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SUMMIT 24 Aprile Apr 2015 1100 24 aprile 2015

Migranti, vertice Ue: soldi a Triton ma niente asilo

Triplicate le risorse per le operazioni in mare. Ma è scontro su chi deve ospitare i profughi. Se ne riparlerà tra due mesi. E niente intervento in Libia. Per ora.

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da Bruxelles

Il premier Matteo Renzi a colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron e il presidente francese François Hollande.

Un piccolo passo per i migranti, e uno ancora più piccolo per gli europei. Così si potrebbe riassumere il summit straordinario sull'emergenza immigrazione chiesto dall'Italia e da Malta dopo l'ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo. Che il 23 aprile si è concluso con una serie di impegni concreti, ma soprattutto, come tradizione europea, tanti auspici e intenti.
RENZI ASCOLTATO IN UE. L'appello lanciato dal premier italiano Matteo Renzi - «L'Europa deve mostrare il suo volto più solidale, se non lo facesse perderebbe un'occasione» - è stato ascoltato dai 28 i capi di Stato e di governo dell'Unione europea, che però al momento di decidere, anziché mettersi una mano sul cuore hanno preferito metterla solo al portafoglio.
Tutti hanno accettato la proposta del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di triplicare il budget messo a disposizione per l'operazione Triton, portandolo da 3 milioni a 9 al mese. In pratica quanto spendeva l'Italia per Mare Nostrum. Ma guai a chiamarla così. Il paragone non è affatto gradito a Bruxelles.
MARE NOSTRUM EUROPEA. I mezzi messi a disposizione potranno praticare il 'search and rescue', la ricerca e il salvataggio delle persone in pericolo, proprio come faceva Mare Nostrum, quindi si potranno oltrepassare anche le 30 miglia consentite nelle normali operazioni di difesa delle frontiere finora gestite da Frontex.
Quindi sarà una Mare Nostrum battente bandiera europea, ma nessuno può dirlo ufficialmente per non spaventare quei Paesi che hanno accusato per mesi l'Italia di aver attivato il pool factor, fattore di richiamo dell'immigrazione clandestina.
SOSTEGNO DI CAMERON. È questo il compromesso comunitario che ha portato gli Stati membri a mettere sul tavolo i propri tesori militari. Il premier britannico David Cameron, in vena di generosità elettorali, è stato uno dei primi a offrire la Hms Bulwark, l'ammiraglia della Royal Navy, tre elicotteri e tre mezzi più piccoli. Ma solo a una condizione: le persone soccorse devono essere portate nel Paese più vicino, ovvero l'Italia. Nessuno deve chiedere asilo al Regno Unito, che chiude le porte a quella richiesta di solidarietà umana fatta dal premier italiano.
Renzi ha ringraziato Cameron, perché anche se non ospiterà immigrati, «nessuno oggi può di imperio obbligare gli altri Stati membri a farlo», ha spiegato il premier. «Il Regno Unito partecipa con mezzi, navi, elicotteri e anche con il suo sostegno pieno al Consiglio di sicurezza Onu».

In aiuto dei migranti uomini e mezzi di mezza Europa

In primo piano il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker: alle sue spalle il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Solidarietà a parole e a termine insomma. La pattuglia del Mediterraneo sarà composta da mezzi inglesi, francesi, belgi, tedeschi, irlandesi, lettoni, svedesi e norvegesi, danesi e irlandesi. In mare anche le navi del Portogallo, Polonia e Finlandia. Restano a terra invece gli olandesi, gli slovacchi, gli sloveni, gli austriaci, i bulgari e i rumeni. Che per ora hanno preferito tergiversare.
Ma quando si è trattato di affrontare la situazione dal punto di vista umanitario non sono stati i soli a tirarsi indietro.
NODO SULL'ACCOGLIENZA. Uno dei punti più importanti sul tavolo del summit era, infatti, la questione della ripartizione degli immigrati nei vari Paesi. Italia, Malta e Grecia avevano chiesto di distribuire le persone in tutti gli Stati membri in base al Prodotto interno lordo e alla quantità di popolazione del Paese. Una richiesta caduta nel vuoto.
Il problema rimane e diventa più complesso: l’Accordo di Dublino stabilisce che i migranti salvati debbano essere identificati e accolti dal Paese di appartenenza delle navi che li ha salvati. Ora, se a salvarli sono le navi inglesi dove saranno portati?
RIPARTIZIONE, È SCONTRO. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel «è possibile una strada diversa da Dublino ma dipende anche dalla forza economica di un Paese», ha spiegato a fine summit, ribadendo «l'ineguale distribuzione» dei rifugiati nei Paesi Ue che vede Svezia e Germania prime in Europa per l'accoglienza.
Ma ad arenarsi sul tavolo del vertice europeo è stato anche il progetto pilota per il reinsediamento su base volontaria di almeno 5 mila richiedenti asilo, cifra già irrisoria scritta nella bozza delle conclusioni e improvvisamente sparita nel testo finale. Al suo posto un'altra dichiarazione di intenti: la ripartizione dei richiedenti asilo deve essere fatta «across the Eu», una precisazione fatta «per indicare che non devono essere solo pochi Stati generosi a dare una mano, ma tutti», spiega una fonte a Lettera43.it, riferendosi alla reticenza sinora mostrata dai Paesi dell'Est e del Nord Europa.

Rinviate tutte le decisioni più scomode

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

In realtà la decisione è stata presa dopo una discussione ben più complicata: nella tarda serata c'era chi aveva provato addirittura ad alzare la posto in gioco, chiedendo di ospitare almeno 10 mila persone. Ma quando si è trattato di aprire la propria casa, molti Stati membri hanno preferito aspettare. Per questo «nelle prossime settimane vedremo se si saprà passare dalle parole ai fatti», ha ribadito Renzi.
In programma c'è anche l'Agenda per l’immigrazione che la Commissione Ue deve presentare il 13 maggio. A giugno poi i leader europei rifaranno il punto della situazione. È previsto anche un vertice con l’Unione africana, a Malta. Bisognerà quindi aspettare un paio di mesi prima di capire che cosa i vari Paesi faranno in concreto.
LA LIBIA PUÒ ASPETTARE. Prima di giugno non sarà possibile probabilmente capire nemmeno se ci sarà un’operazione diretta in Libia contro i trafficanti e i loro barconi d’intesa con l’Onu.
«Non c'è una missione per ora», ha sottolineato Renzi, «per un motivo semplice: entrare sul terreno in una zona così dilaniata è un azzardo. Nessuno può ragionevolmente pensare di farlo. Se ci sarà una missione Onu saranno le Nazioni unite a stabilire come tutte le iniziative dovranno essere condotte».
L’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue Federica Mogherini ha ricevuto il mandato dai 28 di iniziare il lavoro per capire quali sono i margini di iniziativa per mettere davvero in atto un'operazione ed è attesa a New York e Washington da martedì 28 aprile proprio per questo.
L'ONU ARRIVA IN ITALIA. Un tema che sarà affrontato anche lunedì 27 aprile durante la visita in Italia del segretario delle Nazioni unite Ban ki Moon. Ma il percorso sarà molto più lungo di quello che ogni giorno continuano a percorrere i barconi dalla Libia all'Italia mettendo in pericolo la vita di migliaia di persone.
«Se l'Europa è solo relegata a iniziative economiche perde l'anima. Il primo risultato è affermare che la politica in Europa può mostrare la sua dignità», ha detto Renzi. Chissà se ci riuscirà.

Twitter: antodem

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