Matteo Renzi 150124090210
MAMBO 22 Aprile Apr 2015 1106 22 aprile 2015

Alla minoranza dem piace la politica horror

Sull'Italicum l'autolesionismo della sinistra Pd ha raggiunto il suo apice.

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Matteo Renzi, segretario del Partito democratico.

Nella distribuzione dei ruoli del film chiamato “Italicum” a Matteo Renzi spetta la parte del cattivo, a tutti gli altri quella dei buoni.
Il cattivo è cattivo perché vuole una legge elettorale diversa dal Porcellum e resa obbligata dalla sentenza della Corte Costituzionale, la vuole dopo aver raggiunto un accordo con altri partiti, compreso quello guidato dal “buonissimo” Renato Brunetta, e dopo che la direzione del Pd ha più volte approvato questa linea, la vuole dopo aver accettato i miglioramenti strutturali chiesti dalla minoranza dem (abbassamento della soglia di ingresso in parlamento per i partiti minori e innalzamento della soglia per il partito vincitore per poter ottenere il premio di maggioranza), la vuole dopo mesi di discussioni e di dibattiti parlamentari.
ITALICUM, LEGGE ACCETTABILE. Non la pensa così il Movimento 5 Stelle, nato per rovesciare l’Italia come un guanto ma che si oppone a ogni modifica dello status quo. Dice no la Lega che è troppo impegnata a dar la caccia a quei migranti che sopravvivono al mare. Dice no Brunetta per fare un dispetto a Verdini. Dice no, come già ricordato, la sinistra Pd, perché pensa di far fuori Renzi e soprattutto di “mascariarlo” come uomo dalla vocazione autoritaria.
L'Italicum non è uno dei prodotti migliori che si potevano immaginare, ma è una legge largamente accettabile. Come ho già scritto, il tema dei nominati non è risolto né dal voto di preferenza (territorio dei signori delle tessere) né dai collegi (ci sono collegi forti e sicuri dove vanno gli insicuri di ogni burocrazia).
La ragione per non votarla ovvero per emendarla fino allo sfinimento sta:

a) nel timore che Renzi provochi elezioni anticipate (ancora una volta trascurando il piccolo particolare che le Camere le scioglie il presidente della Repubblica)

b) per dargli in ceffone sui denti.

L’autolesionismo della sinistra del Pd è dato dal fatto che questa componente, che non conduce battaglie globali sulle questioni sociali, fa la madre di tutte le battaglie su una buona legge elettorale e impone al sistema politico e all’opinione pubblica un giudizio sul “proprio” leader, eletto dai “propri” militanti ed elettori, come un “fascista in potenza”.
NESSUNA IPOTESI DI PARTITO NUOVO. Un caso da letteratura politica horror. E questo senza che nessuno di loro dica che, stando così le cose, è bene fare un nuovo partito democratico e di sinistra.
Io che sono stato nella stessa organizzazione di tanti di questi parlamentari, e lì ho imparato la politica, le regole delle battaglie parlamentari, il modo di stare in un partito, la critica e il rispetto del leader – parlo del Pci- sono letteralmente allibito e dubito che tutto ciò possa definirsi “di sinistra”.
IL VIZIO DELLA SINISTRA DI AMMAZZARE IL LEADER. Se questa storia finirà con la caduta di Renzi e se porterà al potere un nuovo simil-Berlusconi o, peggio, un Salvini appena uscito dalla fiaschetteria, aggiungendo il nome dell’attuale leader ai tanti nomi di leader che il Pd e l’Ulivo hanno fatto fuori con delitti di famiglia, se dovesse accadere, ripeto, spero di non trovare per strada un mio vecchio compagno della sinistra Pd. Gli direi parole amare e definitive.
E poi facciano poche storie sulle esclusioni dalla festa dell’Unità: Bersani e Cuperlo sanno che anche in quelle da loro organizzate venivano depennati nomi scomodi, per esempio ex direttori dell’Unità.

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