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ANNIVERSARIO 24 Aprile Apr 2015 1615 24 aprile 2015

25 Aprile, così i politici celebrano la Liberazione

Mattarella a Roma. Bersani a Piacenza con l'Anpi. Bossi a Milano. Salvini a casa coi figli. E Storace invoca fiori per il Duce. La Casta festeggia i 70 anni di libertà.

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Il premier Matteo Renzi con il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ora che i «ragazzi» di Salò non siedono più in parlamento, e il tema della riconciliazione con i «vinti, dalla parte sbagliata» non tiene più banco, di che 25 Aprile sono i politici di sinistra, di centro e di destra, nella nuova éra renziana?
Matteo Renzi ha rimesso al centro la celebrazione della Liberazione arrivata al suo 70esimo giro di boa. È andato il 22 aprile a Marzabotto. E ha lanciato la «nuova generazione Bella Ciao».
BOLDRINI A GATTATICO. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha detto «Ciao», tra grandi polemiche pure da sinistra, anche alle scritte che ricordano il «Dux». Ricevuti i partigiani in parlamento, il 16 di aprile, il suo 25 Aprile lo ricorderà andando a casa dei Fratelli Cervi, a Gattatico in provincia di Reggio Emilia.
MATTARELLA CON GRASSO. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dal presidente del Senato, Pietro Grasso, si recherà all’Altare della patria e nel pomeriggio sarà a Milano al Teatro Piccolo, con i partigiani.
NAPOLITANO IN DISPARTE. Il presidente emerito Giorgio Napolitano, per l’ovvia ragione di non sovrapporsi al suo successore, creando l’effetto dei due papi, lo trascorrerà al riparo di ogni manifestazione pubblica. Lui, che il 25 Aprile lo visse in prima persona, ha però inviato un lungo intervento al Corriere della sera, domenica 19 aprile e un ricordo autobiografico a La Stampa, in cui ha rimesso al centro il valore dell’unità della lotta di Liberazione. E ha sottolineato la lezione dello storico Claudio Pavone, a suo tempo criticata da sinistra, secondo la quale la Resistenza fu anche «guerra civile».
OLTRE LE POLEMICHE. Se Napolitano ritiene ormai superate le polemiche del passato relative anche agli eccidi da parte dei partigiani, e non menziona i vinti di Salò, Mattarella, rispondendo a Ezio Mauro su La Repubblica, pur definendo piazzale Loreto (dove furono massacrati e appesi i corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci) e gli eccidi da parte dei partigiani «deviazione inaccettabile», sottolinea con forza che non sono equiparabili i due campi avversi: la Resistenza fu «liberazione», il Fascismo «oppressione».

