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INTERVISTA 23 Aprile Apr 2015 1700 23 aprile 2015

Sabratha, l'ultimo baluardo anti-Isis

La città libica è uno snodo centrale per migranti e petrolio verso il nostro Paese. La giunta a L43: «I terroristi non entreranno». Ma esistono cellule dormienti.

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Le mani dell'Isis sui migranti dalla Libia e sul petrolio dell'Eni.
Se, come è accaduto nei Balcani, affiliati ed emissari del sedicente Stato islamico riescono a entrare nel racket di esseri umani in Libia e ad arricchirsi con i pozzi, i rischi per l'Italia diventano molto alti.
Da tempo i jihadisti di Ansar al Sharia di Derna e Bengasi (affiliati all'Isis) sono collegati alla rete di trafficanti che, dalla capitale sudanese Khartum, attraverso Kufra, nel Sud-Est della Libia, trasferisce i migranti nei porti della Cirenaia.
SCONTRI CON L'ISIS. Ma la situazione in Tripolitania, dove si trovano i principali punti d'imbarco per i migranti (Zuara, Sabratha, Sourman e Zanzur) verso l'Italia, pur molto precaria e densa di commistioni pericolose, non è ancora precipitata.
Nell'Ovest della Libia entrambe le forze dei governi riconosciuti – non le uniche a contendersi il Paese –, il parlamento d Tobruk (anti-islamista, alleato con l'Egitto e accusato di collusione con i gheddafiani) e l'antagonista Congresso di Tripoli (guidato dagli islamisti di Misurata e accusato di legami con i jihadisti) combattono l'Isis.
LE CELLULE DORMIENTI. A Sirte, città natale ex roccaforte di Muammar Gheddafi ma anche una base di Ansar al Sharia, i jihadisti dello Stato islamico vengono al momento respinti dalle forze Misurata: inizialmente alleate con Bengasi per interesse e ostilità a Tobruk, ma ora anche loro con diversi morti in battaglia contro l'Isis.
A Ovest di Tripoli, invece, dove risulta partito anche l'ultimo barcone dell'ecatombe, esistono simpatizzanti del Califfato islamico e sue cosiddette cellule dormienti, ma nessuno scontro aperto. L'anello più debole è indicato nella cittadina di Sabratha.

Migranti stazionanti a Sabratha, diretti  verso l'Italia (Getty)

Famosa per i bellissimi resti romani e per lo stabilimento centrale dell'Eni di Mellitah, terminal per il petrolio e il gas, Sabratha è anche il maggiore punto di raduno in Libia dei migranti da imbarcare. E ha dato i natali ad alcuni reduci dall'Afghanistan, uno dei quali a capo della brigata rivoluzionaria del 2011.
I veterani locali si dichiarano «salafiti pacifici», convinti che la legge islamica sia la strada giusta per la crescita del Paese. Ma sempre in una cornice di regole democratiche.
UN GOVERNO DI ISLAMISTI. Il centro a una settantina di chilometri da Tripoli è amministrato dagli islamisti vicini al Congresso ed effettivamente, nelle prime cronache post-Gheddafi, la città veniva descritta come più conservatrice ma anche economicamente più vivace che in passato. I servizi erano migliori che a Tripoli e la giunta tentava di attirare investitori e lanciare il turismo.
Poi sono esplose la nuova crisi e il bubbone dell'Isis.
IL MUNICIPIO SMENTISCE. Il Sabratha media center ha accettato di parlare con Lettera43.it, dichiarando la sua totale estraneità e lotta ferma all'Isis della Giunta comunale: «Sono assassini, scampoli del regime di Gheddafi. Non entreranno mai qui».
A Sabratha lavorano ancora gli addetti dell'Eni, che in merito preferisce non commentare. A livello generale, l'amministratore delegato Claudio Descalzi ha twittato: «Siamo molto preoccupati per la nostra gente in Libia. La situazione sta peggiorando».

Sabratha, 100 mila abitanti, è situata a Ovest di Tripoli.

Notizie preoccupanti come un campo d'addestramento del Califfato nella zona, vicino ai moli dei barconi per l'Italia, vengono categoricamente smentite dalle autorità municipali. E, in tutto o in parte, anche dagli esperti consultati da Lettera43.it.
GRUPPI VICINI AD ANSAR AL SHARIA. «Alcune di queste voci vengono diffuse strumentalmente da attori libici, contro i loro oppositori politici di Sabratha, senza fornire alcun indizio», scrive in particolare Wolfram Lacher, tra i massimi esperti di jihadismo in Libia nel suo ultimo studio, aggiornato al marzo 2015 anche con verifiche sul campo.
Le medesime fonti autorevoli indicano tuttavia a Sabratha, «sullo sfondo», gruppi di jihadisti vicini ad Ansar al Sharia, responsabili forse dell'omicidio nel 2014 di due lavoratori stranieri.
LA GIUNTA SCRIVE ALL'ONU. «È presumile che, almeno in parte, le affermazioni che la città funga da centro di raccolta di jihadisti tunisini siano plausibili», precisa Lacher, sintetizzando poi a Lettera43.it: «Sabratha è una base per gruppi jihadisti, che finora non si sono identificati come Isis».
Attraverso l'agenzia di news del municipio, Lettera43.it ha anche raccolto la posizione di parte, esposta di seguito, della Giunta comunale, che invita l'Onu a «venire a controllare, in qualsiasi momento, se c'è terrorismo o no» alle porte dell'Europa.

