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INTERVISTA 23 Aprile Apr 2015 1145 23 aprile 2015

Eva Joly: «L'Europa metta fine al colonialismo»

L'Ue perpetra il suo business in Africa. Senza curarsi degli abitanti. I barconi? «Un effetto collaterale». La Verde Joly: «Basta trattare i migranti come nemici».

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da Bruxelles

Il Mare Mediterraneo è già stato ribattezzato Mar Morto per le migliaia di persone che vi hanno perso la vita nei naufragi dei barconi provenienti dal Nord Africa. E Mar Rosso per il sangue che ormai vi scorre dentro dopo l'ennesima tragedia (leggi l'editoriale di Armando Sanguini).
Ma in realtà è «uno specchio di dolore e vergogna, nel quale l'Ue deve avere il coraggio di specchiarsi», dice a Lettera43.it Eva Joly, europarlamentare del Gruppo Verdi, alleanza libera europea, membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della Delegazione all'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo.
Secondo Joly, «quello che è successo nel canale di Sicilia rappresenta il fallimento morale della politica di immigrazione europea», spiega, «la conseguenza della nostra assenza a livello internazionale, del fatto che non siamo intervenuti nella guerra in Siria, che continuiamo a sfruttare le risorse africane senza preoccuparci degli effetti sui suoi abitanti».
«DOVE SONO I VALORI CRISTIANI DELL'UE?». Le carrette del mare non sono altro che uno dei frutti di «questo nostro colonialismo moderno che perpetra il suo business in Africa portandoci a essere testimoni, colpevoli, anche dell'ultimo disastro».
Parla chiaro Joly, famosa per il suo impegno contro la corruzione e per l'inchiesta pluridecennale che coinvolse l'azienda petrolifera francesee Elf Aquitaine e per la quale nel 2001 ricevette il premio per l'integrità da Transparency International.
Integrità che oggi sembra mancare all'Unione europea, troppo attenta a difendere le sue frontiere ma non i suoi ideali: «Non possiamo più dire che l'Ue è costruita su valori cristiani se permettiamo che migliaia di persone muoiano così davanti ai nostri occhi».

Eva Joly, europarlamentare del Gruppo Verdi. © Getty

DOMANDA. Possiamo dire che l'Africa perde i suoi abitanti e l'Europa la sua anima?
RISPOSTA.
L'Europa è ancora basata su valori cristiani, è questo quello che abbiamo in comune, ma se oggi assistiamo immobili alla morte di migliaia di persone, vuol dire che tutta la nostra politica è sbagliata.
D. Perché?
R.
Perché è fondata sul rendere l'Europa una fortezza nella quale non puoi entrare, proprio come nel Medioevo. Se impediamo alle persone di arrivare qui per salvarsi dalle guerre che noi stessi abbiamo causato o contribuito a far scoppiare c'è qualcosa di profondamente sbagliato.
D. E a pagare le conseguenze non sono i politici...
R.
No, sono le persone che stanno scappando da tragedie, dittature, bombe. Persone che non hanno più un futuro nel loro Paese. Per questo dobbiamo cercare di porre fine a questo massacro, non alimentarlo. Quando vedo quello che sta accadendo mi viene in mente un'immagine che forse non è pertinente, ma rende l'idea.
D. Quale?
R.
Quella dell'aborto. Quando era proibito, molte donne morivano drammaticamente, perchè cercavano comunque di abortire ma lo facevano per vie illegali mettendo a rischio la loro vita. Oggi gli immigrati muiono perché impediamo loro di spostarsi, eppure molti hanno diritto a una protezione umanitaria internazionale.
D. Ma l'Ue non ci sente: la stragrande maggioranza degli Stati membri non vuole nemmeno cambiare il mandato dell'operazione Triton.
R.
Il parlamento europeo si batte per il diritto dei popoli a emigrare. Il riconoscimento del rifugiato è entrato nel nostro ordinamento con l’adesione alla Convenzione di Ginevra nel 1951, è stato sottoscritto da tutti i membri dell'Ue.
D. Che oggi chiudono gli occhi e le frontiere per paura di innescare il pool factor, fattore di richiamo dell'immigrazione clandestina.
R.
Dimenticandosi di essere stati essi stessi Paesi da cui i propri cittadini scappavano. Tra il 1880 e il 1920 milioni di europei sono partiti per gli Stati Uniti, la maggior parte della popolazione lasciò l'Italia, l'Irlanda. Siamo un popolo di migranti. A New York sulla statua della Libertà c'è inciso un inno all'accoglienza.
D. In Europa invece alziamo le barriere...
R.
Ed è insopportabile vedere che queste persone, quando riescono ad arrivare sulle nostre coste, debbano rivendicare la loro vita difficile e quello che hanno dovuto sopportare per salvarsi. Rivendicano la loro umanità, che noi non siamo capaci di vedere. Per noi sono solo un numero, una massa, ma in realtà abbia davanti degli individui, spesso degli eroi.
D. Che nessuno però vuole accogliere: all'appello di Grecia, Italia e Malta sulla redistribuzione degli immigrati non ha ancora risposto nessuno.
R.
Eppure l'Ue ha una lunga tradizione di solidarietà, è il primo donatore di aiuti umanitari del mondo. Perchè non mostriamo questo aspetto anche nel Mediterraneo?
D. È una questione di soldi?
R.
No. L'operazione italiana Mare Nostrum costava 9 milioni di euro al mese, una cifra irrisoria per l'Ue.
D. Perché allora non l'hanno fatta diventare un'operazione europea?
R.
Per egoismo, non per una questione di budget. L'hanno semplicemente boicottata.
D. Forse al summit europeo del 23 aprile qualcuno cambierà idea, e aprirà cuore e portafoglio?
R.
Non deve essere tutto ridotto a una questione di soldi. Oggi quello che dovrebbe fare l'Ue lo stanno facendo i singoli cittadini. Ho visto che ci sono alcune persone che a Malta stanno organizzando operazioni di salvataggio a proprie spese (la Ong Moas, ndr).
D. Perchè l'Ue ha aspettato così tanto per intervenire e convocare un summit di emergenza?
R.
Perché ha ceduto al populismo che in molti Stati membri ha cercato di trasformare tutti gli immigrati in nemici, dando una immagine negativa che non corrisponde alla realtà, trasformando la nuova generazione di immigrati in criminali.
D. Invece sono solo vittime dei criminali?
R.
Sì, li abbiamo spinti nelle loro braccia. Rendendo l'immigrazione illegale abbiamo creato noi stessi il tessuto perché potessero fiorire la mafia e la corruzione.
D. Cosa bisogna fare per invertire la rotta?
R.
Dobbiamo smettere di essere testimoni impotenti. Reagire, essere solidali e fermare prima di tutto questo colonialismo moderno. Una parola che ho usato per la prima volta 20 anni fa per descrivere gli interessi delle aziende internazionali ed europee che fanno affari in Africa ma poi pagano le tasse nei paradisi fiscali lussemburghesi o dei Paesi Bassi, impedendo così lo sviluppo di queste zone e causando l'impoverimento dei suoi cittadini. Oggi è venuto il momento di fare i conti con queste ingiustizie.

Twitter: @antodem

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