Il Pd si divide anche nel 70esimo della Liberazione

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

Intanto, proprio il 70esimo della Liberazione è stata l’occasione per una divisione in casa del Partito democratico. L’ex segretario Pier Luigi Bersani, non invitato da Renzi alla Festa dell'Unità (con il quotidiano omonimo ancora chiuso), quest’anno eccezionalmente fatta in anticipo a Bologna (seguirà quella tradizionale a settembre), si prenderà la rivincita nella sua Piacenza, dove è stato invitato dall’Anpi a tenere il comizio. Ma non ha risparmiato una stoccata polemica: «Io alla Festa dell’Unità sarei andato anche a piedi, se mi avessero invitato…».
CUPERLO È INDECISO. Gianni Cuperlo, altro esponente della minoranza interna Pd, anche lui inizialmente non invitato a Bologna, cosa farà? La sera del 23 aprile a Lettera43.it ha detto: «O andrò nella mia Trieste, alla Risiera di S. Sabba o a Roma, a Porta S. Paolo». Poi Renzi ha tentato un ripescaggio in extremis del leader dell’area dem, facendogli mandare un invito alla Festa dell’Unità.
MORANI COI PARTIGIANI. La renziana, ex bersaniana Alessia Morani, esponente di punta della segreteria del Pd, non ha dubbi: «Come ogni anno vado a festeggiare con i partigiani dell’Anpi di Pesaro e Urbino».
Nico Stumpo, bersaniano di ferro, sorvola sulla polemiche: «Io porterò mio figlio di sei anni a Porta S. Paolo, sarà la sua prima manifestazione».
ONORE ALLA RESISTENZA. Walter Verini, il deputato del Pd, che ha suggerito a Boldrini di ricevere i partigiani a Montecitorio, andrà a tenere comizi nella sua Umbria. Ex stretto collaboratore di Walter Veltroni, ricorda, entusiasta: «Ho detto alla presidente che noi non saremmo qui se non ci fossero stati loro».
ROMANO A LIVORNO. Andrea Romano, storico, autore di una delle più importanti biografie di Tony Blair, ex direttore della Fondazione Italianieuropei, ex dalemiano poi Scelta civica e ora nel Pd, andrà nella sua Livorno. Spiega a Lettera43.it lo spirito del suo 25 aprile: «Io non voglio affatto demonizzare Fratelli d’Italia di Gorgia Meloni o la nuova Lega Nord di Matteo Salvini, ma il lepenismo ci deve far ricordare che fu proprio il nazionalismo antieuropeista a generare il Fascismo. Per carità, niente paragoni, che non tengono, tra ieri e oggi, ma dobbiamo essere molto vigili». Forse Romano sta dicendo che erano più «innocui» il ragazzo di Salò Mirko Tremaglia o il fascistissimo Teodoro Buontempo, detto «Er Pecora»? «Loro erano solo dei nostalgici», risponde l’ex direttore di Italianieuropei.

Un deputato Fratelli d'Italia: «Un sabato come un altro»

Il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Francesco Storace.

Sarà un 25 Aprile totalmente opposto quello di Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia: «Per me non ci sarà mai festa, senza un vera riconciliazione. Quindi, per me il 25 Aprile è un sabato come un altro. Ricordo una bella iniziativa di diversi anni fa quando gli universitari missini lessero due lettere: una di un condannato a morte di Salò e l’altra di un condannato a morte della Resistenza. Ecco, forse dovremmo rifare cose così».
STORACE: RICONCILIAZIONE. Francesco Storace, l’ex del Movimento sociale italiano, che in più occasioni contestò le svolte antifasciste di Gianfranco Fini, oggi vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, a Lettera43.it dà una risposta un po’ spiazzante. Abbandona la sua verve ironica e linguaggiuta e si fa più istituzionale.
«Io alla manifestazione dell’Anpi? No, se me lo chiedete non la vivo come una provocazione o uno scherzo. Ognuno deve fare la sua parte. Io potrei anche andarci il giorno che Mattarella sarà andato a depositare un fiore a piazzale Loreto e abbia così veramente riconosciuto quell’orrore. Dopo 70 anni credo che sia il caso di farlo».
PROVE DI PACE A PREDAPPIO. Storace lancerà l’invito al capo dello Stato con un editoriale sul quotidiano che dirige: Il Giornale d’Italia.
Aggiunge: «Come fa a esserci vera riconciliazione se non ancora sono state date risposte alle denunce del giornalista di sinistra Giampaolo Pansa sulle macellerie sociali dei Partigiani? Se ancora oggi la Brigata ebraica e i palestinesi litigano tra loro?».
L’ex portavoce di Fini però, a modo suo, una piccola riconciliazione l’ha già fatta con il sindaco di Predappio (dove è sepolto il Duce), Giorgio Frassinetti del Pd: «Sono stato lì un mese fa, in privato, a ricordare Mussolini, poi ho incontrato il sindaco con il quale abbiamo discusso sulla ristrutturazione della Casa del Fascio da adibire a museo del Ventennio. Sottolineo che è del Pd…».

Forza Italia non teme la svolta lepenista della Lega

Il fondatore e presidente della Lega Nord, Umberto Bossi.

