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MAMBO 23 Aprile Apr 2015 1117 23 aprile 2015

Per la sinistra Pd il nuovo cinghialone è Renzi

I ribelli dem non hanno progetti. Vogliono solo sparare al premier. Ma si faranno male.

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Il premier Matteo Renzi.

Finora la coalizione degli interessi offesi, formata da tutte le vittime di Matteo Renzi, aveva come avanguardia il vecchio gruppo dirigente dei Ds (non tutto però), mentre negli ultimi giorni, accanto alla battaglia parlamentare di Bersani, stiamo assistendo a quella culturale e mediatica di Prodi e Letta (Enrico).
Avvengono anche mutazioni genetiche: c’è la Bindi che parla come se fosse stata fra le fondatrici di Rifondazione comunista e co-fondatrice con Gramsci dell’Unità, mentre alcuni ex Ds scavano nella memoria per trovare quella voglia di “sussulto democratico” che negli Anni Settanta indicava la preoccupazione per il “tintinnare di sciabole”. Scusatemi, ma a me scappa da ridere.
CONTRO IL PREMIER LEADER DECADUTI. La coalizione degli interessi offesi non ha alcunché di materiale, parliamo infatti di leader che hanno perso potere, status e soprattutto sentono destrutturata una cultura politica che colpevolmente non hanno rinnovato.
Ci sono personaggi di vecchia generazione, per esempio Prodi, che lamentano incarichi mancati dopo averli avuti proprio tutti, altri di orientamento post comunista, in prima fila D’Alema, altri ancora che tacciono ma di cui si raccontano i segreti malumori (Veltroni , ma sarà vero?). Altri, infine, come Enrico Letta, che sono stati defenestrati pur avendo preparazione e esperienza ma risultati privi della necessaria cattiveria e risolutezza.
Una coalizione fatta da interessi offesi non vincerà mai. Non solo perché spesso è formata da ex nemici, non solo perché accresce il prestigio della preda solitaria, ma soprattutto perché non si sa che cosa vuole.
IL GRUPPO RIBELLE, DIVISO E SENZA PIANI. Se oggi affidassimo a questo gruppo di 'offesi' il compito di scrivere una legge elettorale, non arriverebbero al primo articolo e dovrebbero ripiegare sul Mattarellum, che pochi mesi fa, malgrado le insistenze di Roberto Giachetti, Bersani si rifiutò di mettere all’ordine del giorno.
La coalizione degli interessi offesi descrive anche il dramma di quella roba strana che chiamiamo “sinistra”. La sinistra esiste. C’è Salvini che ci ricorda che esiste. Ma è più d’una e soprattutto le sinistre non hanno lo stesso album di famiglia né sono parti di una famiglia allargata.
Si può persino dire che non sono più neppure fratelli-coltelli o i parenti-serpenti di Monicelli. Sono sinistre nemiche, punto e basta. Solo negli anni della Terza internazionale ci trovammo di fronte a un fenomeno simile.
Renzi interpreta, in verità prendendo molti spunti dall’Ulivo, da Veltroni, da Prodi e persino da D’Alema (il sindacato, do you remember?), l’anima riformista liberale, bipolare-bipartitica, proto-liberista anche se spesso restituisce allo Stato un ruolo (caso Ilva).
UNA MINORANZA CHE COPIA IL M5S. I suoi avversari si auto-definiscono solo in nome della tutela della democrazia minacciata, rubando il tema al Movimento 5 Stelle, a Travaglio, ora persino a quello spudorato di Berlusconi che spara contro una legge elettorale che ha contribuito a scrivere.
Si capisce da questo che, al di là del dissenso sul modo di procedere di Renzi, in verità reso obbligato da un semi-filibustering, la sconfitta del premier precipiterebbe l’Italia nel caos. Fra una destra che ha come pivot Salvini e la coalizione degli interessi offesi senza leader e senza idee.
Continua così, per quanto riguarda la sinistra classica, quel processo psichiatricamente definibile di “evitamento”, per cui si va per strade secondarie pur di non affrontare il toro per le corna con una revisione severa di se stessi, della propria storia, anche della qualità dei propri leader. Ci si consola e ci si gingilla esclusivamente con il nemico, anche se è stato votato, alle europee, da gente di sinistra.
Ma che importa: ora il cinghialone è lui. Buona caccia amici e compagni miei. Temo che finirete per spararvi sui piedi.

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