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CENTRODESTRA 24 Aprile Apr 2015 1916 24 aprile 2015

Forza Italia, la strana alleanza tra Fitto e Verdini

Traditori. Rinnegati da Berlusconi. Possono unirsi e dimezzare il partito. Ma Renzi li divide.

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Antonio Tajani, commissario uscente all'Industria in Commissione Ue.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso nei rapporti tra Silvio Berlusconi e Denis Verdini è un’agenzia di stampa uscita la sera del 23 aprile, in cui si annuncia che sarà Antonio Tajani a fare le liste per le elezioni regionali in Toscana.
Un commissariamento a tutti gli effetti del plenipotenziario verdiniano Massimo Parisi, sulla falsariga di quanto è già avvenuto in Puglia dove è stato spedito Luigi Vitali.
Parlamentari vicini a Denis già lo definiscono «il metodo Fitto».
Ovvero lo stesso trattamento che Berlusconi ha riservato all’ex governatore pugliese ribelle, che in pratica ritiene già fuori dal partito.
IL TRADITORE DI TURNO. È alla lettura di quell’agenzia fatta circolare ad arte da esponenti del cosiddetto «cerchio magico» che il principale fautore del Patto del Nazareno non ci ha visto più.
E avrebbe detto: «Ecco, ora mi tratteranno come il traditore di turno».
Verdini e i suoi avrebbero ormai deciso che il dado è tratto: «Gruppi autonomi alla Camera e al Senato dopo le Regionali».
Lo scontro vero tra l’ex coordinatore azzurro, per anni dominus di tutte le candidature, in realtà si era già consumato giovedì 16 aprile alla riunione sulle Regionali a Palazzo Grazioli.
URLA E SILENZI DI DENIS. Lì, raccontano, «Denis ha urlato in faccia al presidente: rischi di restare da solo!».
Precisano: «Alla riunione del gruppo al Senato di mercoledì 22 aprile, invece, Verdini si è limitato solo ad ascoltare, in modo molto paziente nonostante Berlusconi abbia esordito con un: 'Denis, il patto del Nazareno è morto, Renzi ha cambiato la legge elettorale 17 volte. E io questo non lo tollero più. È un dittatorello'».
Verdini se ne andò in silenzio, come era rimasto tutto il tempo. Poi quell’annuncio, tramite agenzia, del «commissariamento da parte di Tajani, ammesso che Berlusconi tenga il punto».

La scelta di Tajani per placare le polemiche

Da sinistra Antonio Tajani, Elisabetta Gardini, Silvio Berlusconi, Giovanni Toti e Raffaele Fitto.

Sotto accusa nel partito per voler rottamare Forza Italia, con i gruppi parlamentari ormai in subbuglio - e che tra l’altro poco avrebbero gradito la new entry, come responsabile tivù, di Andrea Ruggieri, che molti già vedono un giorno seduto in parlamento al posto loro -, l’ex premier avrebbe scelto Tajani come coordinatore proprio per tentare di placare le polemiche.
Con lui, infatti, sarebbe più difficile denunciare che il Cav vuole mandare a casa tutta la vecchia guardia, fedelissimi compresi.
POCO CARISMA, MA TENACE. Il presidente del gruppo al parlamento europeo, ex vice presidente Ue, grande anfitrione di Berlusconi nei vertici del Ppe, lavora con il Cav da più di 20 anni.
Ex giornalista de Il Giornale di Indro Montanelli, è stato il primo portavoce azzurro di Berlusconi a Palazzo Chigi nel 1994.
Non dotato di particolare carisma, ma di notevole tenacia, non ce la fece contro Walter Veltroni nella corsa al Campidoglio nel 2001, ma poi si costruì una buona preparazione in campo europeo.
MA LA SCISSIONE È VICINA. Se la sua nomina alla plancia di comando del partito, nel gradino appena sotto quello di Berlusconi, avverrà, non basterà a spegnere il fuoco delle polemiche interne.
A cominciare dal rischio scissione da parte di Verdini. Che molti danno ormai già per consumata.
Ma ci sono ancora problemi non di poco conto da risolvere. Il principale è quello dell’asse tra Verdini e Raffaele Fitto.

Denis e Raffaele potrebbero dimezzare i gruppi in parlamento

Denis Verdini.

Logica vorrebbe che i due, considerati ormai «traditori», mettano insieme le forze per arrivare a gruppi unici che tra Camera e Senato potrebbero addirittura dimezzare quelli attuali di Forza Italia.
Ma questo è un calcolo solo fatto sulla carta.
Narrano che «Denis» e «Raffaele», uniti da un vecchio rapporto, si sentano ormai tutti i giorni.
DUE POSIZIONI DIFFERENTI. Ma i due sono su posizioni diametralmente opposte: il primo è per fare le riforme con Matteo Renzi; l’altro «spara» ogni giorno contro la politica del premier.
Il tentativo dei verdiniani ora è quello di far breccia sui fittiani dissidenti dal loro stesso capo.
Alla riunione del gruppo alla Camera, per esempio, nonostante Fitto abbia bollato come «inutile» quell’incontro con Berlusconi, si sono invece a sorpresa presentati un fittiano doc come Rocco Palese, segretario d’aula a Montecitorio, e l’altro deputato, ritenuto vicino a Fitto, Fabrizio di Stefano, oltre a Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali, ex fittiano doc, da tempo ormai pontiere tra i «ribelli» e il Cav.
NUOVO PARTITO DI FEDELISSIMI. Secondo un uomo molto vicino a Verdini, «noi e Fitto ora ci mettessimo insieme, perché tanto si sa che Berlusconi ormai questo partito lo vuole chiudere, per farne uno solo di fedelissimi».

Scende in campo Marina? Grande caos sotto il cielo azzurro

Raffaele Fitto.

Ma anche tra quelli più fedeli, anzi della prima ora, come il primo capo ufficio stampa dell’ex premier, Giorgio Lainati, gli interrogativi serpeggiano.
Lainati ha già firmato un mese fa il documento dei verdiniani per il ritorno al Patto del Nazareno.
L’appuntamento è rinviato a dopo le Regionali.
Ma i lavori sono in pieno corso. Grande è la confusione sotto il cielo azzurro.
CONFALONIERI VUOLE IL PATTO. Non è bastata neppure la ripresa del tormentone su una eventuale discesa in campo di Marina Berlusconi, che è stata durissima nei confronti di Renzi, a sedarle.
Anzi, le avrebbe al contrario aumentate. Molti ci vedono dietro la mano del padre che avrebbe così voluto dare uno schiaffo a Fedele Confalonieri e a Ennio Doris, finora suoi numi tutelari, che invocano il ritorno al patto del Nazareno per mettere al riparo le aziende.
UMILIATO DAL «DITTATORELLO». Berlusconi intende recitare la parte dura con il premier solo perché ci sono le elezioni il 31 maggio oppure vuole andare fino in fondo?
Confida un parlamentare: «Ormai la sensazione è che voglia insistere perché si sente tradito da Renzi, ma soprattutto umiliato. E lui da grande imprenditore non può a livello psicologico sopportare di perdere, facendosi mettere sotto scacco da un giovane. La componente psicologica è notevole in questa svolta».
Colui che in privato aveva definito il suo illegittimo erede, ora viene bollato come «il dittatorello». Fino a quando?

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