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POLITICHE SOCIALI 24 Aprile Apr 2015 1715 24 aprile 2015

Welfare, Italia al palo in Ue: «Manca il reddito minimo»

Rapporto da Bruxelles. Nessun progresso sugli investimenti dal 2013. Come Bulgaria e Grecia.

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La sede della Commissione europea.

L'Italia, anche a causa della mancanza del reddito minimo garantito, resta al palo nell'Ue per quanto riguarda gli investimenti mirati al miglioramento del sistema di welfare. È quanto emerge dal rapporto Social investment in Europe reddato sotto rischiesta dalla Commissione europea. Nel documento pubblicato il 24 aprile si evidenzia anche come «la riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dei servizi pubblici e delle amministrazioni locali causi una decrescita degli investimenti nel welfare».
NESSUN PASSO AVANTI RISPETTO AL 2013. L'Italia fa parte del blocco di Paesi Ue in cui la protezione sociale non ha fatto negli ultimi anni significativi passi avanti rispetto alle aspettative del Social investment package lanciato dalla Commissione europea nel 2013. Gli altri Paesi del gruppo sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania e Slovacchia. Nel rapporto preparato su richiesta di Bruxelles dall'European social policy network si legge che in Italia «l'assenza di un reddito minimo garantito evidenzia la mancanza di una strategia complessiva nei confronti dell'indigenza e dell'esclusione sociale». Criticata anche la «mancanza di integrazione tra le politiche miranti allo sviluppo dell'infanzia». L'aumento del 53% della spesa per le famiglie nel 2014 (rispetto al 2010) «non si è tramutata in un adeguato investimento nella protezione sociale», in quanto tale spesa si è concentrata in benefici per nuove nascite o adozioni e non in servizi di welfare.
TAGLIO DEL 32% AL FONDO NAZIONALE PER LE POLITICHE SOCIALI. Per quanto riguarda la sicurezza sociale ai lavoratori, gli esperti hanno denunciato «la scarsità e l'instabilità» dei finanziamenti servizi sociali gestiti dalle amministrazioni locali, una situazione che «ha incentivato la prestazione di assistenza illegale da parte di immigrati in situazioni precarie». Dito puntato anche contro i tagli alle risorse nazionali che supportano le pari opportunità sul lavoro. Infine si guarda con preoccupazione alla riduzione del 32% delle risorse destinate al Fondo nazionale per le politiche sociali nel 2014 (rispetto al 2010), un taglio che sale al 58% se si prende come riferimento il 2008.

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