L'anfiteatro romano di Sabratha, in Libia (Getty)

DOMANDA. Sui media e tra gli esperti, le informazioni su Sabratha sono contrastanti. Esistono o no basi dell'Isis in città e suoi combattenti?
RISPOSTA. No, a Sabratha non ci sono combattenti dell'Isis. È vero, c'è chi simpatizza per loro, come in tutto il mondo. Ma qui non c'è nessuna organizzazione formale. Tutti i rumors di questo tipo sono falsità.
D. Ma la notizia è girata molto.
R.
Si tratta di una grande bolla mediatica lanciata un paio di anni fa e non un dato di fatto. A Sabratha ci sono pochi simpatizzanti di Ansar al Sharia, come in altre aree della Libia, e non al livello fotografato dai media.
D. Chi e perché, a vostro avviso, ha diffuso queste informazioni allarmanti?
R.
La regolazione statale è ciò che affligge noi libici, perché consiste in un residuato dei soldati e dei pilastri del sistema precedente. Sono loro che stanno cercando di destabilizzare e tornare a controllare il petrolio della regione e anche il governo.
D. Dopo l'attacco di Tunisi del 18 marzo, la stampa ha riportato di un campo di jihadisti vicino a Sabratha.
R.
Anche questa è un'altra bolla esplosa di recente. Le assicuriamo che non c'è alcun campo d'addestramento a Sabratha, a eccezione di quelli per la polizia e l'esercito libici. Se ha la collocazione (non esistono foto o indicazioni precise del campo, ndr), può fornirci il punto indicato su Google maps e noi possiamo inviare un filmato. O può venire a vedere personalmente. Anche l'Onu può venire a controllare.

Le spiagge ignote dell'esecuzione dei cristiani copti (Isis).

D. Si è speculato sui luoghi delle esecuzioni Isis in Libia, sul mare. Forse a Sirte o nell'Est. Ma le rocce filmate sarebbero simili anche a quelle di Sabratha. Nel video è scritto Wilayat Tarabulus (in arabo, Amministrazione di Tripoli), possibile?
R. È un'accusa totalmente inaccettabile. Il filmato con le rocce può essere stato girato ovunque, anche fuori dalla Libia. Non esiste alcuna prova a riguardo. Condanniamo qualsiasi uccisione di innocenti da parte dell'Isis e qualsiasi suo accostamento a Sabratha. Il nostro Consiglio municipale ha inviato una dichiarazione all'Onu, in risposta alle affermazioni del suo inviato speciale per la Libia Bernardino Leon sul sostegno di Sabratha ai terroristi.
D. Il 18 febbraio Leon aveva informato il Consiglio di Sicurezza dell'Onu sull'Isis e altri gruppi terroristici, capaci di operare in Libia, citando specificatamente «Derna, Bengasi, Sirte e Sabratha».
R.
Nel nostro testo di replica vengono «rigettate categoricamente le accuse», ricordando che «tutte le istituzioni statali, inclusi l'esercito e la polizia di Sabratha, operano normalmente sotto la supervisione di un consiglio municipale democraticamente eletto». Invitando inoltre i controllori dell'Onu a «visitare l'area in qualsiasi momento, verificando l'assenza di terrorismo ed estremismo».
D. Un trafficante di migranti libico ha raccontato alla tivù italiana di «businessmen dell'Isis già in affari nel deserto con i contrabbandieri di sigarette». Ci sono contatti anche per la tratta di migranti?
R.
Non neghiamo che Sabratha sia un centro di partenza per le navi di migranti, stiamo cercando di combattere il fenomeno. Ma non abbiamo informazioni che, in generale, l'Isis stia trafficando esseri umani. Non sono businessmen, ma assassini. Il loro desiderio di controllare Sabratha è un sogno vago, non ci riusciranno mai.

La giunta comunale di Sabratha, cittadina a 70 chilometri da Tripoli (Sabratha municipal council, Facebook)

D. Quanto è diffuso l'Isis in Libia?
R. La verità è che è i suoi uomini sono scampoli di Gheddafi. Lo dimostra che Ahmed, il cugino di Gheddafi riparato in Egitto, e un personaggio vicino a Muammar, li ringraziano per ciò che stanno facendo.
D. In ogni caso, l'Isis rappresenta una grande minaccia per la Libia e l'Europa.
R.
È uno spauracchio e andrà via presto. L'Egitto, gli Emirati arabi e altri Paesi hanno smesso di sostenere il generale Khalifa Haftar del governo di Tobruk, poiché è diventato evidente chi sostiene l'Isis, cioè i Gheddafi.
D. A Sabratha c'è il maggiore sito archeologico della Libia e anche lo stabilimento Eni di Mellitah, che convoglia il gas verso il Greenstream, accostato al Colosseo in un video dell'Isis di minacce. Davvero questi due beni non sono a rischio?
R. Le ripetiamo che l'Isis non si è insediato nella regione occidentale della Libia. Può chiamare il Dipartimento dell'Eni e verificare com'è la situazione. Gli impiegati dello stabilimento risiedono permanentemente nel Tallil House Hotel di Sabratha, senza problemi. In termini di sicurezza, la città è la migliore della regione. A accezione di alcuni episodi, a noi stessi ancora non chiari, si vive normalmente.
D. E l'arte, i progetti sul tursimo?
R.
Può venire in visita quando vuole, you are welcome. Dalla rivoluzione, Sabratha sta cercando di essere un modello di stabilità e sviluppo, puntando specialmente sul turismo. Ma descriverla come città di terroristi, l'abbiamo scritto anche all'Onu, non aiuta.

Twitter @BarbaraCiolli

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