza Pd.
Perché se è vero che Renzi non ha chiarito fin dove sarebbe disposto a spingersi nelle modifiche alla riforma costituzionale, più d'uno avrebbe recepito un messaggio di disponibilità al dialogo.
Un segnale più concreto si attendeva il premier lo desse a Roberto Speranza, per consentirgli di ritirare le dimissioni da capogruppo ma al momento non è arrivato nessun segno in tal senso.
La questione è «in sospeso» tanto che qualcuno ipotizza anche che non venga risolta prima dell'ok all'Italicum.
IN AULA 25-40 VOTI CONTRARI. Secondo gli esponenti renziani alla prova dell'Aula nelle fila dell'opposizione Pd è atteso un vistoso calo dei voti.
Non certo i 120 che non hanno partecipato al voto nell'assemblea del gruppo, ma «una frazione: tra i 25 e i 40 al massimo».
Il motivo? Come potrebbe emergere anche da una riunione di Area riformista convocata per la sera del 22 aprile, l'ala più moderata della sinistra dem condivide il principio enunciato da Renzi per cui è «democrazia» seguire la linea decisa dalla maggioranza del gruppo.
E perché i renziani continuano a far passare il messaggio che è in gioco la vita stessa del governo.
FIDUCIA ORMAI INEVITABILE. Nel governo la fiducia in Aula sul testo (i voti di fiducia potrebbero arrivare fino a quattro: uno su ogni articolo) viene considerata sempre più inevitabile.
Perché se ci sarà voto segreto le opposizioni possono saldare un pericoloso asse con i partitini della maggioranza e la minoranza Pd.
Renzi è convinto di avere dalla sua i verdiniani di Forza Italia e coloro che nel partito di Berlusconi considerano difficilmente difendibile la giravolta sull'Italicum rispetto al Senato.
Ma i 'pasdaran' della minoranza minacciano di far mancare il numero legale.
Pronta la risposta dei renziani: «Dovrebbero avere una truppa di 80 deputati. Non li hanno».

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