Diversa la lettura che dà di questo 25 Aprile, un esponente di centrodestra, Simone Baldelli di Forza Italia, vice presidente della Camera: «Da responsabile dei giovani azzurri regalavo ogni anno per la Liberazione il libro dei condannati a morte della Resistenza. Commovente e bellissimo. Lo regalerò a qualcuno anche quest’anno. Ho quasi pianto alle parole di un militare che ha fatto la Resistenza qui a Montecitorio...». Ma aggiunge: «Non vedo nessun pericolo nella svolta lepenista della Lega, il partito di Le Pen in Francia è una realtà, lo hanno votato gli elettori, e con loro in democrazia bisogna sempre confrontarsi».
AZZURRI IN PIAZZA. La senatrice Paola Pelino, vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama, e imprenditrice degli omonimi confetti di Sulmona, non ha dubbi: «Certo che ricorderò il 25 Aprile, sarò presente in alcune cerimonie in Abruzzo».
Maria Stella Gemini, numero due alla guida dei deputati azzurri, farà lo stesso: «Ricorderò il 25 Aprile in manifestazioni istituzionali nella mia Brescia». Così farà nella sua Taranto, il deputato dell’ala dissidente di Raffaele Fitto Gianfranco Chiarelli. Insomma, per gli azzurri niente Anpi.
LIBERALI MA ANTIFASCISTI. Michaela Biancofiore, definita «l’amazzone azzurra» sarà invece impegnata in una delle presentazioni del suo nuovo libro, ma ricorda: «Un partito liberale come il nostro non può non sentire il grande valore della Liberazione. Del resto, Silvio Berlusconi andò dai partigiani di Onna e si mise il loro fazzoletto». Era all’apice dei consensi. E quest’anno cosa farà l’ex premier? Biancofiore: «Lui, al quale il padre e la madre hanno insegnato i valori dell’antifascismo e della libertà, sono sicura che andrà a deporre un privato una corona di fiori, come ha sempre fatto, al riparo dal clamore e dalla retorica di sinistra».
BASTA CON L'IDEOLOGIA. Contro la quale si schiera Ignazio Abrignani, deputato molto vicino a Denis Verdini: «Certo che riconosco il valore del 25 Aprile. Ma dobbiamo andare oltre le celebrazioni ideologiche, guardare al futuro. Cosa farò: ebbene sì, andrò a mangiare la porchetta all’Argentario». Se Abrignani non ha remore, un esponente di centrosinistra, sotto anonimato confessa: «Ma chi può essere contro la Liberazione? Però io farà festa andando aì mare, mica sono comunista… (scherza ndr)».
SALVINI A CASA COI FIGLI. Non è una novità, ma sempre a un po’ a sorpresa, una lezione sulla Resistenza viene da Umberto Bossi. Contrariamente alla linea di Salvini che al 25 Aprile («Starò coi miei figli, perché l'ipocrisia rossa mi infastidisce», ha detto il leader del Carroccio) ha precisato di preferire il 24 maggio che celebrerà sul Po, perché «qualche nonno e bisnonno morì per non far passare lo straniero», il fondatore e presidente della Lega non esclude, con Lettera43.it, di andare alla manifestazione dell’Anpi a Milano. Lo fece già, incendiando le polemiche, nel 1994. Deciderà all’ultimo, come suo stile, ma sarà comunque «idealmente lì».
BOSSI IN MANIFESTAZIONE. Ricorda: «Quel giorno uccisero mio cugino sul Monte Rosa e mia nonna fu torturata dai fascisti (nascondeva una foto di Giacomo Matteotti dietro un quadro della Madonna, ndr). Ha senso e valore ricordare il 25 Aprile perché la Liberazione ha portato l’Italia in Occidente».
Infine, su Salvini il Senatùr dice: « Il suo lepenismo lo vedo solo come una scelta tattica non strategica. Comunque, se lo vuole ricordare il 25 Aprile, lo ricordi». E, secondo Bossi, è sottinteso che farebbe bene.

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