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MAMBO 24 Aprile Apr 2015 1139 24 aprile 2015

Berlusconi esca di scena e si affidi a Marchini

Debole e ininfluente, Silvio deve uscire di scena. Ma Marina non può sostituirlo.

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Silvio Berlusconi.

Forza Italia ha scelto la linea dura sia sull’Italicum sia verso l’intera attività del governo Renzi.
È finita la breve stagione di amorosi sensi fra il premier e l’ex cavaliere.
Molti pensano che ciò dipenda dalla vicenda dell’elezione di Mattarella al Quirinale.
Le ricostruzioni successive al voto del parlamento a Camere riunite dicono invece che Berlusconi sapeva che l'ex Dc era il più papabile e che fu Bersani a sbarrare la strada ad altri candidati mettendo il veto su ex premier ed ex segretari del Pd.
LITE CAV-RENZI, MATTARELLA NON C'ENTRA. L’indicazione di Mattarella, ancorché gestita alla solita maniera prepotente da Renzi, era nota e largamente anticipata ai leader politici.
Quindi non è questo “incidente” ad aver provocato l’irrigidimento di Berlusconi. Né ha vinto la linea Brunetta. Il capogruppo alla Camera di Fi non ha una linea, è solo uno strano uomo politico che quando vede una rissa ci si infila. Tuttavia non ha seguito nel partito né ascendente sul capo supremo.
La svolta nasce in famiglia e in azienda. Il 23 aprile è scesa in campo contro Renzi anche Marina Berlusconi, a suo tempo indicata come probabile successore/a del papà.
Il quadro è completo.
Torniamo allora alla domanda: perché questo irrigidimento? È ovvio che sta esercitando sul leader forzista un ruolo molto forte il combinato disposto dell’avvicinarsi del tempo in cui Berlusconi sarà libero dai suoi gravami giudiziari e il rischio che la diaspora (vedi Fitto e, su un altro versante, Verdini) laceri definitivamente quel che resta di Forza Italia.
SILVIO PENSA ALLE AZIENDE. Tuttavia, forse, la spiegazione al Berlusconi di lotta e non di governo nasce da un’altra ipotesi. L'ex premier sta pensando seriamente più che alla politica alla sua vicenda imprenditoriale e sta cominciando a vendere l’argenteria.
Fra qualche giorno toccherà al Milan, argenteria ormai (purtroppo per me) un po’ degradata.
Per il resto le sue tivù non brillano come prima, i palinsesti sono mediocrissimi, gli ascolti non raggiungono vette elevate. Il governo Renzi ha poi in animo di procedere alla riforma della Rai, probabilmente consegnando alla stessa la possibilità di agire sul mercato della pubblicità senza i vincoli attuali.
Per di più, e come valutazione generale, il governo di Renzi si sta dimostrando molto volitivo e soprattutto sembra voler contare sulle proprie forze.
Una nuova legge elettorale, nel quadro attuale, renderebbe Renzi e il suo Pd pressocché imbattibili.
Un Renzi all’apice del successo elettorale guarderebbe a Berlusconi e anche alle sue aziende con meno indulgenza di quanta ne abbiano avuto D’Alema e altri piddini.
UN PD TROPPO FORTE MINACCIA IL BISCIONE. Il leader di Forza Italia e sua figlia sentono con grande acutezza che, di tutti i gioielli che possono vendere, quello politico è il più prezioso da tener caro, anche se ha perso valore.
Senza la politica, ovvero con una politica dominata da un personaggio che non fa sconti come Renzi, l’intero impero berlusconiano potrebbe scoppiare. Ecco perché padre e figlia hanno scelto la linea dello scontro, terrorizzati anche dal fatto che al centro potrebbe coagularsi una piccola forza con base elettorale in molte regioni italiane e a destra Salvini sta facendo nascere il primo vero partito fascista del dopo Liberazione.
Resta a questo punto da capire che possibilità ha la strategia offensiva dell'ex Cav (che nasce, come nel 1994, da un sentimento di paura del futuro) di affermarsi.
Il brand Berlusconi è in declino. Il grande capo era molto amato perché il suo nome significava successo e vittoria, se si trasforma nel nome di un partito politico che va elettoralmente su e giù sarà meno attrattivo. Poi Silvio ha i suoi anni e la figlia preferita non ha la qualità principale del padre: la simpatia. Marina, diciamolo chiaramente, è antipatica e difficilmente potrà scaldare i cuori, se non quelli di un nucleo di fedelissimi.
L’unica strada che ha Berlusconi è indicare un nome nuovo e farsi da parte. Ha a disposizione Alfio Marchini (che non è antipatico come Marina, anzi, è del genere piacione).
Peccato che non se ne accorga.

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