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SPIN DOCTOR 22 Aprile Apr 2015 1301 22 aprile 2015

Lobbying in Ue, Slovenia campione di trasparenza

È il primo Paese del report: 55 punti su 100. Male l'Italia, nelle ultime cinque posizioni.

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Alenka Bratusek, premier slovenia, 42 anni.

Ho scritto sulla differenza tra il modo di fare lobby in Europa e negli Stati Uniti e ho lanciato più volte un appello per istituire una regolamentazione chiara ed efficace della “rappresentanza di interessi” nel nostro Paese.
A tentare di fare luce sullo stato dell’arte delle politiche in materia di lobbying in Europa ci ha pensato Transparency International, think tank che fa della «lotta alla corruzione in un’ottica internazionale» la sua missione.
TRE ISTITUZIONI E 19 PAESI. Il 15 aprile 2015 Transparency ha presentato a Bruxelles il primo report sul lobbying in Europa, dal titolo 'Lobbying in Europe: Hidden Influence, Privileged Access', che analizza e confronta i sistemi di regolamentazione del lobbying di 19 Paesi dell’Unione europea, più le tre principali istituzioni politiche a livello comunitario: il parlamento, la Commissione e il Consiglio dell’Unione europea.
TRASPARENZA PRIMO CRITERIO. Sono tre gli assi principali sui quali si basa l’analisi dei livelli di regolamentazione e apertura di un Paese nei confronti del lobbying.
La trasparenza: cittadini e gruppi d’interesse hanno la possibilità di sapere chi sta influenzando le decisioni pubbliche, su quali questioni, in che modo e con quali risorse.
Integrità: lobbisti e funzionari pubblici sono soggetti a norme chiare ed effettive in materia di lobbying.
Parità di accesso: il processo decisionale è aperto a una pluralità di voci che rappresentano un’ampia gamma d’interessi.
L'ITALIA ARRANCA SEMPRE. L’indagine presentata a inizio novembre 2014 da Transparency Int. sulla situazione del lobbying in Italia mostrava come il nostro Paese non andasse oltre un punteggio totale di 20 su 100, dovuto in parte a un risultato molto basso nella trasparenza (11%).
Le conclusioni del nuovo rapporto comunitario non sono più rassicuranti.
I due terzi dei Paesi non possiede una regolamentazione in materia, e i sette Paesi che ne hanno attuata una (Austria, Francia, Irlanda, Lituania, Polonia, Slovenia e Regno Unito) si dimostrano in gran parte inadeguati, dal momento che non raggiungono gli standard richiesti dallo studio.
LA MEDIA È SOLO DEL 31%. Basta pensare che la media overall dei 19 Paesi più le tre istituzioni è solo del 31%.
Se ci addentriamo nel report ci accorgiamo come un solo Paese - la Slovenia - assieme alla Commissione europea, raggiunga un punteggio superiore al 50%.
Nelle ultime cinque posizioni si trovano invece la maggior parte degli Stati al centro della crisi finanziaria (Cipro 14%, Italia 20%, Spagna 21% e Portogallo 23%), accompagnati dall’Ungheria (14%).
MALE IL CONSIGLIO DELL'UE. Sorprendente, in negativo, anche la performance del Consiglio dell’Ue, tra le più potenti istituzioni d'Europa, che si classifica terzultima con un media di 19 punti su 100.
Uno degli aspetti più critici riguarda proprio la trasparenza, con il 50% dei Paesi coinvolti che registra un punteggio inferiore al 20%, tra i quali Cipro (7%), Ungheria (8%), Spagna (8%), Italia (11%), Portogallo (13%), Germania (13%), Bulgaria (13%), Repubblica Ceca (19%), a cui si aggiunge appunto il Consiglio dell’Ue con un misero 17%.
IN 10 HANNO IL REGISTRO PUBBLICO. Una classifica impietosa dovuta anche al fatto che solo 10 su 19 possiedono un registro pubblico dei portatori di interesse (o lobbisti), fattore che influenza non poco le variabili che determinano il livello di trasparenza dei Paesi considerati.

I politici si muovono liberamente tra pubblico e privato

La sede del parlamento europeo a Bruxelles.

Come emerge dall’indagine le attività di advocacy e influenza si svolgono ancora oggi per la maggior parte a porte chiuse, lontane da occhi indiscreti e senza la possibilità di un controllo pubblico.
Inoltre in tutta Europa i politici sono in grado di muoversi liberamente dal settore pubblico a quello privato.
REVOLVING DOORS. È il cosiddetto fenomeno delle “Revolving doors”, che dovrebbe prevedere “periodi di attesa” al termine del mandato per politici e alti funzionari pubblici, durante il quale non può essere loro consentito effettuare attività di lobbying nei confronti dell’istituzione in cui hanno svolto le proprie funzioni.
Il rapporto rivela che nessuno degli Stati valutati ha un controllo adeguato su questa pratica, e in quattro Paesi non è addirittura presente un minimo di regolamentazione in materia.
Naturalmente il fatto di sentirci meno “soli” nella mancanza di una seria regolamentazione in materia di lobbying non ci deve consolare affatto.
PETIZIONE PER UNA LEGGE. I professionisti del mestiere devono continuare a esigere una legge chiara e certa in grado di tutelare non solo la trasparenza, ma anche la professionalità di tutta la categoria.
Proprio per questo è bene segnalare che tra le iniziative promosse da Transparency International Italia, il think tank ha da poco lanciato una petizione online attraverso la piattaforma Change.org, per regolamentare la lobby in Italia, che ha raggiunto già 232 sostenitori.
I 2 link dei collegamenti ipertestuali:
1) http://www.transparency.org/whatwedo/publication/lobbying_in_europe
2) https://www.change.org/p/tutti-i-membri-del-parlamento-approvazione-di-una-legge-sul-lobbying

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
Twitter @gcomin

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