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PROCURE 22 Aprile Apr 2015 2107 22 aprile 2015

Inchiesta Maroni, indagata Expo

Il dg Malangone è accusato di induzione indebita. Anche la società sarebbe responsabile.

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Expogate, in centro a Milano.

Anche la società Expo 2015 Spa risulta, da quanto si è saputo, indagata nell'inchiesta della procura di Milano che vede il governatore della Lombardia Roberto Maroni accusato, tra le altre cose, di induzione indebita per presunte pressioni in relazione a contratti affidati a due sue ex collaboratrici.
NELL'INTERESSE DI EXPO. La società Expo è indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. L'articolo 5 della legge 231 del 2001 spiega che «l'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio» da persone «che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente».
Sotto inchiesta, come è già emerso, è finito, infatti, il dg di Expo Christian Malangone.
L'indagine, coordinata dal pm di Milano Eugenio Fusco e condotta dai carabinieri del Noe, vede accusato Maroni, difeso dall'avvocato (dal 21 aprile nominato nel cda di Expo) Domenico Aiello, di induzione indebita, assieme a Malangone e ad altre persone, in relazione ad un contratto di collaborazione con Expo ottenuto in passato da Maria Grazia Paturzo, ex collaboratrice al ministero dell'Interno del governatore.
PRESUNTE PRESSIONI SU UN VIAGGIO A TOKYO. Gli inquirenti, inoltre, hanno effettuato verifiche anche su presunte pressioni relative ad un viaggio a Tokyo nell'ambito del 'World Expo Tour', tra fine maggio e i primi giorni dello scorso giugno. In quell'occasione la società Expo fece presente che non poteva pagare le spese del viaggio anche a Paturzo.
Maroni, poi, decise all'ultimo momento di cambiare programma e di recarsi per un altro appuntamento istituzionale a Berna e al suo posto la Regione Lombardia venne rappresentata da una delegazione guidata da Mario Mantovani.
L'altra tranche dell'inchiesta, invece, riguarda un contratto di collaborazione con la società Eupolis che Maroni, attraverso il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello (anche lui indagato), avrebbe fatto ottenere ad un'altra sua ex collaboratice, Mara Carluccio.

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